Pd, congresso regionale il 23 giugno. Oliverio: «Basta merda su di me»

Massimo Clausi Quotidiano del Sud COSENZA – Alla fine quelli gli “oppositori” hanno perso. Sono riusciti ad ottenere solo uno slittamento della data del congresso che non si farà più a metà maggio bensì il 23 giugno. L’esito dell’assemblea regionale del Pd sta tutto qui. Gli “oppositori” chiedevano un commissariamento in linea con quanto sta accadendo a livello nazionale. Ufficialmente per avere più tempo per discutere e analizzare la pesante sconfitta delle politica, in realtà per avere la possibilità di organizzarsi per contrastare l’attuale gruppo dirigente.

Il problema che ad oggi non sembra che la minoranza interna abbia individuato un candidato da proporre alla segreteria e ieri lo si è visto plasticamente. Non hanno avuto la forza di contrastare politicamente la decisione di Ernesto Magorno che ha chiesto a Roma una deroga e la possibilità di celebrare il congresso. Il resto quindi è folklore o psicodramma, dipende dai punti di vista. In mattinata a dare fuoco alle polveri è stato Guccione. «Siamo nati come Pd per cambiare questo Paese – ha detto nel suo intervento – e, dopo undici anni, sia a livello nazionale che a livello regionale questo progetto è messo in discussione. Se non partiamo da qui non capiamo la portata di questa sconfitta. Il voto ha spazzato via un’intera classe dirigente che per cinque anni ha governato le regioni del Mezzogiorno ed è stata al Governo nazionale». Guccione ha parlato di «vero e proprio terremoto» sostenendo che «la sconfitta è essenzialmente del progetto messo in campo in questi anni. Il voto è un avviso di sfratto».

Da qui il consigliere regionale ha sferrato un attacco al governo regionale «molti atti del quale sono in continuità rispetto al passato. Sulla vicenda della sanità, poi abbiamo steso un velo pietoso: un presidente della Regione che dice di volersi incatenare e poi non lo fa ci delegittima».

Guccione: «Oliverio candidato? Prendiamo il 10%»

La stoccata più dura è quando ha affermato che una eventuale ricandidatura di Oliverio porterebbe il Pd al 10%. Critiche anche al segretario regionale Ernesto Magorno che, secondo Guccione, «in questi anni non ha fatto il segretario ma il vigile urbano». Immediata la replica di Oliverio che, nel suo intervento, nell’invi – tare ad effettuare un’analisi «oggettiva e libera da collocazioni interne», ha ricordato le difficoltà affrontate in questo scorcio di legislatura e i risultati raggiunti a partire da una bonifica dell’apparato amministrativo della Regione e una intensa opera di programmazione.

«Certamente ci sono problemi ed errori per quanto riguarda questioni come, ad esempio, la sanità che è un capitolo doloroso e aperto. Noi non possiamo saltare questo problema e forse ha ragione Guccione nel dire che ho sbagliato io ad affermare che mi sarei incatenato. Ciò, però, non toglie che la nostra é ll’unica regione commissariata. E bisogna capire il perchè. Forse – ha sostenuto Oliverio – c’è un peccato originale e sono quelle primarie che mi hanno portato al governo della Regione. Il sospetto c’è ma non ne ho la certezza».

Il presidente della Regione, nell’entrare nel merito degli attacchi ha affermato che «La bussola dell’appartenenza non può mai essere abbandonata. Nella maggioranza ci sta chi rispetta regole: dico no alla vandea indistinta di chi ogni giorno si alza e butta merda. Fa più male la merda inventata di chi è amico che non l’attacco più grave da parte degli avversari». Ha preso la parola anche Nicola Adamo che ha difeso a spada tratta l’operato della giunta regionale. Poi affondi ai “nemici interni” la prima è a Giudiceandrea e alla sua legge sulla presunta abolizione dei vitalizi.

«Sui vitalizi – ha spiegato – il partito deve decidere liberamente, ma senza fare i demagoghi da strapazzo». Bordate anche a Marco Ambrogio, unica candidatura ufficiale alla segreteria «Durante le ultime elezioni è stato in vacanza, e ora, ancora prima di decidere se fare o no il congresso, decide di candidarsi, è un paradosso». Adamo nel negare un suo ritorno in campo ha spiegato le ragioni del congresso per lui necessario. E congresso sarà. A contendersi un partito contendibile, ma obiettivamente poco appetibile saranno Demetrio Battaglia, Marco Ambrogio e Demetrio Naccari Carlizzi. Il 14 aprile la Direzione nominerà la commissione per il regolamento.

 

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