Nella direzione nazionale del Pd due ventenni calabresi, Schirripa e Costantino

CATANZARO – Non si può dire che a Mat­teo Ren­zi man­chi la fan­ta­sia. Dopo aver per­so il refe­ren­dum del 4 dicem­bre l’ex pre­mier fece una par­zia­le auto­cri­ti­ca. Dis­se, per esem­pio, che non ave­va sfrut­ta­to le poten­zia­li­tà del web come inve­ce ave­va­no fat­to i gril­li­ni, e poi – dis­se sem­pre l’ex sin­da­co di Firen­ze – non ave­va capi­to la for­za media­ti­ca sui social dei cosid­det­ti mil­len­nials, i gio­va­nis­si­mi che, nel voto refe­ren­da­rio, fece­ro il pie­no dei NO. Per Ren­zi, ades­so, det­to fat­to. Lar­go ai gio­va­ni.

Dome­ni­ca scor­sa, duran­te l’assemblea nazio­na­le del par­ti­to, il “neo” segre­ta­rio ha tol­to dal­la dire­zio­ne nazio­na­le gen­te come Cuper­lo, Rea­lac­ci, Fio­ro­ni e altri, sce­glien­do per­so­nal­men­te, così dico­no le cro­na­che bene infor­ma­te, i mem­bri del nuo­vo par­la­men­ti­no demo­crat. Al posto dei rot­ta­ma­ti ha intro­dot­to, motu pro­prio, 20 gio­va­ni. Tra cui due cala­bre­si come ha osser­va­to Andrea Caru­ga­ti de “La Stam­pa”: «Dario Costan­ti­no, 24 anni di Pal­mi, Cala­bria, alla sua età è già sta­to pro­ta­go­ni­sta di una gros­sa que­rel­le, quan­do nel 2016 si riti­rò dal­le pri­ma­rie per eleg­ge­re il lea­der dei gio­va­ni dem denun­cian­do “scor­ret­tez­ze e irre­go­la­ri­tà”. Lau­rea in Scien­ze poli­ti­che, con un ami­co ha mes­so su una start up di ven­di­ta pian­te onli­ne. Pro­fi­lo gau­chi­sta, è sta­to nel movi­men­to dell’Onda con­tro la Gel­mi­ni e ora è vici­no a Miche­le Emi­lia­no. Che ci fa nel Pd? «Non ho con­di­vi­so le scel­te di Ren­zi su lavo­ro ed eco­no­mia, ma coi movi­men­ti le cose non le cam­bi dav­ve­ro. Ser­ve un gran­de par­ti­to, e io cre­do che gli erro­ri fat­ti dal Pd si pos­sa­no cor­reg­ge­re».

L’altro gio­va­ne cala­bre­se è Mar­co Schir­ri­pa di Locri, figlio del pri­ma­rio di der­ma­to­lo­gia, segna­la­to a Ren­zi – così dico­no i bene infor­ma­ti – da Mim­mo Bat­ta­glia e Mar­co Min­ni­ti. Fra l’altro Schir­ri­pa si è fat­to subi­to nota­re inter­ve­nen­do dal­la tri­bu­na dell’Hotel Mar­riott di Roma. Ren­zi non è nuo­vo a que­sti col­pi di tea­tro. Ricor­dia­mo che nomi­nò mini­stro per gli affa­ri regio­na­li la far­ma­ci­sta di Mona­ste­ra­ce, Maria Car­me­la Lan­zet­ta (sin­da­co ves­sa­ta dal­la mafia), che, in una fase appe­na pre­ce­den­te, attra­ver­so Pip­po Civa­ti, era entra­ta nei pia­ni alti del Naz­za­re­no. Poi ci fu il caso Pla­tì lad­do­ve il segre­ta­rio regio­na­le Erne­sto Magor­no ten­ne una sedu­ta del­la dire­zio­ne regio­na­le che dove­va esse­re pro­pe­deu­ti­ca per lan­cia­re la can­di­da­tu­ra a sin­da­co di Pla­tì del­la gio­va­ne Anna Rita Leo­nar­di che, a sua vol­ta, si era fat­ta nota­re per esse­re inter­ve­nu­ta duran­te un’assemblea nazio­na­le. Poi riti­rò la sua can­di­da­tu­ra a segui­to – dis­se l’interessata – «di minac­ce rice­vu­te».

Que­ste moda­li­tà di coin­vol­gi­men­to del ter­ri­to­rio appa­io­no, nel segno posi­ti­vo, come un segna­le di coin­vol­gi­men­to e rico­no­sci­men­to di par­ti­co­la­ri situa­zio­ni ter­ri­to­ria­li, men­tre, nel segno nega­ti­vo, come una sor­ta di vel­lei­ta­ri­smo per aumen­ta­re il con­sen­so. Andan­do anco­ra più in die­tro – quan­do non c’era Ren­zi – in due par­ti­co­la­ri momen­ti dram­ma­ti­ci del­la vita ita­lia­na furo­no elet­te par­la­men­ta­ri Maria Gra­zia Laga­nà e Rosa Cali­pa­ri. Ma poi il Pd non ha ulte­rior­men­te valo­riz­za­to tut­te quel­le espe­rien­ze.

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