RITORNIAMO ALLA VECCHIA TAURIANOVA
di Antonio Marziale

TAURIANOVA HA CONOSCIUTO tempi, che spiegare oggi ai giovanissimi abitanti si corre il rischio di non essere creduti, o peggio di essere considerati visionari. Presto detto: sede di Unità Sanitaria Locale (n.27) ospitante un distaccamento Inps, una pretura circondariale, il comitato caccia dell’amministrazione provinciale, una sede dell’Agenzia delle Entrate, un nosocomio – ai tempi avveniristico -, due circoli didattici, due scuole medie, due istituti superiori, distaccamenti scolastici nelle frazioni ed altri servizi. Bisogna partire da questa narrazione storica per poter leggere, più intelligibilmente, la Taurianova attuale, spogliata della maggior parte delle realtà elencate e quelle che sono rimaste in piedi dimezzate. Responsabile di tale spoliazione è da considerarsi il decentramento voluto dal Governo centrale nel corso degli anni, ma anche la difficoltà della classe politica di importare servizi sostitutivi e più all’avanguardia. La crescita esponenziale della “fu Taurianova” è da ascriversi al casato dei Macrì, a Giuseppe prima e al di lui figlio Francesco in seguito: furono loro, signori incontrastati della Democrazia Cristiana taurianovese e reggina, ad arricchire il paese di enti in grado di assorbire lavoro e non a caso il paese contava un rapporto densità demografica/lavoro da fare invidia ad un’industria del nord. Oculato e lungimirante il padre, tanto quanto spregiudicato ed irruente il figlio, artefice del proprio successo e della propria rovina, determinata definitivamente nel 1991, quando in seguito ad una cruenta guerra di mafia il Governo applicò per la prima volta il decreto di scioglimento dei Comuni per infiltrazioni mafiose.

Una faida, quella, che fece rimbalzare Taurianova sulla cronaca mondiale per via della decapitazione del salumiere Giuseppe Grimaldi, la cui testa divenne bersaglio per una sorta di macabro tiro al piattello. Altre due volte, in seguito, Taurianova ha subito l’onta di uno scioglimento, sempre con la stessa motivazione. Non è questa la sede per approfondire la giustezza o meno dei tre provvedimenti, certo è che il “dopo-commissariamento” si è rivelato compartecipe del degrado. Ogni volta che i commissari designati lasciano il posto ad un’amministrazione ordinaria, eletta dal popolo, la città sembra Beirut dopo un bombardamento. Ed è questo il quadro che ha trovato davanti Fabio Scionti, dopo due anni di gestione straordinaria, con un paese da rifondare letteralmente. Dal punto di vista finanziario si parla ogni tanto di dissesto, puntualmente smentito e poi riconfermato, ma di certo Taurianova non è ricca. Fu tanto ricca, quando si permise il lusso di avere due squadre di calcio discretamente finanziate e poi la pallavolo, il basket, circoli di tennis ed altro ancora. Difficile credere ad una débâcle così, tant’è. È mortificante transitare per il corso principale, un tempo sovraffollato dalle giovani generazioni e da negozi floridi, oggi desertico nelle sere di ordinaria quotidianità. L’orario di uscita da scuola coincideva quasi con la dismissione dal lavoro dei dipendenti pubblici e transitare con l’automobile significava mettere in preventivo inevitabili code. Dai paesi circostanti molti giovani si spostavano a Taurianova, proprio per la vivacità del suo ambiente. Ma, ciò che  oggi risulta biasimevole è il livello di tensione che ha raggiunto il confronto politico e sociale, senza limiti ci si accusa a colpi bassi ed a fendenti che talvolta vanno oltre la dialettica politica e si collocano nella sfera del dileggio a basso costo, fomentato da una “società virtuale” che non si risparmia benzina sul fuoco, tutt’altro.

È evidente che nelle maglie della tensione fanno presto i violenti a buttarcisi dentro ed a colpire, per questo è necessario abbassare il livello di scontro e gettare le basi per un confronto costruttivo, ferme restando le posizioni e le convinzioni di ciascuno, purché mirate al bene comune. Nessuno può chiamarsi fuori da responsabilità, anche coloro che piuttosto che protestare con civiltà si lanciano, dietro le tastiere, in invettive che colpiscono la dignità delle persone, cagionando incomprensioni e ferite. In occasione del vile attentato subito dal primo cittadino, tutti, maggioranza ed opposizione, hanno espresso i loro sentimenti di condanna: il prossimo passo deve essere il dialogo, non alla “volemose bene”, ma scevro da tensioni di sorta. Certamente l’opinione pubblica saprà apprezzare e ciò potrebbe davvero significare la voglia concreta di cambiare, di voltare registro, di costruire per le giovani generazioni un futuro lontano dall’incubo dell’emigrazione.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*