Porto di Gioia Tauro: esuberi, impatto terribile sull’economia. Il rilancio passa dagli impegni di Aponte

Michele Albanese Quotidiano del Sud GIOIA TAURO – Adesso che le lettere di licenziamento ai portuali di Gioia Tauro sono arrivate, i livelli di attenzione istituzionale non possono non aumentare per cercare di realizzare i punti previsti negli accordi per il rilancio dello scalo. L’impatto è stato tremendo, indescrivibile per le famiglie di coloro che sono stati colpiti dal provvedimento di licenziamento da Mct. Un colpo all’economia della Piana e a tante famiglie, nonostante gli impegni assunti con l’Agenzia del lavoro potranno garantire un’assistenza al reddito. Una notizia così drammatica ha fatto scattare commenti di varia natura a cominciare dagli attestati di solidarietà di qualche sindaco che però, per tutta la fase drammatica delle trattative se ne è rimasto in silenzio.

Una botta per l’economia calabrese che negli ultimi anni secondo i dati dell’Osservatorio Banche Imprese (Obi) si certifica come la regione dovrà aspettare ancora per recuperare il suo gap accumulato in termini di ricchezza e occupazione.  Tra il 2008 e il 2013 la ricchezza prodotta in Calabria è scesa di oltre 11 punti percentuali passando cioè dai 31,2 miliardi del 2008 a 27,6 di cinque anno dopo. Dunque 3,6 miliardi volatilizzati nel nulla che si è tradotto in un meno 11,39 per cento di valore aggiunto. Peggio di noi sono andati nel Sud il Molise e la Campania che hanno lasciato sul terreno in questo lasso di tempo rispettivamente 15,97% e 12,39% della loro ricchezza. Ed è il Cosentino il territorio che ha pagato più di altri lo scotto della recessione: in questo periodo ha perso oltre 20 punti percentuali del proprio Pil. Più preoccupanti i dati dell’occupazione passata da circa 700mila unità del 2008 a 642mila del 2013. Totalizzando così circa l’8 per cento in meno di forza lavoro. Solo nel Reggino si sono persi circa il 10 per cento dei posti di lavoro. E stiamo parlando di dati raccolti fino al 2013. Da allora la situazione può essersi anche aggravata. E se si pensa a proposito di Pil privato che da sola l’attività di Mct garantiva il 50% di questo valore nel territorio regionale si ha l’idea di quello che potrebbe causare un eventuale regressione delle attività portuali di Gioia Tauro. Roba da far tremare le vene ai polsi.

Oggi, purtroppo, si scontano i ritardi, le superficialità, le visioni miopi delle classi dirigenti che hanno contribuito ad impoverire il contesto Gioia Tauro. Basta pensare alle responsabilità del retroporto, dei fallimenti, della manca programmazione funzionale alla vocazione di indotto portuale dell’area, dei ritardi sull’intermodalità e la logistica. Mai come adesso le istituzioni devono seriamente recuperare il gap di responsabilità con il passato e realizzare al più presto linee guida ed interventi di recupero di quell’area con ipotesi progettuali fattibili, creando grandissimo valore aggiunto, aumentano l’appeal dell’import-export. Strumenti per rafforzare il transhipmenti che rischia anch’esso nuove regressioni. Il sindacato in particolare deve vigilare affinché gli impegni assunti nell’accordo che ha portato alla firma sull’Accordo di Programma Quadro vengano rispettati e possibilmente accelerati, sperando che la Msc di Aponte mantenga gli impegni di incentivare i volumi, così come ha promesso. I lavoratori e il territorio hanno pagato un prezzo enorme con il licenziamento di 380 portuali, e se Aponte dovesse non mantenere quegli impegni non si esclude che presto altri portuali potrebbero rischiare.

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