Omicidio Sacko, c’è un indagato. Sarebbe un quarantenne di San Calogero nipote di un socio dell’ex fornace sotto sequestro

VIBO VALENTIA – C’è un indagato per l’omicidio di Soumayla Sacko, il 29enne del Mali ucciso a colpi di fucile sabato sera a San Calogero. Nel corso del pomeriggio, i carabinieri della Compagnia di Tropea e della Stazione di San Calogero, infatti, hanno notificato, ad un uomo del posto un “avviso della persona indagata” e contestuale “notifica di accertamenti tecnici non ripetibili” in relazione all’omicidio, emesso dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia che coordina le indagini. E’ lo stub, l’esame per accertare la presenza di residui da sparo sulle mani e sui vestiti, “l’accertamento tecnico non ripetibile” cui sarà sottoposto l’uomo indagato dalla Procura di Vibo Valentia per l’omicidio di Soumayla Sacko.

Un accertamento che determinerà il proseguo delle indagini. Se dovesse risultare positivo, infatti, pare scontato che nei confronti dell’uomo scatti l’arresto. Sulla sua identità, c’è il massimo riserbo della Procura e dei carabinieri, ma secondo quanto si è appreso si tratta di un italiano di circa 40 anni che abita a San Calogero. Oggi intanto, c’è stato il conferimento dell’incarico per l’autopsia sul corpo di Soumayla affidato al medico legale Katiuscia Bisogni.

Allo stato non risulta un movente xenofobo o legato alla ndrangheta. E’ quanto si è appreso da fonti vicine alle indagini sull’omicidio di Soumayla Sacko dopo la notifica di un avviso di garanzia a un italiano di circa 40 anni indagato con l’ipotesi di omicidio. L’invio dell’avviso di garanzia si è reso necessario per permettere all’indagato di nominare un proprio perito in occasione dell’autopsia sul corpo della vittima. E’ quanto si è appreso in ambienti vicino alle indagini.

E’ il nipote di uno dei soci della società proprietaria della ex fornace in cui è avvenuto il delitto, l’uomo indagato per l’omicidio di Soumayla Sacko. Si tratta di un italiano di 43 anni. All’indagato, assistito dall’avv. Franco Muzzopappa, gli investigatori sono risaliti già nell’immediatezza del fatto. Infatti, poche ore dopo il delitto e dopo avere sentito la testimonianza dei due feriti, all’uomo sono stati sequestrati l’auto Fiat Panda bianca descritta dai due cittadini del Mali ed i vestiti e sarebbe anche già stato sottoposto alla prova dello stub i cui risultati saranno noti agli inquirenti nei prossimi giorni. Secondo il racconto dei migranti feriti, a sparare era stato un uomo arrivato con una Fiat Panda che aveva fatto fuoco dalla strada che sovrasta la fornace ad una distanza di una settantina di metri. A uno dei feriti, nelle ore successive al delitto, era stata mostrata una persona con indosso dei vestiti che il teste ha detto essere identici a quelli indossati dallo sparatore.

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