Regione Calabria, due milioni per i gruppi consiliari. Il caso del capogabinetto di Irto: 15.000 euro al mese

Massimo Clausi Quotidiano del Sud COSENZA – Ancora Calabria questa sera su La7 a “Non è l’Arena” di Giletti. Ospiti in studio saranno Nicola Adamo e il consigliere regionale Giuseppe Giudiceandrea. Si parlerà di vitalizi ed anche altri sprechi. Un dibattito che è entrato anche all’interno del Pd calabrese. Durante un incontro del primo circolo del Pd cosentino, il segretario provinciale Luigi Guglielmelli ha detto che Giudiceandrea se proprio vuole ingaggiare una guerra contro gli sprechi avrebbe fatto meglio a sciogliere il gruppo regionale “Democratici e progressisti” di cui è capogruppo. Come noto, anche per la clamorosa inchiesta “Rimborsopoli”, i gruppi del consiglio regionale hanno a loro disposizione fondi da utilizzare per attività istituzionali (per cellulari, fitto di sale e attività di promozione, supporti informatici, cancelleria, spese di consulenza ecc). L’indagine verteva proprio sull’uso poco disinvolto di questi soldi e ha visto coinvolti ben 13 consiglieri regionali della legislatura Scopelliti. Sull’onda dell’inchiesta, il presidente del consiglio regionale, Nicola Irto d’accordo col presidente della giunta regionale, Mario Oliverio, ha deciso una drastica riduzione dei fondi ai gruppi. Questo non vuol dire che le spese sono state del tutto abolite, ma ridotte.

Facendo un calcolo approssimativo si può dire che ogni consigliere regionale ha diritto a circa 7000 euro per spese destinate a fini istituzionali e un fondo da utilizzare per consulenze equiparato allo stipendio di un funzionario amministrativo di categoria C3, in soldoni circa 43.000 euro l’anno. Siamo lontanissimi dunque dagli sprechi del passato quando erano previsti anche rimborsi benzina sui quali c’era chi speculava e pure di molto. Alla fine possiamo dire che ogni consigliere attualmente ha la possibilità di spendere circa un 50.000 che moltiplicato i 30 consiglieri fa un milione e mezzo circa l’anno. Nel 2017 sono stati stanziati quasi due milioni con i residui di cassa. In questo senso, allora, la polemica di Guglielmelli può avere certamente un senso politico, ma non economico. Ci spieghiamo meglio. Giudiceandrea dovrebbe sciogliere il suo gruppo in quanto “Democratici e progressisti” è solo un lista elettorale, nata a supporto della candidatura di Mario Oliverio, che non ha una sua autonomia politica. Questo è tanto più vero se si considera che il consigliere ha la tessera del Pd e partecipa attivamente alla vita del partito. Ricorderete la nota in cui ha annunciato di disertare l’assemblea regionale del Pd perchè non ne condivideva il percorso. Anche Neri è un tesserato del Pd, mentre Bova ha recentemente aderito a Leu quindi in caso di scioglimento dovrebbe aderire al Misto.

Diverso è il discorso per l’altra lista elettorale divenuta poi gruppo consiliare e cioè “Oliverio presidente” che vede al suo interno persone come Franco Sergio e Mauro D’Acri, che vengono dal mondo delle associazioni e Orlandino Greco che è leader di un movimento che ha autonomia politica come Idm. Se regge il ragionamento politico, non così quello economico perchè i consiglieri di Dp avrebbero comunque diritto agli importi che dicevamo prima (i 50.000 euro) che andrebbero però a confluire in altri gruppi. Unico risparmio quello delle spese di capogruppo. Questi hanno infatti diritto a quella che in gergo si chiama maxistruttura. Vuol dire che possono contrattualizzare tre soggetti esterni all’amministrazione regionale, mentre il consigliere regionale semplice uno soltanto. In fin dei conti il risparmio sarebbe solo di circa 115.000 euro l’anno considerato i contratti applicati. In futuro ci riserviamo di “svelare” anche i costi complessivi dei collaboratori delle strutture dei consiglieri che sono a parte rispetto ai fondi per i gruppi.

Per il momento non si può che plaudire al rigore voluto dal presidente del consiglio Nicola Irto nei costi di gestione del palazzo. Con una sola eccezione, che riguarda proprio il suo ufficio. Qui come capo gabinetto lavora infatti l’avvocato Ugo Massimilla, originario del tirreno cosentino. Il suo compenso annuo lordo è di 184.089,12 che significa uno stipendio mensile lordo di circa 15.000 euro. Più di un consigliere regionale o un gruppo. Una cifra che forse stride con il rigore.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*