Presunto jihadista, arrestato in Calabria uno scafista siriano

Alessia Candito Repubblica.it CATANZARO – È stato arrestato come scafista alla guida del peschereccio che lo aveva condotto nel crotonese assieme a 75 migranti, ma doveva compiere un attentato in Europa, o filmarlo per poi diffondere le immagini in rete. Questo il vero ruolo di Abo Robeih Tarif, 23enne siriano, dapprima fermato e poi arrestato dalla Dda di Catanzaro perché ritenuto membro attivo di Jabhat al Nusra, fino al luglio 2016 costola siriana di Al Qaeda, oggi sigla autonoma nella sua feroce jihad contro civili e miliziani che appoggiano il regime di Bashar al Assad in Siria.

Il 23enne era prossimo a lasciare il carcere di Catanzaro, dove dall’autunno del 2014 era in custodia preventiva per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La scarcerazione inizialmente era prevista a febbraio. Ma il suo comportamento da “detenuto modello” aveva accorciato i tempi. “E questo” dice serio il procuratore capo della Dda di Catanzaro, Nicola Gratteri, “non avremmo potuto permetterlo”. Se Abo Robeih Tarif avesse lasciato la casa circondariale, spiega il magistrato, “sarebbe finito in un Centro di identificazione ed espulsione, nel quale ovviamente sarebbe rimasto pochi secondi prima di fuggire e fare perdere le sue tracce”.

Un rischio serio, troppo. Tanto da costringere la Dda a rompere gli indugi ed emettere un provvedimento di fermo. Tempo per attendere la valutazione del gip sulla richiesta di misura cautelare che la Dda aveva inviato già qualche mese fa, non ce n’era più. Nonostante la giovane età, Abo Robeih Tarif – dice chiaramente il procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri – è un personaggio pericoloso e non può essere lasciato a piede libero.

Ad aiutare investigatori e inquirenti a comprendere il reale profilo criminale dell’uomo sono stati il suo cellulare e il laptop che nel 2014 aveva con sè, al momento dello sbarco avvenuto nel crotonese. Grazie alle indagini approfondite del nucleo della polizia tributaria della Gdf di Catanzaro, da quei dispositivi sono emerse decine di foto, chat, mail e conversazioni di chiaro contenuto terroristico. “Abbiamo trovato foto con armi di ogni genere – dice Gratteri. Quel telefonino, per la sua importanza, può essere paragonato alla ‘copiata’ per gli ndranghetisti. È il suo dna di appartenenza. Gli serviva per dimostrare chi fosse e di quale organizzazione facesse parte”.

Nonostante il tentativo del siriano di occultare o cancellare i file, scandagliando l’hard disk di telefono e laptop i finanzieri, aiutati da una mediatrice culturale, sono riusciti a individuare non solo conversazioni e proclami in difesa della jihad in Siria e di diversi attentati kamikaze realizzati contro le truppe governative o nelle città fedeli ad Assad, ma anche centinaia di foto che ritraggono il ventitreenne con armi di ogni genere. Ad allarmare però gli investigatori sono stati soprattutto i dettagliati rapporti sui combattimenti in Siria, tutti relativi alla situazione nelle province di Adleb e Hama, che per la Dda dimostrerebbero senza alcun dubbio la prossimità di Abo Robeih Tarif al terrorismo di matrice islamica.

Il suo arresto, dice Gratteri, “è la prova oggettiva dell’interesse del terrorismo sulla tratta degli immigrati. Non bisogna certo generalizzare e criminalizzare, ma quello che è emerso deve fare scattare l’attenzione”. Per il procuratore capo della Dda di Catanzaro, “siamo davanti a un elemento di novità perché quello che doveva essere uno scafista, in realtà faceva proselitismo”.

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