Puzzle Giustizia, D’Ascola e le altre pedine di Alfano

Wanda Marra Il Fatto Quotidiano SI VEDRANNO in questi giorni il responsabile Giustizia del Pd, David Ermini e il responsabile Giustizia dell’Ncd, Nino D’Ascola. Sul tavolo, la riforma delle prescrizione. La Camera l’ha approvato ormai dieci mesi fa (era marzo), ma il provvedimento è fermo in commissione Giustizia al Senato. Con i centristi che fanno le barricate, perché vogliono che i tempi della prescrizione vengano abbreviati rispetto al testo approvato dalla Camera: sul fronte della corruzione, il termine-base di prescrizione dei reati di corruzione propria e impropria e in atti giudiziari aumenta della metà. Le lancette si fermano dopo la condanna. Ovvero, la prescrizione resta sospesa per due anni dopo la sentenza di condanna in primo grado e per un anno dopo la condanna in appello.

Il governo difende il testo così com’è. Dal Nazareno ammettono che qualche concessione sono pronti a farla. Nel testo uscito dalla Camera per i reati di corruzione, la prescrizione scatterebbe dopo 21 anni. I tempi potrebbero accorciarsi. Il partito di Alfano è all’attacco. Alfiere di sfondamento, lo stesso D’Ascola. Per il quale non a caso adesso si parla di un posto di vice ministro alla Giustizia. Gli lascerebbe il posto Enrico Costa, per diventare ministro degli Affari regionali. Il Guardasigilli, Andrea Orlando, non dice nulla, ma guarda con molta attenzione come va a finire la questione prescrizione. L’arrivo a via Arenula di D’Ascola (un passato nello studio di Niccolò Ghedini) non è ancora certo, ma quel che è chiaro a Renzi è che qualcosa bisogna dargli. L’altra opzione è la presidenza della commissione Giustizia del Senato (Ncd ha perso la presidenza della Bilancio che era di Antonio Azzollini): dovrebbe sostituire Nitto Palma, che, inquanto Forza Italia, deve lasciare. Per la verità, lui non ne ha alcuna voglia e potrebbe abbandonare il gruppo degli azzurri e iscriversi al Misto. Ma intanto si allungano le mani dei centristi sulla Giustizia in generale. Oltre alla questione prescrizione, Ncd ha bloccato l’abrogazione del reato di immigrazione clandestina. Doveva essere nel Cdm di venerdì, non ci sarà. E siccome scade la delega per la depenalizzazione di alcuni reati, va riscritto totalmente. Ermini ha proposto che sia inserito nel ddl penale. Si vedrà. “Non serve a nulla” il reato di immigrazione clandestina, ha detto ieri Renzi. E perciò “sarà tolto”. Dichiarazione che arriva dopo l’ammissione che non se ne parlerà nel prossimo Cdm, per questioni che hanno a che fare con “la percezione”. Dice Renzi, dunque, che il reato verrà abrogato solo quando sarà pronto un pacchetto di norme per “rendere più veloci i processi di espulsione e più dure le pene per chi delinque”. E infatti, ribadisce il ministro della Giustizia Andrea Orlando, l’abolizione del reato “si deve fare”. Ma per “evitare strumentalizzazioni si può mettere dentro un pacchetto dove sia chiaro che il meccanismo delle espulsioni e dei rimpatri non si tocca”.

Le norme, ancora allo studio, dovrebbero accelerare tra l’altro i rimpatri e i tempi per il riconoscimento dello status di rifugiato. Ma al di là delle dichiarazioni di intenti, la realtà è che si è tornati nell’ambito non dei fatti, ma delle possibilità. E i tempi, comunque, sono lunghi. E di certo non si arriverà a nulla prima delle amministrative. Anche a causa delle pressioni di Ncd è fermo anche il reato di tortura, nonostante le ripetute richieste dell’Europa. A via Arenula, intanto, si discute di un altro ingresso: quello di Ivan Scalfarotto, oggi sottosegretario alle Riforme, in quota Pd. Basterà a controbilanciare il partito di Alfano? Il dubbio sorge spontaneo.

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