Ndrangheta in Emilia Romagna, fine indagine per 224, ma manca un’aula per il processo

BOLOGNA – Il processo più grande di sempre alla criminalità organizzata in Emilia-Romagna è all'orizzonte, ma non c'è un'aula per l'udienza preliminare. Per ospitare la mole di imputati e avvocati che si attende, non è ancora stato trovato uno spazio idoneo, sufficientemente grande e abbastanza sicuro. A breve della questione verrà investito anche il ministro della Giustizia, con cui i vertici degli uffici giudiziari bolognesi hanno chiesto un incontro. Il tema si pone da mesi ma si fa pressante dopo che il procuratore Roberto Alfonso, intervenendo ad un'assemblea dell'Anm, ha anticipato che cinque mesi dopo le 117 ordinanze di custodia cautelare dell'operazione Aemilia, il tanto celebrato 'colpo' giudiziario alla ndrangheta al nord Italia, la Dda è pronta a notificare 224 avvisi di fine indagine.

Tra una settimana, nei piani di Alfonso, l'uomo che ha guidato l'inchiesta, ma che non ne vedrà lo sviluppo processuale: è stato appena nominato dal plenum del Csm procuratore generale di Milano. E' facile immaginare comunque che non si ridurrà di molto il numero di persone per cui nel giro di pochi mesi i suoi colleghi Pm chiederanno il rinvio a giudizio: tra queste, e i loro legali, si rischia di avere davanti al Gup di Bologna in autunno (per il dibattimento sarà competente il tribunale di Reggio Emilia) quasi 400 persone. Molti sono tutt'ora i detenuti, qualcuno addirittura al 41bis: anche per questo occorre un luogo che possa garantire imponenti e non ordinarie misure di sicurezza. Procura e tribunale parlano da mesi, anche con il Comune, ma ancora una soluzione non è stata trovata.

Sono stati visti teatri, si è presa in considerazione la vecchia aula-bunker del carcere della Dozza, ma nessuna di queste ipotesi è percorribile. Una possibilità che si sta vagliando è rappresentata da un padiglione della fiera, dove in passato si sono tenuti altri appuntamenti con grandi afflussi di gente, ma con altre caratteristiche, come ad esempio i test di ammissione a Medicina. Non è chiaro chi si debba accollare la spesa. "Abbiamo chiesto io e il procuratore – ha spiegato il presidente del tribunale, Francesco Scutellari – un incontro con il ministro. Il rischio reale è che decadano le misure cautelari detentive e questo sarebbe un'immagine negativa per la giustizia italiana. Questo il più importante processo di mafia che viene celebrato nell'Italia settentrionale". "Siamo certi che il ministero – ha aggiunto Alfonso – farà tutto il possibile per metterci in condizione di celebrare l'udienza preliminare, anche per l'importanza che il processo ha per l'immagine dello Stato".

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