Olio d’oliva extravergine o contraffatto: il confronto tra costi al pubblico e profitti per il produttore (onesto o truffatore)

Fran­ce­sco De Palo Ilfattoquotodiano.it UN LITRO D'OLIO extra­ver­gi­ne? Deve costa­re al pub­bli­co alme­no 9 o 10 euro, se cer­ti­fi­ca­to ter­ri­to­rial­men­te e con la trac­cia­bi­li­tà. Nono­stan­te ciò i mar­gi­ni di gua­da­gno sono mini­mi e spes­so ci si copre solo le spe­se. Men­tre inve­ce chi “lavo­ra” con costi e pro­fit­ti del­la con­traf­fa­zio­ne, immet­ten­do nel pro­prio pro­dot­to solo un deci­mo di extra­ver­gi­ne, rie­sce a incas­sa­re alme­no sei/sette vol­te di più, allun­gan­do il tut­to anche con colo­ran­ti e miscu­gli di vario gene­re.

Viag­gio de ilfattoquotidiano.it nel mon­do dei pro­dut­to­ri di olio, dove le rego­le non val­go­no sem­pre per tut­ti e dove il malaf­fa­re di pochi rischia di met­te­re a repen­ta­glio il buon nome e la qua­li­tà com­ples­si­va del made in Ita­ly. Dati alla mano, quan­to costa pro­dur­re olio ita­lia­no e con oli­ve solo ita­lia­ne (e non maroc­chi­ne o spa­gno­le)? Lo dice Vito Rosa­to, Pre­si­den­te del Fran­to­io Socia­le Coo­pe­ra­ti­vo di Loco­ro­ton­do, in pro­vin­cia di Bari. L’olio del­la Val­le d’Itria, rigo­ro­sa­men­te con oli­ve rac­col­te nel­le cam­pa­gne di Albe­ro­bel­lo, Mar­ti­na Fran­ca e appun­to Loco­ro­ton­do “è di tipo col­li­na­re, con un’altezza di 400 metri dal mare e soprat­tut­to non è taglia­to con altre oli­ve”.

Pun­to di par­ten­za la rac­col­ta e la moli­tu­ra, che da sole costa­no già al pro­dut­to­re 12/13 euro a quin­ta­le, con una resa media del 14% a cui va aggiun­to il costo medio del­le oli­ve che nel 2015 è sta­to di 40/45 euro a quin­ta­le: si arri­va a 55 euro, ma con una resa di 4. “A ciò devo som­ma­re i costi del fran­to­io, come l’attività di imbot­ti­glia­men­to che nel set­to­re ali­men­ta­re si atte­sta alme­no al 20%. Per cui si arri­va a non meno di die­ci euro al chi­lo per un pro­dot­to extra­ver­gi­ne, cer­ti­fi­ca­to sul­la trac­cia­bi­li­tà ter­ri­to­ria­le”. Rosa­to per scel­ta azien­da­le non ha pun­ta­to sul bio­lo­gi­co “pro­prio per­ché non sia­mo pro­dut­to­ri di gran­dis­si­mi nume­ri, ma garan­tia­mo la qua­li­tà”. E rac­con­ta che fu con­tat­ta­to da un inter­me­dia­rio del nord a cui ave­va fat­to assag­gia­re il suo pro­dot­to: “Ne fu mol­to entu­sia­sta e mi dis­se che se aves­si avu­to la cer­ti­fi­ca­zio­ne del bio­lo­gi­co ne avreb­be acqui­sta­to buo­ne quan­ti­tà per riven­der­le alme­no a 20 euro. Repli­cai che se il mio extra­ver­gi­ne, trac­cia­bi­le e cer­ti­fi­ca­to, già così gli pia­ce­va, a cosa gli ser­vi­va anche il bol­li­no rela­ti­vo al bio­lo­gi­co? Cre­do sia un altro con­tro­sen­so come tan­tis­si­mi ve ne sono in que­sto ambi­to”. E’la ragio­ne per cui Rosa­to ha scel­to di pun­ta­re sul­la cer­ti­fi­ca­zio­ne geo­gra­fi­ca, l’unico siste­ma per evi­ta­re di “spor­ca­re” le oli­ve ita­lia­ne con mate­ria pri­ma pro­ve­nien­te da altri pae­si Ue o addi­rit­tu­ra da extra Ue, “come in Spa­gna dove usa­no mano­do­pe­ra maroc­chi­na”. “In que­sto modo il mio olio, che può pia­ce­re o meno, ha la garan­zia che è rac­col­to, pro­dot­to e con­fe­zio­na­to in que­sti tre Comu­ni del­la Val­le d’Itria: è un olio col­li­na­re con una sua spe­ci­fi­ci­tà, e su que­sto noi pun­tia­mo”.

