Operazione Ape Green Drug. Cosche di Jonio e Tirreno federate per un lucroso narcotraffico

Lavanderia Ape Green Siderno

Walter Alberio Ildispaccio.it REGGIO CALABRIA - "Sfatata la leggenda secondo cui i Commisso non si sono mai 'sporcati' con la droga". E' una stoccata alla "borghesia" della Locride quella pronunciata questa mattina in conferenza da Nicola Gratteri. Secondo il procuratore aggiunto, il pieno coinvolgimento dei Commisso nel traffico di stupefacenti rappresenta uno dei temi centrali dell'operazione "Apegreen drug" che ha portato all'arresto di 14 persone, di cui 8 in custodia cautelare e 6 ai domiciliari: prevalentemente sono soggetti appartenenti all'omonima cosca di Siderno, al clan Pesce di Rosarno e alla famiglia di ndrangheta dei De Masi di Gioiosa Jonica e sono ritenuti responsabili di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di droga. "Apegreen drug" rappresenta la prosecuzione delle precedenti operazioni ("Crimine", tra queste) eseguite dalla polizia sotto la direzione della Dda reggina. I dettagli dell'indagine sono stati forniti questa mattina presso i locali della procura, alla presenza del procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, dal procuratore capo Federico Cafiero De Raho, dal procuratore aggiunto Gratteri, dal Questore Raffaele Grassi e dai dirigenti degli organismi investigativi, Andrea Grassi del Servizio centrale operativo e Francesco Rattà della squadra mobile. Sodalizio tra cosche e il Congo, Paese di stoccaggio per la cocaina. Gli altri due aspetti evidenziati dal magistrato, in relazione all'inchiesta coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, si riferiscono al sodalizio criminale tra cosche di ndrangheta diverse, in particolare quello tra i Commisso e i Pesce, e alla loro operatività nel traffico internazionale di cocaina.

"E' importante il rapporto con i Pesce", ha spiegato Gratteri. "Quando la cocaina arriva nei porti, viene pagata la mazzetta alla cosca che controlla quello scalo. In questo caso, sul porto di Gioia Tauro ci sono le mani di più famiglie di ndrangheta. La famiglia Pesce ne ha una fetta e - ha detto il procuratore aggiunto - rappresenta un'interfaccia sul porto di Gioia Tauro per l'importazione di consistenti quantità di cocaina". Le attuali evidenze investigative, scaturite dalle intercettazioni all'interno della lavanderia "Apegreen" di Siderno, base operativa del sodalizio criminale, hanno consentito di individuare il ruolo dei Commisso nel narco-traffico internazionale. Un'attività rivolta verso i Paesi dell'America latina, come il Venezuela, il Nord Europa e continenti finora "inediti" come quello africano: "Attualmente l'Africa e' uno dei continenti più complicati per le indagini. Quando si parla dell'Africa si lasciano sempre discorsi a metà o sfumati: c'è una corruttela spaventosa. L'Africa Centrale, in particolare, viene utilizzata come stoccaggio. In questo caso abbiamo visto utilizzare il Congo come Paese di stoccaggio per la cocaina".

Gli arrestati: "U mastro" e il "poliziotto infedele". Tra i destinatari delle misure restrittive spicca il nome di Giuseppe Commisso, detto "U mastro", già detenuto in regime di carcere duro, condannato a 14 e 20 anni a seguito dell'operazione "Crimine" del 2010 e de "La morsa sugli appalti pubblici" del 2014. Il boss controllava e gestiva il traffico di stupefacenti, avvalendosi dei suoi principali luogotenenti, Cosimo Pezzano e Claudio Spataro, per il trasporto e la consegna agli acquirenti delle partite di droga e per curare i rapporti con altre organizzazioni criminali, sempre nell'ambito della vendita della sostanza stupefacente: uno di questi era il camorrista Francesco Fattoruso, trovato morto carbonizzato alcuni anni fa nella sua auto, nel Salernitano. Pezzano e Spataro, tra gli 8 sottoposti alla custodia cautelare, indirizzavano l'attività di altri sodali, tra cui quella del sovrintendente della polizia di Stato, Gian Luca Castagna, in servizio presso la frontiera marittima del porto di Gioia Tauro. Il poliziotto, finito ai domiciliari con l'accusa di partecipazione all'organizzazione criminale finalizzata al traffico di droga, secondo quanto emerso dalle indagini della Dda reggina, forniva informazioni utili a eludere i controlli nello scalo portuale, ovvero informazioni riservate sui container che sarebbero giunti al porto e sull'uscita degli stessi dall'area portuale di Gioia Tauro. Tra gli arrestati c'è anche Domenico Arena, considerato esponente di spicco della cosca Pesce di Rosarno, il quale svolgeva il ruolo di broker della droga. Il sodalizio criminale poteva contare anche sull'apporto di Rocco De Masi e Giuseppe De Masi, finiti ai domiciliari con l'accusa di aver venduto ed acquistato ingenti quantitativi di sostanza stupefacente. I due sono rispettivamente fratello e nipote di Giorgio De Masi, detto "u Mungianisi", arrestato nell'ambito dell'operazione "Crimine", dopo un periodo di latitanza a Torino, in quanto ritenuto capo locale di Gioiosa Jonica. Tra gli organizzatori del traffico risultano inoltre Michele Correale, detto "U Zorru" e Giovanni Galluzzo, entrambi sottoposti al regime di custodia cautelare.

