Nicotera, la versione del Movimento: «Tacciati di mafiosità per aver esercitato il diritto di critica, ma non siamo imbavagliatori di giornalisti»

 

Sergio Pelaia Corrieredellacalabria.it NICOTERA – Vale la pena chiarirlo subito: la ndrangheta, almeno stavolta, non c’entra niente. Come non c’entrano niente gli episodi poco edificanti degli sposi in elicottero atterrati nel centro del paese o del gruppo Fb contro le forze dell’ordine fondato dal rampollo dei Mancuso. Nicotera, si sa, non è certo un’isola felice ma almeno questo, dopo il clamore suscitato dalla raccolta firme promossa dal Movimento 14 luglio per chiedere la replica ad alcuni articoli scritti dalla corrispondente locale del Quotidiano del Sud, lo si dovrebbe poter dire senza incappare nell’accusa di mafiosità.

Perché è semplicemente un fatto, come è un fatto che il Movimento 14 luglio non sia nato con l’obiettivo di “tappare la bocca” ad Enza dell’Acqua, apprezzata cronista del Quotidiano che, in un primo momento, era parte dello stesso comitato civico noto alle cronache, già dalla scorsa estate, per aver messo in atto alcune incisive manifestazioni di protesta per rivendicare diritti essenziali come quello ad avere acqua potabile e mare pulito.

La vicenda della raccolta firme, stigmatizzata duramente dall’Ordine dei giornalisti e dall’Fnsi, è tra gli argomenti al centro dell’assemblea popolare tenutasi martedì pomeriggio nel centro del Vibonese. Tra gli attivisti del Movimento – all’assemblea partecipano più di una cinquantina di persone tra padri e madri di famiglia, giovani, anziani, e anche il parroco – c’è evidentemente voglia di far sentire le proprie ragioni, e anche rabbia per «una campagna diffamatoria che ha portato alcuni mezzi di informazione – spiegano – a tacciarci di mafiosità».

L’indignazione insomma c’è, ma non si respira affatto tra le persone un clima da “caccia al giornalista”. Nessuno tra chi interviene in assemblea manifesta la volontà di zittire i cronisti, non si sentono attacchi personali e raramente si fa riferimento ai giornalisti locali. Allo stesso tempo, però, nessuno vuole passare per «paramafioso» o «imbavagliatore di giornalisti» solo per aver «esercitato il diritto di critica, che non può essere a senso unico». «Non è vero – aggiungono – che abbiamo fatto una petizione per tappare la bocca alla cronista, la nostra era chiaramente una richiesta di replica ai suoi articoli, che abbiamo chiesto di far firmare come sostegno alla nostra versione dei fatti e per dimostrare che non siamo “quattro gatti” come è stato scritto».

Nella richiesta di replica, concludono, «ci sono riferimenti circostanziati ad alcune inesattezze che sono state scritte sulle analisi dell’acqua, e non c’è niente di offensivo verso la persona né di lesivo della libertà di stampa».

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