Poker, 11 milioni al giorno e gli stipendi ai clan. Roma, 11 arresti all’ombra di ndrangheta e camorra

Valeria Pacelli Olfatto Quotidiano ROMA – E' la nuova frontiera degli affari che rende “più della droga”, dice un indagato intercettato. È il gioco d’azzardo online illegale, colpito ieri da un’operazione della Procura di Roma: in 11 sono stati arrestati, tra cui Nicola Femia e Luigi Tancredi, il “Re delle slot”, creatore di un piccolo impero di videolottery e poker online. Agli arrestati vengono contestati reati che a seconda delle posizioni vanno dall’associazione a delinquere, all’estorsione e l’intestazione fittizia di beni.

Per Tancredi però c’è anche l’aggravante mafiosa per “aver contribuito – è scritto nell’ordinanza – alla diffusione capillare del sistema di gioco illegale su territori ad alta penetrazione mafiosa, principalmente camorristica, grazie ai rapporti con esponenti del clan dei Casalesi”. L’inchiesta che ha portato agli arresti di ieri parte da lontano: da quando sono iniziate le indagini sul tentato omicidio di Fabio Aragona, avvenuto il 18 aprile 2011 a Ostia. Aragona gestiva un bar nella sala giochi Italy Poker, dove erano installate “apparecchiature da gioco distribuite da Tancredi, attraverso la Cinque Punto Cinque Srl”. Non è stato scoperto l’autore dell’omicidio di Aragona, ma da quella indagine gli investigatori hanno ricostruito la struttura di una presunta organizzazione criminale che – grazie a un sito illegale per il poker online (dollarpoker) con server all’estero – riusciva a guadagnare illecitamente la bella cifra di 11 milioni al giorno all’ingrosso.

Non solo. Anche i clan avevano un tornaconto secondo gli inquirenti: nelle casse della famiglia Zagaria, ad esempio, sarebbero entrati 45-60 mila euro al mese. Agli atti di questa indagine ci sono anche le dichiarazioni di alcuni collaboratori. Come Antonio Leonardi, che è stato “protagonista sulla scena camorristica napoletana per quasi 30 anni”. Ai pm il 6 maggio 2015, Leonardi dopo aver spiegato come è entrato in contatto con Tancredi, dice anche: “Mi risulta che Atlantis (estranea alle indagini, ndr) stava a Napoli e vi faceva parte un politico, Ame- deo Laboccetta (ex deputato Pdl, ndr). Costui è genero della signora Esposito, titolare di un mobilificio vicino a casa mia. Poiché ero interessato ed inserito nel settore delles commesse mi venne suggerito di avere un contatto con un provider al fine di espandere la mia attività collegando le slot a prezzi convenienti (…) Avrei potuto contattare direttamente il politico che era uno dei maggiori soci di Atlantis. Questo suggerimento mi proveniva da V.B. che abita nei pressi dell’attività commerciale della signora Esposito. Avrei dovuto parlare con la signora per avere il contatto col genero”.

Poi però nel 2002 Leonardi fu arrestato e così, dice, “non ho potuto proseguire nelle mie intenzioni”. Poi, però, aggiunge di aver saputo che Laboccetta “era tra l’altro amico di Gino Tancredi”. Il Fatto ha contattato Laboccetta, estraneo alle indagini, che smentisce: “Non ho mai conosciuto Leonardi,né sono maistato socio di Atlantis. L’unica cosa vera è che la signora Esposito è mia suocera. Lo querelerò. È il solito schizzo di fango”. Non conosce neanche Tancredi? “Non mi ricordo di aver conosciuto alcun Luigi Tancredi”.

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