Gianluca Castagna
Gianluca Castagna
"Sovrintendente della Polizia di Stato in servizio presso la Squadra nautica della Questura di Reggio Calabria, già in servizio alla Polizia di Frontiera del porto di Gioia Tauro, quale partecipe, coadiuvando Spataro Claudio e Pezzano Cosimo nelle attività materiali connesse al traffico sostanza stupefacente, recapitando messaggi per loro conto, accompagnandoli presso gli stabili acquirenti di droga ovvero mantenendo diretti contatti con gli stessi, fornendo informazioni sulle modalità di elusione dei controlli presso l'area portuale di Gioia Tauro, nel caso di importazioni di sostanza stupefacente via mare". Questa la definizione che le carte d'indagine danno del poliziotto Gian Luca Castagna, tratto in arresto nell'ambito dell'operazione "Apegreen drug", perché ritenuto partecipe al business del narcotraffico messo in atto dalla cosca Commisso di Siderno. Castagna di Siderno era proprio originario e avrebbe fornito informazioni riguardanti il tragitto di un container che, probabilmente, doveva giungere presso il porto di Gioia Tauro ed allo smistamento dello stesso contenitore fuori da quell'area portuale tramite un autotrasportatore di Bologna.

Pezzano: "...ti do la pratica... ma se non ci pagano il .7 Solo il nome.../ E' questo per essere sicuri, dici tu... cinquemila cose.../ Castagna: "...noi appena abbiamo... io appena ce l'ho, lunedì stesso lui mi dice dov'è... questo... questo... (sembra che gli scriva qualcosa su un foglio di carta)... / Ma lo fanno con il computer da qua stesso pure la fidanzata mia lo sa... ma il container.../ Lunedì stesso ti posso dire dove è... io sono là e lo vedo.../..(inc.)... questi sono quelli di Bologna, no?... con il camion?.../". Pezzano faceva intendere a Castagna che si trattava di una situazione ancora sul nascere e che se si fosse concretizzata ci sarebbe stato qualcosa ( probabilmente riferito all'aspetto remunerativo ) nei suoi confronti: "Abbiamo iniziato pure noi a fare qualche cosa di utile... con l'utile... eh!... non è che te lo sto dicendo... come è... quello che ti devo dire te lo dico... qua realmente non possiamo... quando è, facciamo così... che io glielo dico... almeno viene e combiniamo qualcosa ...(frase inc.)... se poi c'è ci fai sapere... a posto, adesso vediamo come funziona!.../". E Castagna si sarebbe dimostrato determinato e pronto a fornire le indicazioni richiestegli: "Lunedì stesso, in tarda mattinata se viene qualcuno là, ti dico pure dove è... se è a Milano, se è a Roma, se è a Cuneo.../". Pertanto, per la Dda di Reggio Calabria non deve essere giudicata un mera casualità che nel corso del dialogo i due interlocutori facessero riferimento a qualcuno non meglio specificato tratto in arresto ed alle precauzioni che dovevano essere osservate per permettere, a mezzo di un veicolo, di recuperare un carico dall'area portuale. Pezzano: "Lo hai visto come lo hanno arrestato?.../ C'era qualcuno?.../".

