Processo Scajola, Speziali dal Libano: “Pronto a testimoniare ma con una rogatoria internazionale”

Vincenzo Speziali e la moglie

BEIRUT – Vincenzo Speziali, l’italiano residente in Libano chiamato a testimoniare il 15 gennaio prossimo con l’ex presidente libanese Amin Gemayel nel processo all’ex ministro dell’Interno Claudio Scajola e a Chiara Rizzo, ha affermato di essere “ben lieto di farlo”, ma “secondo le modalità delle rogatorie internazionali”, in quanto cittadino residente all’estero. Speziali è destinatario di un ordine di custodia cautelare con l’accusa di presunta procurata inosservanza della pena perché avrebbe cercato di sfruttare i suoi contatti con politici libanesi di primo piano, tra i quali Gemayel, per aiutare Scajola a fare trasferire da Dubai in Libano Amedeo Matacena, l’ex deputato di Forza Italia, marito di Chiara Rizzo, condannato a tre anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. “E’ bizzarro – afferma Speziali in una dichiarazione inviata all’ANSA – il fatto che, dopo non essere stato ascoltato, così come era mio diritto, dalla Procura di Reggio Calabria durante le indagini di questa grottesca vicenda che risulta essere l’Affaire Matacena/Scajola, adesso il Tribunale voglia ‘audirmi’, come testimone. Sono ben lieto di farlo, alfine di poter esporre, produrre e dimostrare, le calunnie imbastite da accusa e difese (…) le quali hanno cagionato, ancor prima che a me stesso, dolori immensi, a causa di un’ingiusta persecuzione mediatico-giudiziaria”. Speziali conferma, quindi, di essere “disposto a rispondere al Tribunale, secondo le modalità delle rogatorie internazionali, finora disconosciute dalla Procura della Repubblica”.

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