Processo Meta, confermate le condanne ai boss reggini

REGGIO CALABRIA – La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha confermato la condanna a 27 anni di reclusione a carico del boss Giuseppe De Stefano, detto il “crimine”, nell’ambito del processo Meta scaturito dall’inchiesta della locale Dda che ha riguardato altri boss e gregari delle principali cosche reggine. Venti gli anni di reclusione inflitti anche al “supremo” Pasquale Condello e a Giovanni Tegano “uomo di pace”, mentre Pasquale Libri ha visto la pena aumentata di un anno (21). Le condanne, disposte in secondo grado, confermano il lavoro della Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria che con il sostituto procuratore Giuseppe Lombardo ha rappresentato la pubblica accusa.

De Stefano, soprannominato “il crimine”, è indicato così per la carica a cui spetta il potere di vita o di morte su tutti gli associati alle cosche che gravitano nel mandamento reggino che va da Bagnara Calabra a Melito Porto Salvo. Lieve sconto di pena per Domenico Condello detto “gingomma”, da 23 a venti anni e per Pasquale Bertuca, “uomo di rispetto” per conto dei De Stefano a Villa San Giovanni, da 23 a 21 anni. Sconto di pena anche per Antonino Imerti, cugino e omonimo del boss di Fiumara di Muro, “nano feroce”, sostanziale conferma, da 18 anni quattro mesi a diciotto anni, anche per il boss di Catona, Giovanni Rugolino. Condanna anche per l’imprenditore Antonino Crisalli, ex titolare del Limoneto una delle discoteche estive più frequentate negli anni ’80, a quattro anni, tre in meno del primo grado. Rimedia 18 anni di carcere il boss di Sinopoli Cosimo Alvaro, proprietario di fatto di uno dei lidi sul lungomare di Reggio Calabria, il frequentatissimo Calajunco.

Il pm Giuseppe Lombardo, nella sua requisitoria, aveva definito l’inchiesta Meta un lavoro a metà: in questo atto di
accusa – disse in quella circostanza – manca l’altra metà della ndrangheta, quella degli invisibili”, di cui si occupa adesso
il processo “Ghota”

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