Castagna: "A quello lo hanno arrestato! ...(frase inc. a bassissima voce).., l'ho visto là quando è stato controllato.../ Quello è!... perché poi vedo i piani, io ho il programma ...(inc.).../". Pezzano: "Là nei paraggi hai ragione lui ha detto che abbiamo qualche traffico.../" Castagna: "Al novantanove e nove.., questo qua è!... /" Pezzano: "Mi raccomando!!! quello che dove è ad andare in avanti, quello no.../" Castagna: (frase inc. a bassissima voce).., come arriva la carichiamo.../. Ascoltando le conversazioni tra gli indagati, agli uomini della Polizia di Stato che hanno ammanettato il proprio collega infedele appariva abbastanza evidente, anche in virtù di quello che si era appreso nella vicenda che aveva riguardato l'organizzazione per l'importazione di sostanza stupefacente attraverso un container spedito via mare dal Venezuela da parte di Giuseppe Commisso "il mastro" e Giovanni Galluzzo, che Cosimo Pezzano cercasse "rassicurazioni" da parte del poliziotto Castagna sul "carico", che sarebbe dovuto arrivare nell'area portuale di Gioia Tauro, non risultasse "segnalato" da parte di qualche Autorità in quanto ritenuto sospetto. Pezzano: "Però se là il camion lo tenete bloccato ...(inc.)... perché... vuoi che te lo dico... sai perché ...(inc.)... e vedono se è stato toccato... lo sanno che c'è ...(inc.)... che a questo lo hanno seguito, questo cosa... di là.../". Castagna sarebbe stato quindi a completa disposizione dell'organizzazione criminale, dimostrandosi disponibile ad effettuare tutti gli "accertamenti" per poter poi riferire tutte le informazioni richieste: "Lunedì mattina vi guardo... al cento per cento... poi gli devo mettere... come gli metto ...(inc.)... quando arriva ...(frase inc.).../".

Il poliziotto avrebbe messo a conoscenza i sodali che fare uscire il carico fuori dall'area portuale non era poi così tanto difficile; portava come esempio il fatto che erano sbarcati alcuni soggetti c.d. clandestini e nessuno se ne era accorto; fermo restando che sarebbe stato opportuno che venissero presi accordi con qualcuno non meglio indicato (alludendo evidentemente a chi lavorava all'interno dello scalo portuale): ...pure con un camion (inc.) chi ti ferma... azzo l'altro giorno sono sbarcati settanta clandestini davanti a tutti e nessuno se ne è accorto, sono arrivati (inc.) hanno preso e se ne sono andati ...(inc.)... devi trovare accordi con là... altri modi... sempre... però se voi andate ...(inc.).../." Addirittura, il poliziotto avrebbe fatto un viaggio insieme a Pezzano, tornando a Siderno dopo aver incontrato dei soggetti coinvolti nel traffico in Campagnia. Dal contenuto di una loro conversazione si intuiva che all'interno dell'autovettura essi trasportavano un quantitativo non precisato di banconote, evidentemente ricevute a seguito del loro incontro a Scafati Infatti, si ascoltava il conteggio di banconote ed il riferimento al taglio di alcune di esse, nonché le loro lamentele per il fatto che queste banconote emanava uno sgradevole odore di muffa. Si apprendeva anche la loro forte preoccupazione di poter essere sottoposti in quei momenti a qualche controllo di Polizia a seguito di un posto di blocco:

Castagna:"Li aveva messi giusti?..." Pezzano: Minchia che puzzano di muffa.../" Castagna:"Una volta Odi avevo portati ad uno a Reggio, non mi ricordo per cosa... "e da dove li hai tolti, dal culo dell'asino?"... mi ha detto.../Pezzano:...(ride).../ Castagna: "Madonna mia... una volta c'erano tagli più piccoli, adesso non ci sono più quei tagli, ti ricordi?.., da cinque.., da dieci... come mai?.../" Pezzano: Meglio ...(inc.).../Castagna:Vuol dire che qualcosa è cambiato.../Pezzano: "E' si vede che adesso girano più assai.../" Pezzano :"Minchia, c'era il posto di blocco.../Castagna: "Erano nascosti là dietro.../". +++++ E' la conversazione ambientale del 16.3.2010, all'interno dell'ormai storica lavanderia "Apegreen" una di quelle che fa crollare un mondo. Un mondo di menzogne, su cui la cosca Commisso di Siderno costruirà il proprio impero economico, frutto di relazioni trentennali con la borghesia. E' la conversazione, quella tra Giuseppe Commisso, il "Mastro", l'uomo che avrebbe controllato quasi 200 locali di ndrangheta, e Antonio Galea. Si tratta di conversazioni, nuovamente analizzate dai pm Nicola Gratteri e Antonio De Bernardo, all'interno della lavanderia di Siderno: conversazioni che in passato hanno svelato fondamentali dinamiche interne alla ndrangheta e portato a condanne durissime nell'ambito del procedimento "Crimine", ma non solo. Ora, quelle conversazioni svelano la vera natura dei Commisso: non una cosca con dei principi, come una certa vulgata vorrà tramandare, ma un clan di serie A, che non si sarebbe fatto scrupoli a trafficare droga in più continenti.