Un pas­sag­gio che è uti­le secon­do Rosa­to per lan­cia­re un altro mes­sag­gio al con­su­ma­to­re. E’vero che “quan­do vado in un super­mer­ca­to tro­vo tut­to in un uni­co pun­to, ma se voglio la qua­li­tà devo spo­star­mi e cer­car­la”. Rosa­to dice che non può por­ta­re il suo olio tra gli scaf­fa­li del­la gran­de distri­bu­zio­ne, “per­ché lì ci sono bot­ti­glie da 4 euro al chi­lo e mi diran­no che sono fuo­ri mer­ca­to”. Fat­tu­re alla mano, dice che una sem­pli­ce bot­ti­glia, con eti­chet­ta e tap­po anti­fro­de gli costa oltre un euro. “Quin­di in quel­la bot­ti­glia che ven­do a 9/10 euro già ho un deci­mo di spe­se che riguar­da­no il mate­ria­le di con­fe­zio­na­men­to a cui va som­ma­to il pro­dot­to in sé”. 

Chi inve­ce sce­glie la stra­da del­la truf­fa usa solo un deci­mo di olio extra­ver­gi­ne, rac­con­ta un altro pro­dut­to­re puglie­se che pre­fe­ri­sce resta­re ano­ni­mo. “Basta vede­re il prez­zo di alcu­ne bot­ti­glie nei cen­tri di gran­de distri­bu­zio­ne, ven­du­te anche a impor­ti bas­sis­si­mi come 3,50 euro al litro. Che signi­fi­ca? Che a quel deci­mo di extra­ver­gi­ne, che inci­de per un euro sul prez­zo fina­le, van­no som­ma­ti i nove deci­mi di altro gene­re: tra cui olio di semi, san­sa e anche colo­ran­te. Sì colo­ran­te, per cui quan­do lo si ver­sa per con­di­re un’insalata o una pie­tan­za cru­da sem­bra qua­si che non abbia con­si­sten­za”. E aggiun­ge che per testa­re a casa pro­pria che olio si con­su­ma, è suf­fi­cien­te fare la pro­va del free­zer. “Se si met­te dell’olio extra­ver­gi­ne nel con­ge­la­to­re, dopo un paio di gior­ni lo si note­rà com­pat­to e qua­si a for­ma di chic­chi di riso. Men­tre inve­ce se diven­ta gela­ti­no­so come uno stra­to di gras­so, allo­ra è cer­to che sarà di bas­sa qua­li­tà”. Per que­sto, aggiun­ge, è pos­si­bi­le tro­va­re in alcu­ni super­mer­ca­ti una tani­ca da cin­que litri a meno di 20 euro. Tenen­do con­to che l’olio made in Ita­ly si ven­de ad un prez­zo supe­rio­re di alme­no due euro al litro, ecco che la base da cui par­to­no quel­le azien­de che spac­cia­no per extra­ver­gi­ne un olio di “cate­go­ria 2″ si ritro­va nel cosid­det­to olio lam­pan­te: è quel­lo che poi pren­de la via dell’industria dell’olio per esse­re raf­fi­na­to, a cui si aggiun­ge una per­cen­tua­le impre­ci­sa­ta di extra­ver­gi­ne.

E’proprio que­sto che, alla fine, arri­va negli scaf­fa­li dei super­mer­ca­ti come olio d’oliva. Per cui chi non usa il 100% di oli­ve ita­lia­ne rischia di gua­da­gna­re anche sette/otto vol­te quel­lo che met­te in tasca l’azienda del signor Rosa­to di Loco­ro­ton­do per­ché non solo abbat­te i costi di mano­do­pe­ra ita­lia­na (spes­so ultra spe­cia­liz­za­ta come acca­de in Vene­to e Ligu­ria), ma lavo­ra anche con una mate­ria pri­ma a bas­so costo. In più, come rife­ri­to dal Sosti­tu­to Pro­cu­ra­to­re del­le Repub­bli­ca di Bari, Mar­cel­lo Quer­cia, in Com­mis­sio­ne anti­con­traf­fa­zio­ne (il 10 set­tem­bre scor­so) la ven­di­ta come olio extra ver­gi­ne di oli­va di un olio frut­to di misce­la­zio­ne con­fi­gu­ra un com­por­ta­men­to di tipo ingan­ne­vo­le da par­te del pro­dut­to­re ai dan­ni del con­su­ma­to­re il qua­le, nel­la con­vin­zio­ne di acqui­sta­re un extra ver­gi­ne “puro”, acqui­sta vice­ver­sa un pro­dot­to non rien­tran­te in tale cate­go­ria com­mer­cia­le, in quan­to ori­gi­na­to dal­la com­bi­na­zio­ne di oli di cate­go­rie e di qua­li­tà diver­se, arti­fi­cio­sa­men­te misce­la­ti in modo da otte­ne­re un pro­dot­to rien­tran­te solo nei meri para­me­tri chi­mi­ci dell’extra ver­gi­ne.

Trat­ta­si, in pra­ti­ca, di “un olio che dell’extra ver­gi­ne pos­sie­de il solo para­me­tro chi­mi­co, peral­tro non ori­gi­na­rio, cioè non otte­nu­to diret­ta­men­te, ben­sì da un pro­ces­so di misce­la­zio­ne, quin­di, sostan­zial­men­te crea­to in labo­ra­to­rio”. Al gua­da­gno mag­gio­re per chi pro­du­ce, quin­di, si som­ma la con­dot­ta frau­do­len­ta.