Reggio, i “battesimi” di ndrangheta dei Franco e la ricerca di nuove leve

Giovanni Franco

Ildispaccio.it SONO SEDICI i fer­mi emes­si dal­la Dire­zio­ne Distret­tua­le Anti­ma­fia nei con­fron­ti di sog­get­ti lega­ti alla fami­glia Fran­co del­la fra­zio­ne Pel­la­ro di Reg­gio Cala­bria. Asso­cia­zio­ne mafio­sa e l'estorsione in dan­no di ope­ra­to­ri eco­no­mi­ci tra i rea­ti con­te­sta­ti. L'indagine avreb­be con­sen­ti­to agli inve­sti­ga­to­ri del­la Poli­zia di Sta­to di indi­vi­dua­re i sog­get­ti che avreb­be­ro aiu­ta­to il lati­tan­te Gio­van­ni Fran­co a sot­trar­si all'esecuzione di una pena defi­ni­ti­va ad 11 anni e 4 mesi di reclu­sio­ne per traf­fi­co di sostan­ze stu­pe­fa­cen­ti, dopo esse­re fug­gi­to in Fran­cia.

Spic­ca­ta la pro­fes­sio­na­li­tà dei fian­cheg­gia­to­ri che avreb­be­ro rag­giun­to più vol­te il ricer­ca­to nel pae­se d'Oltralpe. Per svia­re le inda­gi­ni, duran­te alcu­ni viag­gi, avreb­be­ro spe­di­to, con un cor­rie­re, i loro tele­fo­ni cel­lu­la­ri acce­si, in una loca­li­tà turi­sti­ca del Nord Ita­lia che avreb­be­ro rag­giun­to, con auto­vet­tu­re pre­se a noleg­gio, dopo aver incon­tra­to il lati­tan­te in Fran­cia, men­tre in altri casi avreb­be­ro affi­da­to gli appa­rec­chi tele­fo­ni­ci ad altri affi­lia­ti, per simu­la­re la loro pre­sen­za a Reg­gio Cala­bria. Oltre alla rete dei fian­cheg­gia­to­ri che avreb­be­ro favo­ri­to il lati­tan­te Gio­van­ni Fran­co in Costa Azzur­ra, le inda­gi­ni del­la Squa­dra Mobi­le di Reg­gio Cala­bria avreb­be­ro con­sen­ti­to ai magi­stra­ti del­la Dire­zio­ne Distret­tua­le Anti­ma­fia di Reg­gio Cala­bria – gui­da­ta dal Pro­cu­ra­to­re Capo Fede­ri­co Cafie­ro de Raho – di con­te­sta­re a 12 dei sog­get­ti fer­ma­ti il delit­to di asso­cia­zio­ne mafio­sa per ave­re pre­so par­te, con ruo­li spe­ci­fi­ci, alla loca­le di ndran­ghe­ta di Pel­la­ro di Reg­gio Cala­bria, qua­le arti­co­la­zio­ne ter­ri­to­ria­le dell'organizzazione cri­mi­na­le cala­bre­se.

Nel cor­so del­le inda­gi­ni che han­no por­ta­to all'esecuzione dell'operazione Anti­bes, sareb­be­ro sta­te inter­cet­ta­te con­ver­sa­zio­ni sul­le affi­lia­zio­ni di nuo­ve leve alla loca­le di ndran­ghe­ta di Pel­la­ro, avve­nu­te con la bene­di­zio­ne del boss Gio­van­ni Fran­co, dal luo­go di lati­tan­za in Fran­cia.

A mar­gi­ne del sum­mit dei bat­te­si­mi di ndran­ghe­ta, alcu­ni affi­lia­ti si sareb­be­ro lamen­ta­ti del­la man­can­za di gio­va­ni da met­te­re nel­la stra­da. Le inda­gi­ni dell'aliquota del­la Poli­zia di Sta­to pres­so la Pro­cu­ra del­la Repub­bli­ca di Reg­gio Cala­bria, avreb­be­ro por­ta­to allo sco­per­to alcu­ne estor­sio­ni dell'ordine di alcu­ne miglia­ia di euro, per­pe­tra­te ai dan­ni di un ope­ra­to­re eco­no­mi­co del luo­go, da sog­get­ti con­ti­gui alla loca­le di Pel­la­ro, fer­ma­ti nel bli­tz di que­sta not­te.

La vit­ti­ma sareb­be sta­ta ves­sa­ta da con­ti­nue minac­ce di atten­ta­ti all'incolumità per­so­na­le, atti inti­mi­da­to­ri, da pres­san­ti avvi­si che era neces­sa­rio aiu­ta­re le fami­glie dei car­ce­ra­ti, da dan­neg­gia­men­ti ed aspor­ta­zio­ne di beni stru­men­ta­li, al pun­to che ave­va deci­so di chiu­de­re l'esercizio com­mer­cia­le.

Strill.it PRENDE IL nome di “Anti­bes”, la loca­li­tà dive Gio­van­ni Fran­co è sta­to tro­va­to ed arre­sta­to nel cor­so del­la sua lati­tan­za all’estero, in Fran­cia, l’operazione con­dot­ta oggi dal­la poli­zia di Reg­gio Cala­bria, coor­di­na­ta dal­la loca­le Dda che ha anche sve­la­to i ruo­li al ver­ti­ce e dei soda­li, del loca­le reg­gi­no dei Fran­co ope­ran­ti a Pel­la­ro e nel­le zone limi­tro­fe.

