Paul Getty è con una ragazza? La madre: “Lo hanno rapito”. Mistero sulla sorte del nipote del miliardario

Francesco Santini La Stampa ROMA 14 luglio –  Sua madre, Gail Harris Getty, ne è certa: «Paul è stato rapito», dice. Il bel volto è scosso da un fremito che le raggela gli occhi. «Kidnapping», aggiunge, e le mani scarne si aggrappano agli occhiali verdi per non tremare. «Tre uomini lo pedinavano», completa l’affascinante Martine Zacher, 24 anni, tedesca, tormentandosi i riccioli neri, dietro l’uscio del suo appartamento in Trastevere: «Tre sconosciuti ci aspettavano, ogni notte, all’angolo della strada, sempre su auto diverse; ora ricollego il tutto, ed ho paura per Paul». Prima di scomparire, Paul Getty III, l’erede della dinastia dei petroli, dormiva in casa di Martine ed anche con lei non si è fatto più sentire. «Mi avrebbe avvertito — assicura la ragazza — non sarebbe finito nel nulla, almeno un messaggio, un biglietto appeso con lo scotch allo specchio». «A questo punto — dice con tono tranquillo il capo della mobile, Scali, — non possiamo non comportarci come se fossimo dinanzi ad un vero sequestro di persona. Spero ancora, però, che da una villa di Positano o da una barca appena arrivata sulla Costa Smeralda possa uscir fuori il ragazzo e dirci: “Sono qui, non è accaduto nulla”. Comunque stiamo a vedere, tutto è ancora possibile».

Intanto, a complicare le indagini, c’è anche la scomparsa di Danielle Devred, 23 anni, fotomodella francese. Era con il giovane Getty all’alba di martedì, quando l’erede del re del petrolio fu visto per l’ultima volta dinanzi al «Three Top», la discoteca alla moda della capitale. Andava verso il mare, con la ragazza. Ma Danielle, due sere dopo, era all’«Hìppopotamus». Alla polizia, che si è presentata in casa sua, al quartiere africano, un musicista inglese che divide l’appartamento con la francese, ha dichiarato: «Danielle è fuori per il weekend. E’ partita ieri l’altro con Dion Van Ber Westhuingen, sono a Lisbona o a Parigi, non so». Conosceva Paul Getty? hanno domandato gli agenti: «Ne ho sentito parlare da Danielle — ha risposto — ma non l’ho mai incontrato. Io e Danielle non abbiamo le stesse amicizie». Chi è Van Der Westhuingen? «Un esperto di moda olandese», ha concluso il giovane, licenziando la polizia. «Senza Danielle Devred — dicono in questura — ci fermiamo all’alba di martedì, nel ricostruire gli spostamenti del ragazzo. Se trovassimo la fotomodella potremmo arrivare qualche ora più in là, avere nuovi elementi, un indizio». Accanto all’ipotesi del sequestro, i funzionari della mobile non trascurano la pista della simulazione. «Abbiamo una ragazza — affermano — che ci ha raccontato una storia del mese scorso. Paul e i suoi amici erano senza quattrini e “per far soldi — avrebbe suggerito il giovane Getty — si potrebbe mettere su un rapimento. Mio padre, mio nonno, tirano fuori dei quattrini e i miei guai sono risolti”». La pista è labile. Contrasta con il carattere del giovane, bohémien e contestatore, dolce e ribelle che, senza mezzi termini, ha sempre affermato: «Dei soldi dei Getty, non so che farmene». Anche sua madre dice: «Non è possibile».

Ci riceve sulla porta dell’appartamento ai Parioli. Ha con sé l’avvocato Giovanni lacovoni che cura gl’interessi dei figli ed assiste Paul da quando la polizia lo fermò, a San Paolo. Era al centro d’un gruppo di manifestanti che lanciavano molotov e protestavano per il congresso a Roma del movimento sociale. Gail Harris, 41 anni, pantaloni e giubotto jeans, ha l’aspetto riposato. Appena qualche piccola ruga cinge i suoi occhi freddi che le danno un volto duro: «L’hanno rapito — dice — non può aver messo su un tale pasticcio; né lui né i suoi amici. Conosco le sue ragazze, vado a cena con i suoi compagni. So che non è possibile». Ha parlato ancora con suo marito? «Paul è a Londra; ho rapporti continui con lui. Si è detto disponibile per qualsia si evenienza». E con il nonno? «Mi sono messa in contatto con la residenza di “Sutton Place”, adesso anche il vecchio è avvertito, pronto ad in tervenire». Ci sono stati nuovi contatti con i rapitori? «L’ultimo è di giovedì pomeriggio». L’ultimo? «L’ultimo ed unico». Se avesse ricevuto nuove telefonate, potrebbe dirlo? Gail Harris sbatte le palpebre, le narici si inarcano sul viso di ghiaccio poi, al cenno di assenso dell’avvocato, riprende: «Senza dubbio, nulla è da nascondere». Dove sono i fratelli di Paul: Ailen, Mark e Ariadne? «Lasciamo fuori i bambini, risponde infastidita, non sono a Roma, comunque». Qual è l’impressione della polizia? «Io credo al sequestro, loro non so cosa pensino. Ne sono convinti anche gli amici di mio figlio, le ragazze. Io. per ora, aspetto, aspetto notizie, non mi resta altro da fare. Se ci saranno trattative da affrontare, questo è bene che si sappia, gli avvocati tratteranno con i rapitori, concorderanno la cifra, le modalità, i tempi. Io voglio il mio Paul e basta»

Gail ha parlato sul pianerottolo dello stabile, accanto alla porta d’ingresso. Dietro di lei, in penombra, un giovane americano, che non la lascia per un momento. Sta due passi più indietro, quasi nascosto, tra un paravento liberty e un fascio di pennacchi marocchini, impolverati in un angolo. Sul polso villoso ha un piccolo orologio d’oro di foggia femminile ed insolita: lo controlla di continuo. «Ora andiamo a mangiare» conclude Gail Harris e l’uomo accenna un sorriso e si chiude sul torace la camiciola a scacchi dai colori sgargianti.

 

 

 

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