San Ferdinando, incendio nella tendopoli dei migranti: una donna morta, due ferite e diversi ustionati

Alessia Candito Repubblica.it SAN FERDINANDO – Una donna appena trentenne è morta e altre due ragazze sono rimaste ferite nel vasto incendio scoppiato questa notte alla tendopoli di San Ferdinando, vero e proprio ghetto di tende e capanne che d’inverno ospita i braccianti che arrivano nella Piana di Gioia Tauro per la stagione delle arance. L’allarme è scattato attorno alle 2, ma quando i vigili del fuoco sono arrivati, per la donna era già troppo tardi. Diverse persone sono state invece trasportate in ospedale per ustioni più o meno gravi e per intossicazione da fumo. Le fiamme hanno consumato oltre 200 ripari di fortuna e i pochi averi che i braccianti vi conservavano.

Al momento, non si conosce l’identità della vittima, tanto meno cosa abbia scatenato l’incendio, scoppiato nella parte centrale del campo e rapidamente propagatosi alle altre tende e baracche, che attualmente ospitano circa mille migranti. Secondo le prime ipotesi però, non sarebbe di natura dolosa. Come già accaduto in passato, a causarlo potrebbe essere stato un braciere o un falò acceso dai migranti per scaldarsi nelle notti umide della Piana. “Una tragedia annunciata” secondo i volontari delle associazioni che da tempo lavorano alla tendopoli. Non è la prima volta infatti che il fuoco distrugge parte del ghetto, dove chi ci abita si arrangia come può per scaldarsi, lavarsi o cucinare.

Nata come soluzione “temporanea” quasi otto anni fa dopo la rivolta dei braccianti, insorti contro i continui raid e pestaggi che subivano a Rosarno, la tendopoli negli anni è cresciuta come un bubbone nell’area industriale. Nel tempo, accanto alle tende rattoppate del ministero dell’Interno, sono sorte baracche e ripari di fortuna, dove un piccolo nucleo di braccianti stanziali vive stabilmente e altri trovano riparo quando arrivano in Calabria per la stagione degli agrumi. Senza servizi igienici, docce o corrente elettrica, costretti a vivere in baracche fatiscenti, a cucinare su fornelletti a gas o direttamente sui bracieri, i braccianti sopravvivono in condizioni disumane. Nei mesi scorsi, alcuni di loro sono stati trasferiti in nuove e più dignitose strutture, assolutamente insufficienti per accogliere tutti. La maggior parte dei migranti è rimasta fuori ed è stata costretta a vivere in quel ghetto che – secondo quanto più volte annunciato dalla prefettura – avrebbe dovuto essere abbattuto e superato grazie a politiche di accoglienza diffusa, in grado di offrire una vera e propria casa ai braccianti.

Allo scopo, mesi fa il ministro dell’Interno ha anche nominato un commissario straordinario per l’area del Comune di San Ferdinando, Andrea Polichetti, incaricato di seguire da vicino la situazione. Ma al momento, di politiche di accoglienza diffusa non c’è traccia, mentre solo parte dei migranti hanno trovato ospitalità in una nuova tendopoli, troppo piccola per ospitare tutti, ed in un capannone industriale trasformato in una sorta di ostello. Molti però sono rimasti fuori. E nel frattempo, il vecchio ghetto ha continuato a crescere, fra le macerie delle vecchie tende consumate dai precedenti incendi e una vera e propria discarica sorta al lato delle baracche. Negli ultimi mesi, è arrivato ad ospitare oltre mille persone, che questa mattina sono state sgomberate.

Secondo quanto annunciato dal prefetto di Reggio Calabria, Michele di Bari, la Protezione civile, in giornata trasporterà e monterà in un’area vicina alla vecchia tendopoli una tensostruttura in grado di ospitare 600 persone. Nella zona, secondo quanto annunciato, verrà anche allestita una cucina da campo che garantisca almeno un pasto caldo ai braccianti che nell’incendio hanno perso tutto. Una soluzione d’emergenza, spiegano dalla Prefettura, in attesa di “individuare ulteriori soluzioni”. Ma a San Ferdinando l’emergenza dura ormai da 8 anni.

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