Ad aiu­ta­re Gio­van­ni Fran­co nel­la sua lati­tan­za secon­do gli inve­sti­ga­to­ri, un ruo­lo impor­tan­te lo avreb­be rico­per­to anche Anto­ni­no Ambro­gio, accu­sa­to appun­to del delit­to di pro­cu­ra­ta inos­ser­van­za di pena a favo­re del lati­tan­te Gio­van­ni Fran­co, capo, pro­mo­to­re e orga­niz­za­to­re dell’articolazione ter­ri­to­ria­le del­la ndran­ghe­ta deno­mi­na­ta loca­le di Pel­la­ro, aiu­ta­to a sot­trar­si all’esecuzione del prov­ve­di­men­to giu­di­zia­rio di car­ce­ra­zio­ne alla pena defi­ni­ti­va di 11 anni e 4 mesi di reclu­sio­ne, met­ten­do a dispo­si­zio­ne dei fami­lia­ri e dei fian­cheg­gia­to­ri del lati­tan­te l’area recin­ta­ta – sita lun­go la S.S. 106, nel comu­ne di Mon­te­bel­lo Joni­co, ove insi­ste un’abitazione civi­le ed un capan­no­ne adi­bi­to alla ven­di­ta di mate­ria­le edi­le – all’interno del­la qua­le avve­ni­va lo “scap­pot­to” (ovve­ro il pas­sag­gio di per­so­ne e cose da un’autovettura ogget­to di moni­to­rag­gio tec­ni­co ad una “puli­ta”) e/o la sosta tem­po­ra­nea del­le auto­vet­tu­re suc­ces­si­va­men­te uti­liz­za­te di vol­ta in vol­ta per i “viag­gi; non­ché accom­pa­gnan­do, alme­no in una occa­sio­ne, Pao­lo Fran­co a riti­ra­re pres­so una con­ces­sio­na­ria, un’autovettura “puli­ta”, uti­liz­za­ta per la tra­sfer­ta orga­niz­za­ta da Pao­lo Fran­co per rag­giun­ge­re il padre Gio­van­ni, lati­tan­te in Fran­cia.

L’estorsione al tito­la­re del bed & break­fa­st. Ai risul­ta­ti del­le inda­gi­ni svol­te dagli inve­sti­ga­to­ri del­la Squa­dra Mobi­le, si sono aggiun­ti quel­li otte­nu­ti dal­la Sezio­ne di Poli­zia Giu­di­zia­ria – ali­quo­ta del­la Poli­zia di Sta­to pres­so la Pro­cu­ra del­la Repub­bli­ca, su alcu­ni epi­so­di estor­si­vi posti in esse­re, ai dan­ni di un ope­ra­to­re eco­no­mi­co del luo­go, dai fra­tel­li Ambro­gio, uno dei qua­li (Anto­ni­no) è sta­to fer­ma­to anche per aver aiu­ta­to il lati­tan­te Gio­van­ni Fran­co a sot­trar­si all’esecuzione di una pena defi­ni­ti­va. Ed inve­ro, Anto­ni­no Ambro­gio ed Deme­trio Ambro­gio devo­no rispon­de­re, in con­cor­so tra loro, di estor­sio­ne aggra­va­ta (dal fat­to di aver age­vo­la­to la ndran­ghe­ta) per ave­re costret­to – con rei­te­ra­te minac­ce, mol­te­pli­ci atti inti­mi­da­to­ri e l’avviso che era neces­sa­rio aiu­ta­re le fami­glie dei car­ce­ra­ti – un risto­ra­to­re del luo­go (tito­la­re di un bed & break­fa­st) a con­se­gna­re loro 3.000 euro, in aggiun­ta a 2.000 euro dovu­ti qua­le cor­ri­spet­ti­vo di una for­ni­tu­ra di sab­bia e cal­ce­struz­zo; non­ché ulte­rio­ri 1.000 euro per l’emissione del­la fat­tu­ra, neces­sa­ria per scom­pu­ta­re il costo soste­nu­to per i lavo­ri dal cano­ne men­si­le di loca­zio­ne ver­sa­to al pro­prie­ta­rio dell’immobile, fat­tu­ra, in real­tà, mai emes­sa, nono­stan­te l’indebita per­ce­zio­ne dei 1.000 euro. 

Anto­ni­no Ambro­gio, Dome­ni­co Ambro­gio e Davi­de Ambro­gio sono, altre­sì, accu­sa­ti di ten­ta­ta estor­sio­ne con­ti­nua­ta ed aggra­va­ta, in con­cor­so tra loro, per aver ten­ta­to di costrin­ge­re – con rei­te­ra­te gra­vi minac­ce di atten­ta­ti all’incolumità fisi­ca, con diver­si gesti inti­mi­da­to­ri, con dan­neg­gia­men­ti ed aspor­ta­zio­ne di beni stru­men­ta­li all’esercizio com­mer­cia­le – il tito­la­re del bed & break­fa­st a ver­sa­re perio­di­ca­men­te, a tito­lo di estor­sio­ne, la som­ma men­si­le di 500 euro per poter svol­ge­re l’attività di risto­ra­zio­ne sen­za subi­re dan­neg­gia­men­ti e sen­za pati­re riper­cus­sio­ni per l’incolumità pro­pria e dei fami­lia­ri, indu­cen­do la vit­ti­ma a chiu­de­re l’attività di risto­ra­zio­ne. In for­za del­la sud­det­ta gra­vi­tà indi­zia­ria e sul pre­sup­po­sto che gli inda­ga­ti potes­se­ro con­cre­ta­men­te dar­si alla fuga, la Dire­zio­ne Distret­tua­le Anti­ma­fia ha dispo­sto d’urgenza i prov­ve­di­men­ti di fer­mo di indi­zia­to di delit­to, ese­gui­ti nel­la not­te dal­la Poli­zia di Sta­to a cari­co dei sog­get­ti sopra indi­ca­ti.