Reggio Calabria, eccellenza sanitaria mai attivata: danno erariale da 40 milioni

Giuseppe Baldessarro Repubblica.it REGGIO CALABRIA – Da anni dovrebbe essere in funzione. Invece non ha erogato neppure una sola prestazione, perché nessuno ha previsto i fondi necessari per assumere il personale. E' costato allo Stato 18 milioni di euro ed è ancora chiuso. Uno spreco, ora segnalato dalla Guardia di Finanza di Reggio Calabria alla Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica che ha aperto un fascicolo. Il "Centro cuore" degli ospedali Riunti reggini è un monumento all'inefficienza, una cattedrale nel deserto per la quale le Fiamme gialle ipotizzano un danno erariale da 40 milioni di euro. Il reparto è nato come centro d'eccellenza, all'avanguardia per la prevenzione e la cura delle patologie cardiovascolari. Doveva offrire ai cittadini le migliori tecnologie biomediche. Doveva entrare in funzione già da qualche anno, per razionalizzare e fare interagire in maniera trasversale le singole aree funzionali delle Unità Operative di Cardiologia e Cardiochirurgia. Invece niente. Tutto fermo, nonostante attrezzature costate un patrimonio e nuove di pacco. I militari della Tributaria della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, che hanno ricostruito l'iter burocratico dell'ennesima "incompiuta", hanno segnalato alla Corte dei Conti sei funzionari pubblici che avrebbero responsabilità precise. Il bando di gara per la realizzazione del "Centro cuore" risale al 2006. L'anno successivo l'appalto era stato assegnato alla "Siemens Medical Solution S. p. a.", che aveva vinto con un'offerta di 13 milioni di euro più Iva, "chiavi in mano". Poi le solite storie di ricorsi e controricorsi al Tar, fino al 2010 con l'aggiudicazione definitivamente dei lavori alla "Ge Medical System Italia Spa – Edilminniti", al costo che era lievitato a 18 milioni di euro. Il "Centro Cuore" è stato ultimato e collaudato nel dicembre 2011, ma non è mai entrato in funzione. Ufficialmente la colpa sarebbe del Piano di Rientro dal disavanzo della spesa sanitaria della Regione Calabria, che impedisce di assumere il personale medico e paramedico specializzato che avrebbe dovuto consentire l'attivazione e l'entrata "a regime" della struttura. Un centro specialistico che la Sanità pubblica sta ancora pagando con un leasing da 18 rate di oltre mezzo milione di euro l'una, oltre alle spese per la manutenzione di macchinari mai utilizzati. Intanto i pazienti continuano a partire per andare a curarsi in giro per l'Italia, e a pagare è sempre la Regione. E' un gatto che si morde la coda, una piaga stimata dalla Finanza in 39 milioni di euro l'anno. Mentre un intero nuovo reparto d'avanguardia, ormai ultimato, dotato di due sale operatorie (di cui una ibrida), dieci posti letto di degenza e altrettanti di terapia intensiva, attrezzato di sala multimediale, ambulatori e locali, resta ancora bloccato.

 

 

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