Operazione Terramara. I due volti del sindaco Romeo: da referente a vittima delle cosche

Domenico Romeo

REGGIO CALABRIA – L’ex sindaco di Taurianova Domenico Romeo era il “referente politico” delle cosche essendo stato eletto con i voti della ndrangheta ed essendosi attivato, una volta in carica, per favorire la concessione di autorizzazioni edilizie a favore di imprese del settore fotovoltaico riconducibili alle stesse ndrine. E’ l’accusa mossa dalla Dda di Reggio Calabria all’ex sindaco arrestato stamani per concorso esterno in associazione mafiosa nell’operazione “Terramara – Closed” che racchiude cinque separati segmenti investigativi, complementari e convergenti, svolti da polizia, carabinieri e Guardia di finanza e che si è concretizzata in quattro ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 48 persone, 44 in carcere e 4 ai domiciliari.

Dalle indagini – in questo caso condotte dai carabinieri del Comando provinciale – è emerso anche come il responsabile dell’ufficio tecnico del comune si fosse opposto al rilascio delle concessioni da lui ritenute illegittime per l’assenza di Piano Strutturale Comunale (Psc) e, per questo, fosse divenuto bersaglio di diversi atti intimidatori e di minacce perpetrate, secondo l’accusa, anche dallo stesso Romeo. L’inchiesta – portate avanti su questo versante dalla squadra mobile di Reggio e dal Commissariato di Cittanova – ha evidenziato anche il ruolo dell’ex assessore comunale di Taurianova Francesco Sposato – arrestato per associazione mafiosa – che, alleato di Romeo nel corso della prima esperienza amministrativa fatta insieme, si era poi scontrato con il primo cittadino perché, secondo l’accusa, Romeo si era opposto alle mire del clan Sposato che voleva mettere le mani sul cimitero di Iatrinoli di Taurianova. Romeo, per questo, fu vittima di alcuni atti intimidatori e danneggiamenti: a settembre 2008 furono sparati colpi di pistola contro la sua auto, poi gli vennero recapitate buste con proiettili ed il 14 febbraio 2012 un ordigno fu fatto esplodere in una stalla di proprietà del fratello, Antonio Romeo, provocando la morte di un cavallo ed il danneggiamento del maneggio che li ospitava.

Le indagini, complessivamente, hanno riguardato la cosca Zagari-Fazzalari-Viola cui sono collegate, con autonomia funzionale, quelle Sposato-Tallarida e Maio-Cianci. Indagini che hanno evidenziato, hanno sostenuto gli investigatori, “l’ingombrante presenza della cosca Zagari-Fazzalari-Viola a Taurianova” e come la consorteria criminale “operi in un clima diffuso di intimidazione ambientale che le consente di assumere il controllo e la direzione di settori nevralgici dell’economia: quello delle intermediazioni immobiliari, quello delle produzioni serricole e delle energie rinnovabili”.

Due distinti provvedimenti hanno riguardato gli esiti delle investigazioni avviate per la ricerca del latitante Ernesto Fazzalari, esponente di spicco dell’omonima ndrina, catturato dai carabinieri il 26 giugno 2016. Indagini grazie alle quali i carabinieri hanno delineare la struttura e le dinamiche criminali della cosca, individuandone le figure apicali. Un altro filone, portato avanti da Squadra mobile di Reggio e dal Commissariato di Cittanova ha riguardato il “cartello di imprese” della famiglia Sposato che spazia dalla costruzione di edifici, alla commercializzazione all’ingrosso di materiali per l’edilizia e la produzione del calcestruzzo al settore alimentare.

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