Primo Maggio a Reggio Calabria è anche la “Marcia dei migranti”

Mario Meliadò Reggiotv.it REGGIO CALABRIA – Chiedono «lavoro, casa, dignità»: sono i lavoratori extracomunitari – in prevalenza africani provenienti dal Ghana e dal Mali, dalla Nigeria e dall’Algeria e altri Paesi ancora, ma non mancano un manipolo di lavoratrici filippine – che questa mattina hanno dato vita alla Marcia dei migranti sotto le insegne del sindacato Usb Calabria. Una manifestazione con la chiara intenzione d’incidere, specie alla luce delle normative nazionali più recenti e “stringenti” in materia d’immigrazione e dintorni; un evento emblematicamente organizzato in occasione della Festa del lavoro e cui hanno aderito diverse realtà, dal Coordinamento Lavoratori agricoli dello stesso sindacato di base Usb al Cosmi, dal Pci a Sos Rosarno, dai Psp (i Partigiani della scuola pubblica) al collettivo autonomo Altra Lamezia, dal Nuvola Rossa all’Anpi…

In corteo dal ponte Calopinace fino alla “piazza dei Palazzi”, piazza Italia, con tanto di cartelli striscioni e megafoni, per rivendicare il loro diritto a documenti completi e regolari e a un’abitazione decente, anziché uno strapuntino magari in una Tendopoli “degli orrori” come a San Ferdinando per i braccianti agrumicoli della Piana di Gioia Tauro. E ognuno di loro porta con sé una storia. Diversi braccianti africani come Jerry Johnson, sindacalisti – dal responsabile calabrese dell’Usb Aurelio Monte a Patrick Konde dell’Usb nazionale – ed esponenti del mondo associativo puntano l’indice contro l’invivibilità del “ghetto” sanferdinandese, sottolineando che una soluzione del genere dovrebbe risultare praticabile solo per un periodo iniziale di poche settimane, e chiedono anche dal punto di vista salariale e delle tutele di non essere da meno dei lavoratori italiani.

Mentre Alex Nwali da anni, a Villa San Giovanni e non solo, cerca disperatamente un lavoro ma non riesce a trovarlo: «Come riusciremo a farci sentire? Confido in Dio», dice lui. E le donne della Comunità filippina – come Marianita Ringor, Lourdes Mostoles, Jovita Magbag – ci tengono a sottolineare d’essere state «accolte benissimo a Reggio Calabria, come delle figlie» dalle famiglie in cui operano nella cura della persona. A loro avviso, però, non di meno «è importante trascorrere qui il Primo Maggio, insieme agli altri lavoratori stranieri, ed è giusta la loro lotta per il diritto alla casa e alla dignità».

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