Scafista nigerino finisce in manette a Reggio Calabria

Quo­ti­dia­no del Sud REGGIO CALABRIA – A con­clu­sio­ne di ser­ra­te inda­gi­ni coor­di­na­te dal­la Pro­cu­ra del­la Repub­bli­ca di Reg­gio Cala­bria, nel­la sera­ta di vener­dì 2 luglio, per­so­na­le del­la 2^ Sezio­ne del­la Squa­dra Mobi­le – spe­cia­liz­za­ta nel con­tra­sto alla cri­mi­na­li­tà di matri­ce stra­nie­ra e alla pro­sti­tu­zio­ne – ha sot­to­po­sto, d’iniziativa,
a fer­mo d’indiziato di delit­to un cit­ta­di­no extra­co­mu­ni­ta­rio di ori­gi­ne nige­ri­na, gra­ve­men­te indi­zia­to di esse­re sta­to al coman­do dell’imbarcazione sul­la qua­le han­no viag­gia­to par­te dei cit­ta­di­ni extra­co­mu­ni­ta­ri (per l’esattezza 146) sbar­ca­ti al por­to di Reg­gio Cala­bria nel­la mat­ti­na­ta del 2 luglio. I migran­ti, soc­cor­si in acque inter­na­zio­na­li, al lar­go del­le coste libi­che, dal­la nave “Phoe­nix” del – la Ong mal­te­se Moas – in occa­sio­ne di tre distin­ti even­ti di recu­pe­ro – veni­va­no suc­ces­si­va­men­te tra­sbor­da­ti sul­la nave “Diciot­ti” del­la Capi­ta­ne­ria di Por­to che li con­du­ce­va pres­so il loca­le por­to cit­ta­di­no.

Al migran­te fer­ma­to, Sam­sud­din Musar, 33 anni, di asse­ri­ta nazio­na­li­tà nige­ri­na, la Pro­cu­ra del­la Repub­bli­ca ha con­te­sta­to i delit­ti di asso­cia­zio­ne per delin­que­re fina­liz­za­ta al favo­reg­gia­men­to dell’immigrazione clan­de­sti­na, essen­do­si que­sti asso­cia­to con altri sog­get­ti, allo sta­to non iden­ti­fi­ca­ti, al fine di pro­cu­ra­re l’ingresso ille­ga­le nel ter­ri­to­rio del­lo Sta­to Ita­lia­no, avva­len­do­si di mez­zi di tra­spor­to ter­re­ste e nava­le, con ripar­ti­zio­ne di ruo­li e com­pi­ti, allo sco­po di reclu­ta­re sog­get­ti inte­res­sa­ti ad entra­re ille­gal­men­te via mare in Ita­lia, die­tro paga­men­to di som­me di dena­ro qua­le cor­ri­spet­ti­vo del prez­zo del viag­gio; orga­niz­za­re ed ese­gui­re, uni­ta­men­te ad altri sog­get­ti, il suc­ces­si­vo tra­sfe­ri­men­to ver­so l’Italia, attra­ver­so una rete orga­niz­za­ti­va costi­tui­ta da uomi­ni e mez­zi di tra­spor­to ter­re­stri, per rag­giun­ge­re le loca­li­tà di mare di par­ten­za (le coste nord-afri­ca­ne) e nava­li per effet­tua­re la tra­ver­sa­ta del Mar Medi­ter­ra­neo in dire­zio­ne del­le coste ita­lia­ne; assu­me­re – il sog­get­to sot­to­po­sto a fer­mo di indi­zia­to di delit­to – il ruo­lo di sca­fi­sta dell’imbarcazione uti­liz­za­ta per il tra­sfe­ri­men­to in Ita­lia degli immi­gra­ti clan­de­sti­ni.

Al sog­get­to fer­ma­to è sta­to altre­sì con­te­sta­to il rea­to di favo­reg­gia­men­to dell’immigrazione clan­de­sti­na per­ché, in con­cor­so con altri sog­get­ti allo sta­to non iden­ti­fi­ca­ti, con­du­ce­va dal­le coste libi­che ver­so l’Italia un gom­mo­ne a bor­do del qua­le ha viag­gia­to una par­te dei migran­ti giun­ti al por­to di Reg­gio Cala­bria in occa­sio­ne del­lo sbar­co del­lo scor­so 2 luglio, pro­cu­ran­do in tal modo l’ingresso ille­ga­le di stra­nie­ri nel ter­ri­to­rio del­lo Sta­to ita­lia­no, pri­vi di cit­ta­di­nan­za ita­lia­na e di tito­lo per risie­de­re sul ter­ri­to­rio nazio­na­le. Con le aggra­van­ti, tra le altre: di aver espo­sto le per­so­ne tra­spor­ta­te a peri­co­lo per la vita; di aver sot­to­po­sto le per­so­ne a trat­ta­men­to inu­ma­no o degra­dan­te e di aver com­mes­so il fat­to allo sco­po di trar­re pro­fit­to, anche indi­ret­to. Nel­lo spe­ci­fi­co, dal­la rico­stru­zio­ne dei fat­ti ope­ra­ta dagli inve­sti­ga­to­ri del­la Squa­dra Mobi­le è emer­so che i migran­ti che era­no a bor­do dell’imbarcazione soc­cor­sa, dopo aver paga­to ingen­ti som­me di dena­ro agli orga­niz­za­to­ri del viag­gio, sono par­ti­ti dal­la Libia la not­te di gio­ve­dì 29 giu­gno, per la pre­ci­sio­ne dal­la spiag­gia di Sabra­tha, pri­ma di esse­re soc­cor­si in acque inter­na­zio­na­li. Il tut­to, sen­za scor­te di cibo ed acqua ed in pre­ca­rie con­di­zio­ni igie­ni­co-sani­ta­rie. Il Gip pres­so il Tri­bu­na­le di Reg­gio Cala­bria, nel­la gior­na­ta del 5 luglio, ha con­va­li­da­to il fer­mo ed emes­so, con­te­stual­men­te, ordi­nan­za di custo­dia cau­te­la­re in car­ce­re a cari­co del cit­ta­di­no nige­ri­no.

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