Reggio Calabria, svuotati i caveau della Bnl: colpo da 20 miliardi

Pantaleone Sergi La Repubblica REGGIO CALABRIA – Una vecchietta in nero piange appoggiata al muro, mentre la moglie di un farmacista ha bisogno di essere sorretta. Scene di panico e di disperazione si ripetono davanti a quelle cassette svuotate. I tesori di famiglia sono stati persi in una notte. Venti miliardi è il “volume” del furto compiuto durante il week-end alla filiale della Banca Nazionale del Lavoro di Reggio Calabria. Un furto storico, fatto in maniera pulita. E’ il primo effetto della pace mafiosa scoppiata in riva allo Stretto, sussurra qualcuno. Le cosche avrebbero smesso di spararsi contro ponendo fine a una guerra costata più di duemila morti in cinque anni. E l’accordo negli affari incomincia a dare frutti lucrosi. Hanno svuotato il “caveau” e se ne sono andati, tranquilli, senza trovare ostacoli. Non hanno lasciato tracce introducendosi nella banca e allo stesso modo sono usciti carichi di tesori. La ndrangheta, si sa, non ha propri specialisti in questo genere di lavori e avrà chiesto aiuto fuori regione.

Come avvenne diciott’anni fa, quando cosche reggine e banda della Magliana misero e segno, allora con la lancia termica, un altro furto miliardario alla sede della Cassa di Risparmio, che si trova vicino alla Bnl, sul centralissimo corso Garibaldi, dove giorno e notte c’è passeggio di persone. Pare che adesso per portare a termine il colpo, ci sia stato bisogno addirittura di un esperto informatico a cui sarebbe stato affidato il compito di vanificare tutti i sistemi di allarme esistenti, tra cui, sembra, un “allarme volumetrico” che segnala alla sede di Roma qualsiasi intromissione notturna nei locali della banca, anche quella minuscola di un topolino, nonché la disattivazione del cosiddetto ritardatore di apertura e di un’altra serie di congegni che avrebbero dovuto scoraggiare i più incalliti esperti criminali. Se le cose stanno così, sarà un lavoro improbo per la polizia venire a capo della faccenda e scoprire gli autori. Ma il capo della squadra mobile, Mario Blasco, è uno di quelli che ai rompicapo investigativi si appassionano, come avvenne nel caso di “radio-ndrangheta” quando la polizia riuscì a scoprire e debellare potenti cosche reggine che via radio trasmettevano gli ordini ai sicari e agli esattori del racket.

Intanto si pensa, per come sono state trovate le cose ieri mattina all’ apertura della filiale, a un possibile basista tra i numerosi dipendenti dell’istituto di credito. Una ipotesi verosimile, forse quella che crea più problemi al direttore della banca Ettore Barra che per tutta la giornata ha avuto a che fare con clienti disperati e investigatori che chiedevano notizie e informazioni su tutto e su tutti. I ladri forse si sono introdotti dall’entrata secondaria che dà in un cortiletto, al piano superiore rispetto a quello di contrattazione della banca che si affaccia invece su corso Garibaldi. Non hanno usato una lancia termica, anche se sarebbe servita a poco, e nessun altro mezzo di effrazione. Senza trovare alcun ostacolo il commando è sceso nel caveau della banca, aprendo con facilità (a meno che qualcuno non l’ abbia lasciata aperta…) la porta blindata che porta nella “sacrestia” col tesoro e può essere aperta solo con due chiavi e mediante la conoscenza di due combinazioni numeriche.

Fatti i primi conti i ladri si sono involati con oltre un miliardo in contanti. Ma questo sarebbe stato il danno minore. Il guaio è che, entrando a quanto pare venerdì sera dopo la chiusura, i ladri hanno avuto tutto il tempo per lavorare in tranquillità almeno fino a domenica sera. E così si sono dedicati a svaligiare, forzandole, le cassette di sicurezza della Reggio-bene e ricca che è cliente della banca. Su duecento ne hanno aperte almeno 135. E anche qui sono andati quasi a colpo sicuro razziando titoli, gioielli e preziosi, facendo una vera e propria selezione del contenuto, scartando gli oggetti ingombranti come i tappeti e le pellicce e non aprendo neppure le cassette delle file più alte, quelle più grandi che presumibilmente contengono valori pesanti da portar via.

Una quantificazione esatta del furto non è stata possibile. Ed è anche difficlle. Fonti della polizia parlano di almeno venti miliardi, per difetto. Sta di fatto che ieri mattina, dopo la scoperta del furto e non appena la notizia si è diffusa in città, alla Bnl c’ è stato un via vai di gente disperata. Conosciuta e meno conosciuta. Le indagini sono appena agli inizi. Il furto è competenza della Procura presso la Pretura. Se ne occupa il sostituto Giuseppe Creazzo. Ma se l’inchiesta dovesse imboccare la pista della ndrangheta? Qualcuno aveva detto che la pace mafiosa è peggio della guerra. E questo colpo sarebbe una anteprima del nuovo modo d’ agire dei clan assetati di danaro dopo gli anni di fuoco.

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