Operazione dei carabinieri nel vibonese: arresti tra gli esponenti della cosca Soriano

VIBO VALENTIA – È in corso dalle prime luci dell’alba in provincia di Vibo Valentia un’operazione antimafia dei carabinieri del Comando provinciale che stanno eseguendo dei provvedimenti di fermo emessi nei confronti di esponenti della cosca di ndrangheta dei Soriano. Le indagini sono state condotte dai militari del Reparto operativo del Comando provinciale di Vibo Valentia e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Catanzaro. Tra i fermati ci sono il boss Leone Soriano, alcuni componenti della sua famiglia come i nipoti Giuseppe e Caterina Soriano, la cognata Graziella Silipigni, madre dei due giovani. Fermati anche Giacomo Cichello di Filandari; Francesco Parrotta, Luca Ciconte e Emanuele Mancuso, persona già nota alle forze dell’ordine e figlio del boss Pantaleone detto “l’ingegnere”

Avrebbero progettato anche un attentato contro la caserma dei carabinieri di Filandari le otto persone, sette libere ed una già detenuta, nei confronti delle quali i carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia e della Compagnia cittadina hanno eseguito, nell’ambito dell’operazione “Nemea”, i provvedimenti di fermo emessi dalla Dda di Catanzaro. Gli stessi fermati, inoltre, avrebbero anche organizzato un’azione criminale contro il sottufficiale dei carabinieri comandante della stessa Stazione di Filandari. Le persone coinvolte nell’operazione sono considerate esponenti apicali della cosca dei Soriano, il cui presunto capo, Leone Soriano, di 52 anni, libero dallo scorso mese di settembre dopo avere scontato una condanna per estorsione, é tra le persone che sono state fermate. Le indagini che hanno portato ai fermi, secondo quanto riferito dagli investigatori, sono state avviate a seguito della forte recrudescenza criminale che era stata registrata in una vasta area del vibonese dopo la scarcerazione di Leone Soriano. Tra l’altro c’era stata un’escalation di intimidazioni ai danni di un imprenditore già vittima in passato di azioni dello stesso tipo. La cosca Soriano avrebbe anche progettato un agguato ai danni del capo della cosca rivale, Giuseppe Antonio Accorinti.

“Era importante – ha detto, incontrando i giornalisti, il Procuratore antimafia di Catanzaro, Nicola Gratteri – mettere un punto fermo a questa recrudescenza criminale nel territorio in cui operavano i Soriano perché abbiamo visto che i fermati di questa notte avevano iniziato a perdere il controllo mettendosi in testa di fare un attentato alla caserma dei carabinieri di Filandari e al comandante della stessa Stazione e questo ci ha allarmati e indotti a dare una risposta immediata. Si sappia che, ogniqualvolta si tocca un carabiniere, dietro di lui ci sono migliaia di colleghi e centinaia di magistrati. Non devono pensare nemmeno nel subconscio di toccare un magistrato, un giornalista, un avvocato, un esponente delle forze dell’ordine perché questi faranno muro. Saremo sempre più concentrati e determinati ad indagare sul territorio di Vibo Valentia, una tra le zone con la più elevata densità mafiosa in Italia e che rappresenta per noi per noi una priorità”. Il Procuratore aggiunto, Giovanni Bombardieri, ha fatto riferimento, in particolare, a Leone Soriano, sottolineando il fatto che é stato dopo la sua scarcerazione che “la cosca ha registrato una reviviscenza, con intimidazioni e tentativi di estorsione ai danni di imprenditori ed un’intensificazione dello spaccio di droga e del traffico di armi e materiale esplodente”.

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