Ndrangheta in Svizzera tra omertà e coperture. Bloccata intervista alla Rsi

Mario Por­ta­no­va Il fattoquotidiano.it MILANO – Ndran­ghe­ta, omer­tà, coper­tu­re, pau­ra. Cri­mi­na­li per­fet­ta­men­te inse­ri­ti nel­le comu­ni­tà loca­li. Dif­fi­col­tà nel­le inda­gi­ni. Non in Cala­bria, ma nel­la Sviz­ze­ra tede­sca. Lo rac­con­ta l’inchiesta “Quei bra­vi ragaz­zi di Frauen­feld“, in onda que­sta sera sul­la tv sviz­ze­ra ita­lia­na (Rsi La 1, ore 21.10) nel­la tra­smis­sio­ne Falò e dispo­ni­bi­le da doma­ni sul sito web del­la sto­ri­ca tra­smis­sio­ne di appro­fon­di­men­to, che negli ulti­mi anni è tor­na­ta più vol­te a docu­men­ta­re la pre­sen­za del­le cosche in Can­ton Tici­no e non solo. A Frauen­feld, nel Can­ton Tur­go­via, la poli­zia fede­ra­le è riu­sci­ta per­si­no a video­re­gi­stra­re una riu­nio­ne di ndran­ge­ta con tan­to di for­mu­le ritua­li (video). Il repor­ta­ge di Maria Rosel­li e Mar­co Taglia­bue por­ta le tele­ca­me­re nel­la cit­ta­di­na dove la cri­mi­na­li­tà cala­bre­se si è inse­dia­ta da oltre 40 anni. Due dei pre­sun­ti capi­co­sca di Frauen­feld sono sta­ti arre­sta­ti in Cala­bria duran­te un’operazione del­la Dire­zio­ne distret­tua­le anti­ma­fia di Reg­gio. Gli altri 16 inda­ga­ti sono anco­ra a pie­de libe­ro in Sviz­ze­ra.

Ma, appun­to, 1500 chi­lo­me­tri a nord dell’Aspromonte il lavo­ro dei gior­na­li­sti non è sta­to faci­le. Nes­su­no degli espo­nen­ti del­le asso­cia­zio­ni loca­li se l’è sen­ti­ta di incon­tra­re la trou­pe del­la Rsi. Il sin­da­co è fug­gi­to dal­la por­ta sul retro del muni­c­pio. E c’è chi, addi­rit­tu­ra, pri­ma di con­ce­der­si ha chie­sto “il per­mes­so del­la cosca”. L’Italia ha alme­no una legi­sla­zio­ne anti­ma­fia all’avanguardia. In Sviz­ze­ra inve­ce, magi­stra­ti e poli­zia han­no in mano armi spun­ta­te. Un tema che riguar­da mol­ti pae­si euro­pei dove le mafie ita­lia­ne sono ben radi­ca­te e pos­so­no trar­ne van­tag­gio. “In Sviz­ze­ra non è pos­si­bi­le inten­ta­re un pro­ces­so per la sem­pli­ce appar­te­nen­za a un’organizzazione cri­mi­na­le”, spie­ga Michael Lau­ber, Pro­cu­ra­to­re gene­ra­le del­la Con­fe­de­ra­zio­ne, chia­ma­to in cau­sa sul­la “len­tez­za” del­le inda­gi­ni elve­ti­che rispet­to a quel­le svol­te in Ita­lia sugli stes­si per­so­nag­gi. “Non è pos­si­bi­le, non si può fare. E que­sto è un fat­to”.

Anche per i gior­na­li­sti, per cer­ti aspet­ti, occu­par­si di mafia è più com­pli­ca­to che in Ita­lia. Pri­ma di anda­re in onda, Falò ha rice­vu­to una “super­cau­te­la­re” da par­te del Pre­to­re di Luga­no su richie­sta del­la moglie di uno degli inda­ga­ti di Frauen­feld, che ha chie­sto la can­cel­la­zio­ne del­la pro­pria inter­vi­sta dal­la pun­ta­ta. Rsi è per­ciò sta­ta costret­ta a tagliar­la in atte­sa del­la deci­sio­ne del giu­di­ce. Par­te­ci­pe­ran­no allo spe­cia­le di Falò sul­la ndran­ghe­ta lo stes­so Lau­ber e il magi­stra­to anti­ma­fia di Reg­gio Cala­bria Anto­nio De Ber­nar­do, tito­la­re dell’inchiesta ita­lia­na.

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