Pinto (Pd): “Il rilancio della Piana passa dal recupero delle ex Ferrovie Calabro Lucane”

Giuseppe Pinto Calabriapost.it “EGREGIO PRESIDENTE Oliverio, il 6 giugno 2011, è rimasta una data storica e importante per il territorio della Piana di Gioia Tauro. Sui binari a scartamento ridotto non correva più, dopo quasi un secolo di onorato servizio, la littorina. Ha preso il sopravvento il trasporto su gomma. Questa e una della tante storie che si possono raccontare per dimostrare ancora una volta il fallimento, a tutti i livelli e di tutti i colori, di quella classe politica, di quell’apparato burocratico. Un’altra occasione persa per lo sviluppo turistico della regione e di questo territorio tutto da scoprire pieno di storia e di bellezze naturali e artigianali. Una ferrovia a scartamento ridotto, una linea ferrata che partendo dalla costa a mano a mano raggiungeva, attraversando territori unici, la maggior parte dei comuni dell’entroterra della piana di Gioia Tauro. Oggi quelle rotaie vuote rappresentano un fallimento di chi non ha creduto in questo mezzo di trasporto sicuro, puntuale, commerciale, ricco di storia, di gente pendolare o di chi ha fatto l’ultimo viaggio per raggiungere la stazione di Gioia Tauro per salire su un treno a lunga percorrenza per raggiungere una nuova destinazione lontano dalla sua terra per avere un futuro.

Egregio Presidente, esiste a mio avviso la possibilità di dimostrare che, unendo le eccellenze e le potenzialità dei nostri territori, siamo capaci di trasformare l’arretratezza che ci ha attanagliato per secoli in opportunità di emancipazione. Una arretratezza dovuta alla mancanza di adeguate infrastrutture di viabilità. Basta crederci che tutto può cambiare. Un rilancio che non può che “correre” sugli storici binari delle gloriose Ferrovie Calabro Lucane, da troppi anni dimenticati dalle istituzioni, in primis regionali. Una ferrovia costellata di bellissime stazioni oggi in abbandono, caselli e piccole fermate. Una fermata può rappresentare un punto di arrivo e partenza di percorsi da per fare escursioni, visite guidate naturalistiche, culturali e storiche nei centri abitati. Stazioni che nella maggior parte si trovano proprio nel centro abitato, dove non mancano già oggi alcune attività di ristorazione le quali rappresentano un valore aggiunto al percorso ferroviario. La riattivazione della ferrovia a scartamento ridotto delle due tratte sulla parte tirrenica della nostra provincia oggi Città Metropolitana consentirebbe a questi territori di iniziare un percorso di riconversione e di rilancio in particolare delle strutture ricettive, commerciali e gastronomiche.

Le due tratte sono: la Gioia Tauro – Cinquefrondi e Gioia Tauro – Sinopoli – San Procopio. La tratta Gioia Tauro – Cinquefrondi si sviluppa per 32 Km tra fermate e stazioni fermandosi si attraversano i territori di Villa Cordopatri, Rizziconi, Cannavà, Amato, San Martino, Taurianova, Cittanova, San Giorgio Morgeto, Polistena e Cinquefrondi. Invece la tratta Gioia Tauro – Sinopoli – San Procopio è lunga 26 km ed interessa fermate e stazioni che si trovano nei territori di San Fantino, Palmi, Seminara, Melicuccà, Valli, Sant’Eufemia d’Aspromonte, Sinopoli e San Procopio. Questo mezzo di trasporto, deve ritornare a scorrere sui binari, devono diventare un obiettivo strategico del Governo regionale, perché favorisce quel riequilibrio territoriale tra costa ed entroterra, riattivando e potenziando un indotto non solo di mobilità alternativa ma di veicolo di collegamento pendolari e turistico, come dimostrano le esperienze in altre parti della nostra amata Italia. Per esempio in provincia di Siena, dove ci sono esperienze di treni e tratte dedicate a percorsi tematici come la viticoltura, o in Lombardia, dove esiste un treno a vapore che costeggia il lago d’Iseo.

Egregio Presidente, questi territori dove i comuni sono distanti uno dall’altro per una manciata di chilometri, si ritrovano già di loro penalizzati per una viabilità non adeguata alle esigenze di chi giornalmente percorre queste strade per lavoro o per raggiungere un altro comune oppure l’autostrada A2. Territori che hanno visto cancellato, in fase di riammodernamento della nuova autostrada denominata del Mediterraneo, strutture di viabilità importanti come lo svincolo Bagnara Sant’Eufemia. Svincolo che non era solo una delle porte di accesso per l’Aspromonte ma serviva tutti comuni del circondario e quindi circa 30 mila abitanti che si collegavano ad esso con l’unica strada SS12. La mancata realizzazione da e per la città capoluogo Reggio di Calabria ha messo in ginocchio un territorio sul piano della sicurezza e incolumità pubblica poiché in caso di emergenza, per salvare una vita umana, bisogna percorre 8 km in più per raggiungere l’ospedale di Scilla o quello di Reggio di Calabria. In ginocchio un territorio che viveva di commercio agricoltura prelibatezze gastronomiche e di turismo.

