Quando la mafia rumena andò in Calabria a chiedere alla ndrangheta di poter aprire un gruppo ultrà allo Juventus Stadium

Andrea Agnelli

Mar­co Baz­zuc­chi Huffingtonpost.it PUÒ CAPITARE, inda­gan­do sui traf­fi­ci di dro­ga gesti­ti dal­la mafia rume­na, di dover pedi­na­re un boss da Tori­no fino in Cala­bria, dove è pre­vi­sto un ver­ti­ce con una cosca del­la 'ndran­ghe­ta in cui, vero­si­mil­men­te, vi è all'ordine del gior­no l'organizzazione del­le piaz­ze di spac­cio nel capo­luo­go pie­mon­te­se. Ma può capi­ta­re che, al cen­tro del col­lo­quio tra i cri­mi­na­li dell'Est Euro­pa e quel­li del Mez­zo­gior­no d'Italia non vi sia nul­la di tut­to que­sto, ma la richie­sta di auto­riz­za­zio­ne all'apertura di un nuo­vo grup­po ultrà nel­la cur­va del­lo Juven­tus Sta­dium.

E' l'episodio che i sosti­tu­ti del­la dda di Tori­no Pao­lo Toso e Moni­ca Abba­te­co­la han­no rac­con­ta­to nell'audizione in com­mis­sio­ne Anti­ma­fia resa lo scor­so 7 feb­bra­io, ora pub­bli­ca, in cui sono sta­ti ascol­ta­ti sul­la vicen­da del­le infil­tra­zio­ni del­le cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta nel­la tifo­se­ria juven­ti­na e del­la for­ni­tu­ra di bigliet­ti da par­te del­la socie­tà bian­co­ne­ra per il baga­ri­nag­gio. A tale epi­so­dio, avve­nu­to nel 2012, e alla gran­de sor­pre­sa avu­ta nell'apprendere degli inte­res­si del­la ndran­ghe­ta nel­le cur­ve, gli inqui­ren­ti fan­no risa­li­re l'input deci­si­vo che poi ha por­ta­to al filo­ne sul baga­ri­nag­gio e sul­le infil­tra­zio­ni nell'ambito dell'inchiesta "Alto Pie­mon­te" e infi­ne, sul fron­te del­la giu­sti­zia spor­ti­va, al defe­ri­men­to del pre­si­den­te juven­ti­no Andrea Agnel­li e di altri diri­gen­ti da par­te del pro­cu­ra­to­re Figc Giu­sep­pe Peco­ra­ro.

I rume­ni, rac­con­ta­no Tosi e Abba­te­co­la, "ave­va­no deci­so di costi­tui­re un grup­po di tifo orga­niz­za­to e di par­te­ci­pa­re alle par­ti­te del­la Juven­tus con il nome di 'Tem­pla­ri', che era ricon­du­ci­bi­le alla codi­ci­sti­ca che uti­liz­za­va­no all'interno del loro soda­li­zio, infat­ti ave­va­no un tatuag­gio tipi­co dei Cava­lie­ri di Mal­ta. Da inter­cet­ta­zio­ni tele­fo­ni­che venia­mo ad appren­de­re che il capo di que­sto soda­li­zio si reca in Cala­bria per otte­ne­re l'autorizzazione alla costi­tu­zio­ne del grup­po e poter esse­re pre­sen­te col suo grup­po all'interno del­lo Juven­tus Sta­dium". In segui­to gli inqui­ren­ti appren­de­ran­no dal­le dichia­ra­zio­ni di un col­la­bo­ra­to­re di giu­sti­zia rume­no che "tra gli affa­ri del soda­li­zio rume­no c'era anche un'attività rela­ti­va alla ces­sio­ne a ter­zi di abbo­na­men­ti per assi­ste­re alle par­ti­te del­la Juven­tus e che que­sta atti­vi­tà era con­dot­ta pre­via auto­riz­za­zio­ne di cri­mi­na­li di ori­gi­ne cala­bre­se".

