Reggio Calabria, chiesti quasi 300 anni di carcere per la ndrangheta di San Ferdinando

Claudio Cordova Ildispaccio.it REGGIO CALABRIA  – Il sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria, Giulia Pantano, ha chiesto quasi 300 anni di reclusione complessivi per le cosche di San Ferdinando, alla sbarra nel procedimento "Eclissi". Nel mirino della Dda reggina le cosche Pesce-Pantano e Bellocco-Cimato vanno sepolte da quasi 300 anni di carcere. Il pm Pantano ha svolto la propria requisitoria al cospetto del Gup di Reggio Calabria, Filippo Aragona. Il procedimento, infatti, si celebra con rito abbreviato. Le pene richieste oscillano dai 30 anni ai 3 anni e 4 mesi di detenzione. Le accuse contestate dalla Dda sono a vario titolo quelle di estorsione, danneggiamenti, possesso e uso di armi da guerra, traffico di stupefacenti, condizionamento delle Istituzioni, infiltrazioni di chiara matrice ndranghetista nell'amministrazione comunale di San Ferdinando finalizzate al controllo di autorizzazioni e appalti. La richiesta di condanna più dura è stata invocata per Gregorio Malvaso, il presunto capocrimine di Ferdinando a sua volta legato alle ndrine Bellocco-Cimato, che per la Dda va condannato a 30 anni di carcere.

san ferdinando mappaAmmonta invece, a 24 anni di reclusione la pena invocata per Ferdinando Cimato mentre è di 20 anni quella richiesta per Giuseppe Pantano, classe 1962. La prima tranche dell'inchiesta ha visto coinvolti, fra gli altri, il sindaco Domenico Madafferi, il suo vice Santo Celi e il consigliere comunale Giovanni Pantano, iscritto al Movimento 5 stelle, anche se non eletto con una lista certificata, poi dimessosi dal Consiglio Comunale Estorsioni, danneggiamenti, possesso e uso di armi da guerra, traffico di stupefacenti, condizionamento delle Istituzioni, infiltrazioni di chiara matrice ndranghetista nell'amministrazione comunale di San Ferdinando finalizzate al controllo di autorizzazioni e appalti. Ci sono tutte queste accuse nell'indagine "Eclissi", condotta dai Carabinieri e coordinata dal pm antimafia Giulia Pantano. L'inchiesta poi si è arricchita delle dichiarazioni del pentito Pasquale Labate, giovane di Gioia Tauro che dopo essere stato coinvolto nell'operazione "Deja vu" per una serie di truffe ha deciso di collaborare con gli inquirenti, e quelle della neo-testimone di giustizia Annina Lo Bianco e del figlio di soli undici anni. Dal maggio scorso infatti l'ex compagna di Gregorio Malvaso – presunto capocrimine di San Ferdinando, galoppino di Ferdinando Cimato, a sua volta presunto reggente del casato mafioso del piccolo paese della Piana di Gioia Tauro – ha deciso di affidarsi alla legge e i suoi verbali sono diventati preziosissimi per l'Antimafia, così come quelli del figlio.

Queste, nel dettaglio, le richieste del pm Pantano: Ferdinando Cimato (1980), 24 anni Antonio Cimato (1989), 14 anni Gregorio Malvaso, 30 anni Giuseppe Schicchitano, 16 anni Giuseppe Gioffrè, 16 anni Federico Morano, 8 anni Giuseppe Albano, 16 anni Nicola Caprino, 8 anni Pasquale Mazzeo, 14 anni Ferdinando Naso, 12 anni Ferdinando Paparratto, 6 anni e 8 mesi e 40 mila euro Pasquale Albano, 10 anni Bruno Celi (1984), 12 anni Francesco Di Bella, 9 anni e 4 mesi Milena Nikolaeva Prodanova, 10 anni Georgeva Viktoriya Trifonova, 12 anni Silvio Albano, 9 anni e 4 mesi Daniele Marafioti, 5 anni e 4 mesi (ma assoluzione per capo 1) Giacomo Pirrottina, 10 anni Giuseppe Pantano (1962), 20 anni Jhonny Pantano (1991), 8 anni Francesco Albano, 6 e 8 mila Fabio Rappazzo , 6 anni e 8 mesi e 40 mila Andrea Aversa, 3 anni e 4 mesi

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*