Le opportunità, Presidente, non ci mancano, bisogna evitare di perdere un’altra occasione per lo sviluppo turistico della regione e di questa amata terra che cerca di rinascere con tanti sacrifici. Bisogna intervenire impegnando delle risorse sia regionali o, se possibile, inserire specifici interventi nella programmazione europea 2014-2020 al fine di permettere il rispristino di servizi di mobilità che sono strategici per lo sviluppo del territorio. Bisogna attuare un tavolo tecnico coinvolgendo i comuni interessati per iniziare un percorso di riqualificazione di queste tratte ferroviarie valutandone le effettive condizioni strutturali in quanto ci sono punti che rappresentano veri capolavori di ingegneria costruttiva e innovazione negli anni venti. Ciò è riscontrabile nella zona di Sant’Eufemia ed in particolare il ponte che attraversa il fiume Petrace. Un ponte che è stato oggetto di contestazione con chi voleva demolirlo, da parte di chi ha sempre pensato che la littorina storica o moderna non doveva più transitare. Un ponte che necessita di un intervento di sistemazione idrogeologica per mettere in sicurezza i piloni in cemento che lo reggono.

Egregio Presidente, penso che l’indotto culturale e turistico che può scaturire dalla riattivazione di queste linee ferrate non è da sottovalutare. In questo territorio potrebbe nascere una Metropolitana di collegamento di tutta l’area. Dovrebbe nascere un servizio integrato, innovativo ed alternativo al gommato che molte volte non garantisce efficienza e crea disservizi come più volte si si riscontra dai giornali locali leggendo le lamentele da parte dell’utenza. Queste linee ferrate di collegamento possono divenire se rivalutate una realtà urbana di eccezionale valore storico artistico e di bellezze naturale come sono questi territori dell’entroterra aspromontana che con le loro bellezze possono divenire una meta turistica. Egregio Presidente L’opportunità di riaprire questa linea ferroviaria a scartamento ridotto posta fuori servizio ma non smantellata, può contribuire a risolvere gli impellenti problemi dei collegamenti interni, divenendo di fondamentale importanza per garantire la mobilità pendolare ma soprattutto turistica, abbattendo il traffico automobilistico urbano ed extraurbano, l’inquinamento e gli incidenti stradali e, soprattutto, per dare una soluzione alla depressione economica e alla mancanza di lavoro attraverso il rilancio dei territori. Detto questo, bisogna però rilevare che è mancato finora il tentativo di rilancio di una ferrovia che ha potenzialità molto superiori a quelle che ci si potrebbero aspettare. Per fare questo, occorre tuttavia un impegno concreto degli enti locali attraversati dalla ferrovia, perché il treno è un servizio del territorio, non un oggetto estraneo da delegare ad altri. Occorre anche fare opera di comunicazione per riportare la gente a bordo, che dopo anni di interruzioni ha ovviamente perso contatto con il treno. Treno che riusciva a garantire molte più corse del gommato.

Egregio Presidente, concludo, l’idea evoca indubbiamente suggestive riflessioni per la rivalorizzazione di un tratto paesaggistico dell’entroterra della piana di Gioia Tauro. La ferrovia è di sicuro richiamo per lo sviluppo delle attività turistiche, come evoca altrettante considerazioni di convenienza sul versante dei trasporti, posto che alleggerirebbe il peso di quello su gomma a beneficio certo della qualità della vita e dei costi. Bisognerà fare tutto il possibile perché queste tratte ferroviarie non entrano nell’oblio dei ricordi, sono un tipico patrimonio da scoprire, difendere e rilanciare per quello che hanno rappresentato e ancora rappresentano, cioè una importante risorsa per l’intero territorio. Il treno ha smesso così da tempo di essere il mezzo per eccellenza per il trasporto di persone e merci, con un evidente danno economico per la collettività ed i singoli, trovandosi costretti a utilizzare il mezzo privato o altro mezzo nonostante il costo attuale del carburante; riguardo alle merci la situazione è ugualmente grave, incidendo la spesa del trasporto sul costo del prodotto”.

 

L’autore è responsabile del settore Trasporti del Partito Democratico

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*