Parco eolico di Isola Capo Rizzuto, chieste le condanne

Teresa Aloi Quotidiano del Sud CATANZARO – È uno tra i più grandi parchi eolici d’Europa, con le sue 48 pale impiantate e dal costo di diverse centinaia di migliaia di euro. Un “affaire” milionario quello del Parco eolico “Wind Farm” di Isola Capo Rizzuto sul quale secondo la Procura distrettuale del capoluogo si erano poggiate le mani del clan. Ieri, il sostituto procuratore Domenico Guarascio, al termine della requisitoria, davanti al giudice per le
udienze preliminari, Pietro Carè, ha sollecitato tredici condanne e il “non luogo a procedere” per altre undici persone per intervenuta prescrizione alla luce della considerazione che per il magistrato non esiste più l’aggravante mafiosa.

In particolare il pubblico ministero ha chiesto per Pasquale Arena 4 anni e sei mesi; per Nicola Arena, 70 anni, 4 anni; per Nicola Arena, 53 anni, 4 anni di reclusione; per Carmine Megna, 4 anni; per Roberto Gobbi 4 anni e 6 mesi di reclusione; per Giovanni Maiolo, 2 anni e 8 mesi; per Fabiola Valeria Ventura, 2 anni e 8 mesi di reclusione; per Massimiliano Gobbi, 3 anni; per Martin Zwichy, 2 anni; per Salvatore Nicoscia, 1 anno e 8 mesi di reclusione; per Giuseppe Ferraro 2 anni; per Carmelo Misiti, 2 anni; per Stefano Colosimo 2 anni di reclusione. Richiesta di “non luogo a procedere” per i componenti del Nucleo Via Giuseppe Graziano, attuale consigliere regionale; Salvatore Curcio; Antonino Genovese; Vincenzo Iacovino; Giovanni Misasi; Vittoria Imeneo; Egidio Michele Pastore; Luciano Pelle; Annamaria Ranieri; Domenico Vasta; Massimo Zicarelli, rispetto ai quali i reati contestati, a vario titolo, di abuso di ufficio, falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, si sono prescritti, ritenendo tra l’altro insussistente all’aggravante della mafiosità.

Abuso d’ufficio, falso e interposizione fittizia di quote societarie, associazione a delinquere, i reati contestati a vario titolo. Secondo l’accusa,
Pasquale Arena avrebbe realizzato il parco eolico, formalmente di proprietà della “Vent1 Capo Rizzuto srl”, avvalendosi di una rete di società estere che sarebbero servite a nascondere il nome della famiglia Arena dietro l’affare del parco eolico tra i più grandi d’Europa. L’operazione avrebbe consentito
al clan di Isola un immediato ritorno economico «consistente – si legge nel capo d’imputazione – nella corresponsione dei canoni di locazione dei terreni su cui insiste il parco, per lo più riconducibili alla famiglia Arena, nonché successivamente ulteriori vantaggi economici derivanti dall’assegnazione
di gran parte dei lavori a imprese riconducibili alla famiglia». Del resto che il parco eolico “Wind Farm” venne realizzato «per conto e nell’interesse della famiglia Arena» ne erano convinti i sostituti procuratori della Dda di Catanzaro, che lo scrissero nero su bianco nella richiesta di rinvio a giudizio. Si torna in aula il 9 e il 26 ottobre con le arringhe difensive (nel cui collegio, tra gli altri Antonella Canino, Salvatore Staiano, Gregorio
Viscomi, Francesco Laratta, Luigi Frustagli, Aldo Casalinuovo, Nicola Carratelli, Nicolino Zaffina).

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