Que­sto apre ai magi­stra­ti uno sce­na­rio ine­di­to, in cui, oltre ai grup­pi sto­ri­ci del tifo ultrà bian­co­ne­ro, il busi­ness del baga­ri­nag­gio ha por­ta­to le prin­ci­pa­li fami­glie ndran­ghe­ti­ste a spar­tir­si le cur­ve del­lo Juven­tus Sta­dium e, addi­rit­tu­ra, a ingag­gia­re del­le vere e pro­prie lot­te di suc­ces­sio­ne dopo l'arresto di un lea­der. Que­sto acca­de, ad esem­pio, quan­do vie­ne arre­sta­to Andrea Pun­tor­no, lea­der del grup­po dei "Bra­vi ragaz­zi", che gua­da­gna­va in media 30 mila euro a par­ti­ta coi rica­vi del baga­ri­nag­gio, trat­ta con la Juve "attra­ver­so suoi emis­sa­ri" ed è al ser­vi­zio del­la fami­glia Ursi­ni Bel­fio­re Macrì, dell'area gio­io­sia­na. Il vuo­to di pote­re crea­to­si nel­la gestio­ne del baga­ri­nag­gio sca­te­na la guer­ra tra le cosche: nel busi­ness vuo­le entra­re la fami­glia Crea, che inti­ma all'uomo del­la fami­glia riva­le di "far­si da par­te". E' in que­sto con­te­sto, come è noto, che si inse­ri­sce la figu­ra di Roc­co Domi­nel­lo, espo­nen­te del­la cosca Bel­loc­co-Pesce, che riu­sci­rà poi a garan­ti­re la pace nel­la cur­va e una suf­fi­cien­te dota­zio­ne di bigliet­ti per tut­ti i grup­pi, gra­zie al con­tat­to con diri­gen­ti juven­ti­ni.

Ine­vi­ta­bi­le, nel cor­so dell'audizione, affron­ta­re il tema scot­tan­te del­la pre­sun­ta con­sa­pe­vo­lez­za da par­te dei diri­gen­ti e del­la pre­si­den­za del­la Juven­tus dell'estrazione fami­lia­re di Domi­nel­lo, su cui i magi­stra­ti han­no rispo­sto in modo chia­ro: "Il pun­to noda­le – ha affer­ma­to Toso – non è tan­to se Domi­nel­lo si sia incon­tra­to fisi­ca­men­te con qual­cu­no del­la fami­glia Agnel­li o no: il pun­to è se ci fos­se la pos­si­bi­li­tà – e per noi non c'è sta­ta – di dimo­stra­re la con­sa­pe­vo­lez­za di cosa ci fos­se die­tro Domi­nel­lo, per­ché un incon­tro in sé può voler dire nul­la e vero­si­mil­men­te lo stes­so Agnel­li non nega che ci sia sta­to, ma è la pro­va che qual­cu­no sapes­se cosa c'era die­tro Domi­nel­lo che dimo­stre­reb­be la sus­si­sten­za di un pos­si­bi­le con­cor­so ester­no".

Incal­za­to dai mem­bri dell'Antimafia, Toso ha det­to di non ave­re "alcu­na risul­tan­za che qual­cu­no del­la Juven­tus abbia avu­to con­tat­ti, diret­ti o indi­ret­ti, con altri che non fos­se­ro Roc­co Domi­nel­lo. Dimo­stra­re i con­tat­ti – che ci sono – tra i mas­si­mi diri­gen­ti del­la socie­tà e una per­so­na che, non per quel che face­va alla Juve, ma per quel che face­va per con­to suo con il padre (omi­ci­di etc.) era appar­te­nen­te alla ndran­ghe­ta, non signi­fi­ca che ci sia una con­sa­pe­vo­lez­za di ave­re a che fare con la ndran­ghe­ta. C'è un sospet­to. E' chia­ro che ci sia­mo posti la doman­da 'come pote­va­no non ren­der­si con­to che…?' ma su que­sto non si pos­so­no fare i pro­ces­si, altri­men­ti sarem­mo in uno Sta­to di poli­zia".

Qual­che gior­no dopo l'audizione del­la dda tori­ne­se, la com­mis­sio­ne ha ascol­ta­to il pro­cu­ra­to­re del­la Figc Giu­sep­pe Peco­ra­ro, che poi ha defe­ri­to Agnel­li e tre diri­gen­ti juven­ti­ni, con­si­de­ran­do quan­to appu­ra­to dal­la magi­stra­tu­ra for­te­men­te rile­van­te ai fini del­la giu­sti­zia spor­ti­va. Sul fron­te del baga­ri­nag­gio, per i magi­stra­ti le respon­sa­bi­li­tà del­la Juven­tus sono accla­ra­te e paci­fi­che, e cita­no l'episodio di un padre di fami­glia tosca­no che con­tat­ta la socie­tà per acqui­sta­re otto bigliet­ti per la par­ti­ta per i suoi paren­ti, ma vie­ne indi­riz­za­to dal­la stes­sa Juve ai cana­li del baga­ri­nag­gio ultrà. Una vol­ta rea­liz­za­to che il prez­zo era lie­vi­ta­to fino a più del dop­pio, il tifo­so rea­gi­sce in malo modo e desi­ste.

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