Quando si sfiorò la crisi tra i Pesce e i Mancuso per l’intromissione di un rosarnese a Ricadi

Marcello Pesce al momento del suo arresto

Gian­lu­ca Pre­stia Quo­ti­dia­no del Sud VIBO VALENTIA – Il peri­co­lo era che quell’alleanza sto­ri­ca potes­se incri­nar­si. Ma, alla fine, l’intervento di Mar­cel­lo Pesce, alias “U bal­le­ri­nu” e Anto­ni­no Pesce “Nino u sar­di­gno­lu” rista­bi­li­ro­no la cal­ma con­sen­ten­do di supe­ra­re quel­la mini cri­si appar­sa minac­cio­sa all’orizzonte del pano­ra­ma cri­mi­na­le com­pre­so tra la Pia­na e Nico­te­ra. La vicen­da, nar­ra­ta nel­le car­te dell’inchiesta “Recher­che” sui fian­cheg­gia­to­ri accu­sa­ti di aver favo­ri­to il boss di Rosar­no, risa­le all’estate scor­sa quan­do Sal­va­to­re Figliuz­zi avreb­be ten­ta­to di met­te­re le mani sul patri­mo­nio di una vedo­va tito­la­re di uno sta­bi­li­men­to bal­nea­re a Capo Vati­ca­no nel qua­le ave­va inte­res­si anche il boss di Lim­ba­di Die­go Man­cu­so, alias “Maz­zo­la”, sto­ri­ca figu­ra del­la con­sor­te­ria lim­ba­de­se, che gli avreb­be pro­spet­ta­to la pos­si­bi­li­tà di entra­re in socie­tà solo a fron­te del paga­men­to di due­cen­to­mi­la euro.

A rac­con­ta­re, a sua insa­pu­ta anche agli inve­sti­ga­to­ri, la vicen­da è Car­me­lo Gar­ruz­zo (uno degli arre­sta­ti nell’operazione). In buo­na sostan­za, Man­cu­so, dopo aver appre­so che Figliuz­zi al lido gesti­va sol­tan­to i peda­lò, lo avreb­be invi­ta­to ad anda­re via entro bre­vis­si­mo tem­po altri­men­ti avreb­be subi­to una ritor­sio­ne con­si­sten­te nel loro incen­dio. Rac­con­ta Gar­ruz­zo di aver appre­so le infor­ma­zio­ni da ter­zi: «Die­go gli ha det­to: "ma tu, qui è il tuo?". Gli ha det­to: "No" gli ha det­to: "Ho i peda­lò qui, lì". "Ah!" gli ha det­to. Non gli ha det­to: "Pren­di e vat­te­ne, qui e lì". E' anda­to a vede­re chi era. E' sali­to, si è anda­to a pren­de­re quel­le 4 cose. Gli ha det­to che non può anda­re per ades­so che ha pro­ble­mi a casa, che qui e che lì. E vai va, non ci rom­pe­re i coglio­ni. Lascia fot­te­re i cri­stia­ni in pace… Poi gli han­no man­da­to l'ambasciata a quel­lo e gli han­no det­to: "Deve veni­re a pren­de­re i peda­lò, se no gli dia­mo fuo­co”. Entro sta­se­ra" gli ha det­to: "devo­no squa­glia­re i peda­lò da qui" gli ha det­to. "Se no gli fac­cio, 2 litri di ben­zi­na" gli ha det­to "e glie­li bru­cio».

Sem­pre Gar­ruz­zo rife­ri­va che cin­que o sei per­so­ne si era­no mes­se in cer­ca di Figliuz­zi per pic­chiar­lo e/o spa­rar­li alle gam­be in quan­to ave­va per­cos­so con un basto­ne “un ami­co” di Man­cu­so e sem­pre in base al suo rac­con­to, sic­co­me il pri­mo ave­va det­to di esse­re di Rosar­no, i Man­cu­so ave­va­no pre­so con­tat­ti con Nino “u sar­di­gno­lu” (Anto­ni­no Pesce) per capi­re chi fos­se, o meglio, se fos­se “un ami­co” del­la ndran­ghe­ta. Toni­no ha man­da­to Pep­pe Pic­ciu­ni e gli ha det­to: «”Vai a vede­re chi è”. Sono anda­ti lì ed han­no visto che era tuo fra­tel­lo. E' tor­na­to e gli ha det­to: "Vedi che Turi Figliuz­zi è". Il Sar­di­gno­lo gli ha det­to: "No che è un ami­co nostro" gli ha det­to. E non lo han­no toc­ca­to appo­sta».

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