Schirripa al giudice: “Sono innocente, le mie parole fraintese”

TORINO – "Sono innocente, non c'entro nulla con l'omicidio: le mie frasi intercettate sono state fraintese". Sono le uniche dichiarazioni rilasciate nel corso dell'interrogatorio di garanzia da Rocco Schirripa, l'uomo arrestato ieri e ritenuto uno degli esecutori materiali dell'omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia, avvenuto nel 1983. Schirripa si è poi avvalso della facoltà di non rispondere e si è detto disponibile a farsi interrogare prossimamente dal pm di Milano Marcello Tatangelo.

Uno dei presunti assassini di Bruno Caccia, il procuratore capo di Torino ucciso nel 1983, è stato arrestato dalla polizia. Si chiama Rocco Schirripa, torinese di 62 anni, di origini calabresi. Attualmente faceva il panettiere alla periferia della città. Nei suoi confronti "sono state raccolte numerose fonti di prova".

L'indagine sull'omicidio di Bruno Caccia, il magistrato torinese assassinato nel 1983, non si è chiusa con l'arresto di Rocco Schirripa, uno dei presunti esecutori materiali. La procura di Milano sta cercando di individuare chi, fra gli "esponenti di vertice della ndrangheta dimoranti in Calabria" in quegli anni, di fatto "autorizzò" il delitto o "condivise" il progetto "direttamente" con l'ideatore. E' quanto si ricava dalle carte dell'inchiesta dove si sottolinea che si tratta di "persone allo stato non identificate". Il mandante dell'omicidio è considerato Domenico Belfiore, all'epoca residente a Torino, condannato all'ergastolo nel 1989, dall'estate scorsa in regime di detenzione domiciliare per le sue condizioni di salute. La procura milanese ritiene con certezza che la decisione di commettere "un omicidio eccellente quale quello di un procuratore della Repubblica fosse stata preventivamente comunicata da Belfiore agli esponenti di vertice". Un fatto che, fra l'altro, dimostra come la ndrangheta non sia un insieme di cosche locali e scoordinate fra loro, ma "un arcipelago con un'organizzazione coordinata".

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