Scioglimenti per mafia, Doris Lo Moro: “Si guarda al dito invece che alla luna”

Massimo Clausi Ilquotidianodelsud.it COSENZA – Il problema è che in Calabria si guarda il dito e non la luna. La pensa così la senatrice del Mdp, Doris Lo Moro, già assessore regionale e sindaco di Lamezia Terme dal 1993 al 2001 (dopo due anni di scioglimento dell’ente locale per infiltrazioni mafiose). Secondo la Lo Moro in Calabria, che detiene il poco invidiabile record dei comuni sciolti per mafia, si sta sbagliando nell’impostare il ragionamento. «È chiaro che lo scioglimento di un consiglio comunale è una ferita che pesa su tutta la comunità – ci dice per telefono – ma piuttosto che discutere dello strumento normativo dovremmo interrogarci sul perchè non riusciamo a tutelare le nostre istituzioni, del perchè si è messi nelle condizioni di farsi sciogliere». Ovviamente il discorso è di tipo generale e non certo riferito agli ultimi scioglimenti che hanno riguardato anche Lamezia Terme purtroppo per la terza volta. E quello che non si capisce appieno è come mai lo stesso comune possa essere sciolto più volte, indipendentemente dai protagonisti e dal colore politico di chi lo guida.

Anche questo per la Lo Moro è un falso problema «quando un comune subisce diversi scioglimenti significa che non si è imparata la lezione», nel senso che i gruppi di interessi, i pacchetti di voti spesso nelle piccole comunità rischiano di essere sempre gli stessi visto che a livello di amministrative la connotazione politica è relativa. Detto questo, però, la stessa Lo Moro, come primo firmatario, ha presentato tre distinte proposte di legge per migliorare la normativa in materia. «Certo – dice – perchè tutto è perfettibile, ma attenzione a discutere degli effetti e non della causa». In particolare la senatrice di Mdp, nella sua qualità di presidente della commissione che indaga sugli atti intimidatori verso gli amministratori ha presentato una proposta di legge che prevede una sorta di diffida verso i comuni quando non ci sono le condizioni per arrivare allo scioglimento dell’assise comunale, ma le cose non sono andate proprio nel verso giusto. Insomma una sorta di “cartellino giallo” per sindaci e consiglieri che avrebbero così la possibilità di intervenire sui nodi sensibili. La seconda proposta è quella relativa allo scioglimento anche dei consigli regionali e delle aziende sanitarie, anche queste in Calabria spesso capaci di attirare appetiti non sempre legittimi.

«Il concetto di fondo – ci spiega – è che molto spesso esistono pacchetti di voti che vengono trasferiti sia alle amministrative, sia alle regionali, sia alle politiche. Adesso è indubbio che non si può arrivare allo scioglimento del parlamento che ha esclusivamente compiti legislativi. È aperto invece il dibattito sulla possibilità di scioglimento dei consigli regionali visto che la Regione sulla carta ha solo compiti di programmazione, ma in concreto ha anche tantissima gestione. Io penso che una volta provata una relazione fra eletti e criminalità organizzata si devono sciogliere anche i consigli regionali. Il problema vero è dimostrare questo legame nel senso che nelle amministrative tutto diventa più tracciabile e visible, le cose sono un po’ più complesse negli altri casi». La pensa diversamente, sotto certi aspetti, il presidente dell’Anci calabrese, Gianluca Callipo. Ovviamente anche lui non entra nel merito dei cinque consigli comunale recentemente sciolti, dice però che «in sede Anci si sono levate più voci critiche sulla normativa che regola lo scioglimento dei comuni. Per questi motivi abbiamo deciso di costituire nelle prossime settimane un gruppo di studio che riesca ad elaborare una proposta da sottoporre all’Anci nazionale. Non conosco le statistiche, ma non credo che il problema sia solo ed esclusivamente calabrese. Allora vogliamo approfondire la questione per poi affidarla ormai al futuro Parlamento perchè a naso qualcosa che va rivisto nella legge c’è».

Callipo ribadisce di non voler entrare nel merito di quanto accaduto nei cinque comuni, ma una cosa di questa vicenda l’ha colpito. «Mi pare strano che nessuno, almeno a leggere le dichiarazioni di alcuni miei colleghi, abbia ascoltato i sindaci interessati. Non dico che attraverso il contraddittorio si sarebbe arrivati a decisioni diverse, ma penso che un sindaco debba avere la possibilità di spiegare la sua azione amministrativa perchè lo scioglimento di un consiglio comunale è qualcosa di gravissimo per tutta una comunità». Insomma il dibattito è aperto con posizioni abbastanza variegate. Ma vale la pena affrontarlo.

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