«Pesci deformi nel fiume Oliva». Il racconto di un pescatore alla Corte d'Assise di Cosenza

Jolly Rosso

Mirel­la Moli­na­ro Corrieredellacalabria.it COSENZA – Un pesce defor­me nel­le acque del fiu­me Oli­va. Una cir­co­stan­za sin­go­la­re con­sta­ta­ta da un pesca­to­re e rife­ri­ta, que­sta mat­ti­na, alla Cor­te d'Assise di Cosen­za. Un rac­con­to del com­pa­gno dell’uomo mor­to per tumo­re – al cen­tro del pro­ces­so che si sta cele­bran­do davan­ti la Cor­te d’Assise di Cosen­za sull’avvelenamento del­la val­la­ta del fiu­me Oli­va. Una sto­ria dura­men­te con­te­sta­ta dal­la dife­sa ma che si è incro­cia­ta anche con le testi­mo­nian­ze di un diri­gen­te dell’Agea e di uno degli uomi­ni del nucleo Ambien­te del­la Pro­cu­ra di Pao­la che a lun­go ha svol­to inda­gi­ni per appu­ra­re quan­to suc­ces­so nel­la val­la­ta. Con loro, oggi, si è con­clu­sa la lista dei testi­mo­ni dell'accusa, rap­pre­sen­ta­ta nell’udienza odier­na dal pm del­la Pro­cu­ra di Pao­la, Maria Camo­de­ca.

Sul ban­co degli impu­ta­ti ci sono l'imprenditore di Aman­tea, Cesa­re Coc­ci­mi­glio, e quat­tro pro­prie­ta­ri dei ter­re­ni, dove – secon­do l'impianto accu­sa­to­rio – sareb­be­ro sta­ti inter­ra­ti mate­ria­li con­ta­mi­na­ti. Si trat­ta di: Vin­cen­zo Lau­ni, Giu­sep­pi­na Mari­na­ro, Anto­nio Sico­li e Arcan­ge­lo Guz­zo. E, secon­do l'accusa, ci sareb­be un nes­so anche con la dif­fu­sio­ne di tumo­ri nel­la zona, la mor­te di Gian­car­lo Fuo­co, un pesca­to­re ama­to­ria­le e le lesio­ni dell'amico – Alfon­so Gran­di­net­ti sen­ti­to oggi dal­la Cor­te – con cui abi­tual­men­te pesca­va nel fiu­me Oli­va. Il pre­si­den­te del­la Cor­te, Gio­van­ni Garo­fa­lo, que­sta mat­ti­na ha ascol­ta­to il pesca­to­re che ha rac­con­ta­to di esser­si reca­to a pesca­re in quel­la zona e di aver nota­to, in un'occasione in par­ti­co­la­re, un pesce con il cor­po pic­co­lo e la testa gran­de. Il diri­gen­te dell’Agea Monal­di ha inve­ce risco­strui­to l’attività svol­ta nel­la zona per rico­strui­re – attra­ver­so scan­sio­ni foto­gra­fi­che – le muta­zio­ni avve­nu­te nei ter­re­ni nel cor­so degli anni e in par­ti­co­la­re del 1988 al 2007. 

Par­ti­co­lar­men­te det­ta­glia­ta la testi­mo­nian­za del fun­zio­na­rio di poli­zia ambien­ta­le, Ange­lo Luc­che­si che ha rife­ri­to su alcu­ne inda­gi­ni ese­gui­te all'epoca dei fat­ti. Attra­ver­so un lun­go excur­sus l’uomo, in for­za al nucleo Ambien­te del­la Pro­cu­ra, ha rac­con­ta­to diver­si epi­so­di emer­si nel cor­so dell’inchiesta. Tra cui il rin­ve­ni­men­to di pez­zi di una nave Ro-Ro, ricon­du­ci­bi­le alla Jol­ly Ros­so spiag­gia­ta poco distan­te del­la Val­le dell’Oliva. Da cui è par­ti­ta l’indagine sull’avvelenamento del­la zona. Inol­tre ha aggiun­to par­ti­co­la­ri su diver­si lavo­ri svol­ti nel­la val­la­ta in luo­ghi che suc­ces­si­va­men­te sono risul­ta­ti con­ta­mi­na­ti. Tut­te ope­re, secon­do il teste, ricon­du­ci­bi­le alle atti­vi­tà mes­se in atto dall’imputato prin­ci­pa­le del pro­ces­so, Cesa­re Coc­ci­mi­glio. Il pro­ces­so è sta­to aggior­na­to al pros­si­mo 18 mar­zo per ini­zia­re ad ascol­ta­re i testi­mo­ni del­le dife­se.

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