Processo “Saggio compagno”, quasi 300 anni di reclusione

Reggiotv.it REGGIO CALABRIA – Il processo di primo grado scaturito dall’operazione “Saggio Compagno”, coordinata dalla Dda reggina ed eseguita dal comando provinciale contro la locale di ndrangheta di Cinquefrondi, si è concluso con 34 condanne e otto assoluzioni. Il gup distrettuale Davide Lauro, accogliendo in pieno la tesi del Pm antimafia Adriana Sciglio, ha inflitto quasi 300 anni di reclusione agli imputati che hanno scelto il rito abbreviato. La pena più alta, 20 anni di carcere, è stata inflitta al boss Giuseppe Ladini.

Di seguito la sentenza emessa dal gup: Fortunato Foriglio (17 anni e 4 mesi), Rocco Petullà (16 anni più 8.000 euro di multa), Saverio Foriglio, (16 anni e 8.000 euro di multa), Francesco lerace (14 anni), Raffaele lerace (14 anni), Michele lerace (13 anni), Saverio Napoli cl. 64) (12 anni), Fabio Porcaro (11 anni), Salvatore Cuturello (10 anni e 4 mesi e 32.400 euro di multa), Nicodemo Lamari, (10 anni e 4 mesi più 30 mila euro di multa), Antonella Bruzzese (10 anni), Raffaele Petullà (9 anni e 4 mesi più 6.400 euro di multa), Grazio lerace (9 anni), Angelo Petullà (9 anni più 6.000 euro di multa), Antonio Petullà (9 anni), Renato Fonti (8 anni), Angelo Napoli (8 anni), Attilio Giorgi (7 anni e 8 mesi e 27.000 euro di multa), Rocco Varacalli, (6 anni e 8 mesi più 25.000 euro di multa), Maurizio Pronestì (6 anni e 4.400 euro di multa), Giuseppe Vigilante (6 anni+7.000 euro di multa), Saverio Napoli cl.85 (5 anni e 8 mesi più 3.000 euro di multa), Rocco Pizzinga (4 anni e 8 mesi più 12.000 euro di multa), Rocco Foriglio, (4 anni e 4 mesi e 3.200 di multa), Francesco Giorgi, (6 anni e 8 mesi e 30.000 euro di multa), Rocco Francesco leranò (4 anni e 4 mesi), Michele Vomera (3 anni più 8.000 euro di multa), Renato lannone (2 anni e 8 mesi e 7.400 euro di multa), Pasquale Zaita (2anni più 3.400 euro di multa), Salvatore Bono (1 anno e 8 mesi più 2.600 euro di multa), Salvatore Petullà (1 anno e 4 mesi più 400 euro di multa), Salvatore Romeo (1 anno e 4 mesi più 3.000 euro di multa).

Il gup ha invece assolto, ritenendo non esserci gli estremi per la condanna , l’investigatore di polizia giudiziaria, Francesco Oliveti, accusato di aver riferito a Rocco Ieranò, divenuto collaboratore di giustiza dopo l’arresto, di essere intercettato, e poi Armando Foti, Salvatore Foriglio, Michele Ierace  (classe 1991), Domenico Ladini, Diego Lamanna, Maurizio Monteleone e Vincenzo Papasidero. L’operazione “Saggio compagno” era stata così denominata, in quanto traeva origine dall’appellativo con cui il principale indagato, Ladini Giuseppe, si rivolgeva al suo più fidato sodale, Tigani Leonardo. Le indagini erano state avviate già dal novembre 2013, sviluppando ulteriormente alcune acquisizioni investigative dell’operazione “Vittorio Veneto”, che all’epoca aveva consentito di trarre in arresto 8 persone per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e violazioni in materia di armi, nonché aveva successivamente determinato la collaborazione dell’esponente di vertice di quel sodalizio, Ieranò Rocco Francesco. Quest’ultimo, dopo essersi dichiarato fin dall’inizio ndranghetista ed appartenente alla ”Locale di Cinquefrondi”, aveva riferito preziose informazioni in merito all’assetto della struttura criminale di cui faceva parte, con particolare riferimento al ruolo rivestito da Ladini Giuseppe, indicato come ndranghetista appartenente alla stessa locale con un ruolo apicale.

Il complesso delle articolate attività tecniche incrociate con le risultanze investigative derivanti anche dalla collaborazione di Ieranò, ha permesso di individuare i soggetti appartenenti all’organizzazione mafiosa identificata in “Locale di Cinquefrondi”, che peraltro frequentavano l’abitazione di Ladini Giuseppe o comunque gravitavano a vario titolo attorno alla sua figura e cogliere in maniera inequivocabile le varie condotte compiute anche da ciascuno degli imputati, dimostrando la loro attiva collaborazione alle varie attività illecite di Ladini e della “Locale di Cinquefrondi” di cui facevano parte. Il 15 dicembre del 2015, i Carabinieri eseguirono il fermo di 36 persone accusare a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, porto e detenzione di armi da guerra e comuni da sparo, ricettazione, rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, favoreggiamento personale, traffico e detenzione illecita di stupefacenti, estorsione, furto, spendita e introduzione nello Stato di monete false, danneggiamento. Gli inquirenti ritennero di aver delineato gli assetti e l’appartenenza degli indagati alle cosche “Petullà”, “Ladini” e “Foriglio”, ritenute come delle articolazioni autonome della Locale di ndrangheta di Cinquefrondi.

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