Reggio Calabria, fermati tre cittadini ucraini, presunti scafisti

REGGIO CALABRIA – Tre presunti scafisti di nazionalità ucraina Bohda Dudka di 24 anni, Serhii Sydorenko (23) e Mykyta Ukolov (22) sono stati sottoposti a fermo di indiziato di delitto con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a conclusione di un’operazione congiunta di Polizia di Stato, Guardia di Finanza e Guardia Costiera coordinata dalla Procura di Reggio Calabria. I tre cittadini extracomunitari, secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbero stati ai comandi del veliero sul quale hanno viaggiato 36 migranti di origine irachena sbarcati al porto di Reggio Calabria lo scorso 6 aprile. L’attività investigativa ha avuto origine da un’allerta giunta, nelle prime ore del 6 aprile, dall’aereo di Frontex, impegnato nelle attività di perlustrazione, che ha segnalato la presenza di un natante a vela di circa 9 metri, battente bandiera statunitense.

Dopo le operazioni di soccorso e lo sbarco nel porto di Reggio Calabria, il team interforze Polizia di Stato-Guardia di Finanza-Guardia Costiera ha avviato un’indagine che ha consentito di stabilire che i migranti si erano imbarcati dalla Grecia tre giorni prima per essere condotti, dai tre scafisti di origine ucraina, sulle coste del sud Italia. Le informazioni raccolte dagli investigatori hanno consentito di collegare quanto accaduto ad alcune organizzazioni criminali che pianificano i viaggi di migranti dalla Turchia e dalla Grecia verso l’Italia, avvalendosi di scafisti ucraini. A carico dei tre fermati sono emersi gravi indizi di reato in ordine all’appartenenza ad un’associazione per delinquere transnazionale operante in diversi Stati e finalizzata all’ingresso illegale di migranti in Italia.

 

Polizia di Stato, Comunicato REGGIO CALABRIA – A conclusione di serrate indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, Direzione Distrettuale Antimafia, il 7 Aprile 2018 gli investigatori della 2^ Sezione Criminalità Straniera della Squadra Mobile di Reggio Calabria – unitamente al personale della Nave “Oreste Corsi” C.P. 906 e della Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza – hanno sottoposto, d’iniziativa, a fermo di indiziato di delitto tre cittadini extracomunitari ucraini, gravemente indiziati di essere stati al comando del veliero sul quale hanno viaggiato i 36 migranti di origine irachena sbarcati al porto di Reggio Calabria lo scorso 6 aprile.

L’attività investigativa ha avuto origine da un’allerta pervenuta, alle prime ore del 6 aprile, dall’assetto aereo di Frontex impegnato nelle consuete attività di perlustrazione il quale ha segnalato la presenza, in acque internazionali, di un natante a vela di circa 9 metri, battente bandiera statunitense, con presunti migranti a bordo.

Dopo aver veicolato il dato alle Sale Operative delle Forze di Polizia competenti, il natante – costantemente monitorato – è stato agganciato e bloccato, non appena ha fatto ingresso nelle acque territoriali italiane, della Nave “Oreste Corsi” C.P. 906 della Guardia Costiera e da una motovedetta delle Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza.

Nel corso delle prime verifiche, è stata riscontrata la presenza di 36 migranti sedicenti iracheni (di cui 33 uomini, 2 donne e 1 minore) e di 3 soggetti, sedicenti ucraini, al comando dell’imbarcazione a vela.

Terminate le operazioni di recupero, il natante è stato condotto presso il porto di Reggio Calabria ove, giunto in serata, ad attenderlo vi erano i poliziotti della 2^ Sezione della Squadra Mobile di Reggio Calabria, specializzati – tra l’altro – nel contrasto dei delitti inerenti la criminalità di matrice straniera.

Il team interforze composto dagli operatori della Polizia di Stato, Guardia di Finanza e Guardia Costiera, coordinato da questa Procura della Repubblica, ha immediatamente avviato una serrata attività di indagine che ha consentito, in breve, di stabilire che i migranti si erano imbarcati dalla Grecia tre giorni prima, a bordo di un natante a vela di circa 9 metri denominato“Life”, battente bandiera degli Stati Uniti d’America,per essere condotti, da tre scafisti di origine ucraina, sulle coste del sud Italia.

L’attività investigativa, proseguita per tutta la notte presso gli uffici della Squadra Mobile della locale Questura, dove sono avvenute le procedure di identificazione e dove sono stati a lungo sentiti i testimoni, ha inoltre fatto luce sia sulle modalità del viaggio via mare – avvenuto a bordo di un’imbarcazione sovraccarica a tal punto da comprometterne la sicurezza della navigazione, senza viveri e strumenti di salvataggio, senza la possibilità di poter addirittura espletare i più normali bisogni fisiologici – sia sulle modalità cha hanno consentito a detti migranti di origine irachena di imbarcarsi, pagando la somma di circa 5.000 euro ed affidandosi a trafficanti che gestiscono tutte le varie fasi degli spostamenti, dalla Turchia alla Grecia e poi dalla Grecia alla volta dell’Italia.

Le informazioni raccolte hanno consentito agli investigatori di ricondurre l’evento ad alcune organizzazioni criminali che pianificano i viaggi di migranti dalla Turchia e dalla Grecia verso l’Italia, avvalendosi di scafisti ucraini, previo pagamento di cospicue somme di denaro (nell’ordine di 5.000 euro a persona).

Presso gli uffici della Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria sono stati quindi completati gli accertamenti di polizia giudiziaria da cui sono emersi gravi indizi di reato a carico dei tre cittadini ucraini in ordine all’appartenenza ad un’associazione per delinquere di matrice transnazionale operante in diversi Stati e finalizzata a commettere una serie indeterminata di delitti volti a procurare l’ingresso illegale di migranti nel territorio dello Stato Italiano, dalle coste della Grecia, con l’utilizzo di imbarcazioni in massima parte di fortuna.

Nei confronti dei tre uomini di nazionalità ucraina sono emersi, altresì, gravi indizi anche in ordine al reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, aggravato dalla circostanza di aver esposto i migranti, durante il tragitto, a pericolo di vita, di averli sottoposti a trattamento inumano e degradante e di aver commesso i fatti allo scopo di trarre profitto.

Pertanto, i tre ucraini – Bohda Dudka di 24 anni, Serhii Sydorenko (23) e Mykyta Ukolov (22) – sono stati sottoposti a fermo di indiziato di delitto, tradotti presso la locale Casa Circondariale e posti a disposizione della competente A.G. Il natante utilizzato per la commissione del reato è stato posto sotto sequestro dalla Guardia di Finanza e dalla Guardia Costiera. Nella giornata di ieri, su richiesta di questa Procura della Repubblica, il G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria ha convalidato il fermo dei tre cittadini ucraini ed ha emesso, nei confronti degli stessi, ordinanza di custodia cautelare in carcere

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