Nuovi ospedali, Tecnis in bilico. Problemi per i nosocomi di Palmi e Sibari

Alfonso Naso Gazzetta del Sud REGGIO CALABRIA – Una società sepolta dai debiti ma che spera di poter gestire i due nuovi ospedali calabresi per avere flussi di cassa da capogiro. Stiamo parlando di Tecnis, la società siciliana aggiudicataria della costruzione dei nuovi nosocomi della Piana di Gioia Tauro e della Sibaritide. Dopo i problemi giudiziari, la fase di commissariamento e il ritorno alla gestione ordinaria adesso il problema si chiama debito. Stamattina davanti al Tribunale fallimentare di Catania sarà discussa l’istanza di ristrutturazione dei debiti promossa dai vertici della stessa. Dopo la verifica della luna relazione sulla situazione patrimoniale dell’azienda e l’omologazione da parte del giudice si potrà sapere se Tecnis effettivamente realizzerà i nosocomi. I numeri dell’esposizione debitoria sono da capogiro. Nel documento depositato in Tribunale si legge che i debiti ammontano a 366 milioni di euro così suddivisi: 13,7 milioni verso banche; 74 milioni verso fornitori; 15,4 milioni verso erario; 1,3 milioni verso istituti di previdenza e sicurezza sociale; 17,5 milioni per fondi rischi; 0,2 milioni per tfr; 236,4 milioni verso società controllanti, controllate, collegate correlate; 8,4 milioni verso altri creditori.

Tecnis punta tutto sui due ospedali calabresi: «Tali progetti consentiranno a Tecnis di avere, a partire dal 2020, dei consistenti flussi di cassa durante un orizzonte temporale di lungo termine. In particolare Tecnis gestirà le strutture ospedaliere per un periodo di 27 anni (Gioia Tauro) e 21 anni (Sibaritide) percependo un corrispettivo di disponibilità delle opere e delle attrezzature oltre agli introiti relativi ai servizi no-core. Il volume d’affari complessivo durante il periodo è pari a 724 milioni di euro (290 milioni ospedale della Sibaritide e 433,7 milioni ospedale di Gioia Tauro) con un fatturato medio annuo di 30 milioni ( 13,8 milioni ospedale della Sibaritide e 16,1 milioni ospedale di Gioia Tauro). La redditività della gestione sarà assai elevata». Ma appunto il nodo è proprio il tempo. Bisognerà attendere il 2020 perché l’azienda possa iniziare ad avere ricavi. E fino ad allora? Tutto in mano al Tribunale.

«Va preliminarmente chiarito che il principale valore di Tecnis è costituito dalla sua capacità produttiva, e ciò da un duplice punto di vista. Il primo è che i lavori di Tecnis presentano una notevole redditività. Il secondo è che i valori dell’attivo risentono dell’andamento dell’azienda, nel senso che solo la sua prosecuzione consente l’adeguata valorizzazione delle varie voci (ad esempio riserve, caro materiali, premi vari, riscossione di stati di avanzamento lavori) che verrebbero in tutto o in parte meno in caso di liquidazione del patrimonio sociale. Per tale motivo il piano prevedere un importante investimento e rilancio dei lavori, e ciò sia al fine di massimizzare il relativo utile, sia per tutelare gli interessi dei vari stakeholders quali dipendenti, fornitori, committenti e banche».

Nei giorni scorsi all’unità di crisi del ministero dello Sviluppo Economico si è svolto un nuovo vertice sulla Tecnis. Le organizzazioni sindacali hanno espresso forte preoccupazione sia per il pagamento degli stipendi che per la situazione aziendale. Hanno chiesto al Mise di portare avanti tutte le necessarie verifiche anche presso il ministero dei Trasporti. Hanno chiesto all’Azienda di tenerle prontamente informate sugli sviluppi della situazione. Le organizzazioni sindacali richiamano infine gli impegni assunti per il pagamento delle mensilità arretrate. E la partita continua…

Già dieci anni di ritardi

La costruzione dei quattro nuovi ospedali calabresi doveva essere già conclusa secondo gli originari piani. Eppure sono trascorsi tanti anni e le lungaggini burocratiche si stanno facendo sentire parecchio. Soprattutto per i nosocomi della Sibaritide e della Piana di Gioia Tauro. Bisogna andare indietro di circa 10 anni per ripercorrere un tortuoso iter che ancora non ha visto la posa della prima pietra. Basti pensare che le concessioni delle aree sono arrivate nel 2014 e nel 2015 e che i contratti sono stati da poco firmati. Adesso quando occorrerà attendere per vedere aperti i cantieri?

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