Risulta evidente dal contenuto del dialogo ambientale riportato come Commisso detenesse a fine di spaccio un quantitativo imprecisato di sostanza stupefacente del tipo cocaina in quanto egli ne mostrava un campione a Galea: GALEA: ...buonasera COMMISSO: La bellezza.../ GALEA: Mi trovavo a passare e ho pensato io: andiamo a vedere COMMISSO: Che si dice GALEA: Vediamo se tiriamo COMMISSO: Avete visto qualcosa GALEA. La vogliono, però dicono che è cara.. si fa qualcosa?.../ COMMISSO: Eh GALEA- Si fa qualcosa?../ COMMISSO: (inc.) GALEA: (inc) COMMISSO: ... è a scagliette e poi è... l'ho strappata cazzo!... la vedi qual... che la dovevano metter in un pezzo grande così, no? e l'ho sbriciolata... altrimenti era a pezzi.. però adesso è aggiustata, però è buona...---/// GALEA: Gliel'ho detto io, gli ho garantito su tutto --/// COMMESSO: Però fa sopra dei novanta (iuc) GALLA: ... (frase inc.)... purtroppo è un poco cara .../ COMMISSO: Se la tiene dentro certo che perde sciupio./ GALEA • Questa è possibile (Mc.)../ COMMISSO: Non lo so se ne hanno, che io non li ho più.../ In un'altra conversazione, il "Mastro" Commisso, nel congedare uno dei suoi tanti interlocutori, da buon conoscitore di droga, gli riferiva che la sostanza stupefacente che si stava trattando era di buona qualità: "No, è di lusso. Ma è di lusso, tu lo sai che io la conosco....". In una conversazione con un altro soggetto attenzionato dalle indagini, Antonio Futia, il "Mastro" dava l'immediata piena disponibilità per intraprendere tale coltivazione, in particolar modo nell'affrontare le eventuali spese che venivano quantificate in settemila euro per ognuno dei partecipanti a tale coltivazione illegale: "Io li metto".

Giuseppe Commisso
Giuseppe Commisso
Il "Mastro" si dimostra assai competente in materia quando parla di droga "da taglio" e quando porta avanti ulteriori trattative. Futia riferiva che le piantine della cannabis dovevano essere trapiantate su quel terreno dopo che la pianta del mais fosse cresciuta. Ciò, per occultare, ovviamente, la crescita della stessa cannabis tra gli arbusti del grano tenero, vegetale questo che raggiunge anche i due metri di altezza, quindi sufficiente per nascondere le piante della marijuana durante la loro completa crescita. Futia: "Quelli che siamo "Mastro! quelli che siamo ... poi sempre se riusciamo, devono andare tre o quattro persone, glielo dico adesso a Franchicello... ancora non gli ho detto niente a lui... se riusciamo Mastro a farlo". Lo stesso mastro concordava che le piante di cannabis dovevano essere di quelle che si mantenevano di altezza non troppo elevata per far si che non superassero, una volta cresciute, l'altezza della stessa pianta di granturco : "Quella bassa... quella bassa non si vede..." Entrambi si dimostravano alquanto pratici nella coltivazione della cannabis tant'è che disquisivano sul fatto che tale vegetale doveva essere piantato almeno dopo quindici giorni da quello del mais. Ciò, ovviamente, per far si che la cannabis crescesse senza anticipare quella del granturco. Commisso: "E quella non si deve piantare pure in quel periodo?.../Futia:" Dopo una quindicina di giorni".

Sono ritenuti responsabili a vario titolo dei delitti di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e cessione di cocaina, hashish e marijuana, nonché di detenzione e messa in circolazione di monete contraffatte. Alle prime ore della mattinata odierna, a conclusione di articolate indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, gli investigatori del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria hanno eseguito 14 ordinanze di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari emesse dal G.I.P. presso il Tribunale, a carico i soggetti appartenenti in massima parte alla cosca Commisso di Siderno, ma anche a quella dei Pesce di Rosarno e dei De Masi di Gioiosa Jonica.

Ecco i nomi dei soggetti per i quali è scattata la misura cautelare della custodia in carcere: Giuseppe Commisso, alias "U mastro", nato a Siderno il 02.02.1947;Cosimo Pezzano, nato a Siderno l'08.10.1972;Claudio Spataro, nato a Messina il 19.6.1980; Luigi Fazari, nato a Taurianova il 3.8.1976; Michele Correale, alias "U Zorro", nato a Siderno il 2 novembre 1959; Giovanni Galluzzo, nato a San Giovanni di Gerace il 29.11.1957; Domenico Arena, nato a Rosarno il 15.04.1954; Vincenzo Genise, nato a Siderno il 05.08.1987; Arresti domiciliari per: Rocco De Masi, nato a Gioiosa Jonica il 15.03.1954;Giuseppe De Masi, nato a Locri il 09.10.1986;Marco Macrì, nato a Locri il 03.05.1972; Salvatore Buttiglieri, nato a Gioiosa Jonica il 16.03.1948; Antonio Futia, alias "u Ngilla" nato a Siderno il 21.09.1958; Gian Luca Castagna, nato a Locri il 13.4.1975.