Scioglimento Comuni: le reazioni a Gioia Tauro, Laureana di Borrello e Bova Marina

Gioacchino Saccà Gazzetta del Sud GIOIA TAURO — Il Consiglio comunale è destinatario, dunque, per la terza volta di un provvedimento di “scioglimento” che interessa il consiglio comunale per condizionamenti e presunte infiltrazioni della criminalità organizzata nell’attività amministrativa dell’ente. In attesa delle motivazioni ufficiali, al di là delle possibili anticipazioni rimbalzate ieri da Roma dopo la decisionelampo del Consiglio dei ministri, c’è da dire che, sicuramente, si tratta di un provvedimento che era nell’aria dopo la nomina e la conclusione del lavoro di indagine della Commissione di accesso che si era insediata ai primi giorni di mano. Ma c’è anche da dire che lo scioglimento di quest’ultimo consiglio già non più in… attività dopo la sfiducia per la quale, nel dicembre dello scorso anno, quasi sei mesi, dunque, era stato”mandato a casa” il Sindaco Giuseppe Pedà, è motivo di considerazioni diverse, soprattutto negative, di tanti cittadini per via dei problemi che in atto affliggono Gioia Tauro e che secondo i più non troveranno facile soluzione con l’arrivo dei Commissari chiamati a guidare l’ente per almeno diciotto mesi. Ancora una esperienza negativa, si sostiene senza mezzi termini, destinata a far segnare il passo ad una città sempre alla ricerca disperata di una via di uscita per intraprendere il cammino della tanto attesa rinascita. E’ la terza volta infatti che il Consiglio comunale di Gioia Tauro viene sciolto per “condizionamenti mafiosi”, è giusto ricordarlo e sottolinearlo, nell’arco di 28 anni esatti. Nel 1991 si è registrato il primo scioglimento. Era Sindaco Giuseppe Strangi (Pii) e le sorti del Comune vennero affidate alla terna commissariale composta dal Prefetto Pietro Mattei dal viceprefetto Paolo Piazza e dal dirigente della Prefettura reggina Tommaso Priolo. Nel 1995 col ritorno alle urne era arrivato a Palazzo Sant’Ippolito Aldo Alessio. Ma nel 2010 c’è il secondo “capitolo” scioglimento. Era Sindaco Giorgio Dal Torrione, che guidava una coalizione CCDUDC. e al Palazzo furono destinati il Prefetto Mario Fasano e i viceprefetti Domenico Galati e Gerardo Bisogno rimasti in carica fino alla elezione di Renato Bellofiore (Cittadinanza Democratica) al quale era subentrato, dopo le dimissioni di quest’ultimo, eletto con una maxicoalizione di centrodestra, Giuseppe Pedà. Le considerazioni che arrivano dopo questo nuovo scioglimento sono a dir poco amare. Accompagnate da riflessioni divene che investono il passato ma soprattutto il futuro della città i più, ovvero quanti amano veramente la città,sono inattesa di poter conoscere i motivi di fondo che hanno portato allo “scioglimento”, considerato abnorme, di un consiglio non più in carica e con esso al rinvio di un appuntamento con le urne ormai prossimo ma che non tutti, un particolare che va ribadito, davano per certo e scontato.

 

 

Laureana di Borrello sotto shock.  Provvedimento senza precedenti

Michelangelo Monea Gazzetta del Sud LAUREANA DI BORRELLO — L’undici giugno prossimo a Laureana di Borrello, come in altri centri del Reggino, non si voterà per l’elezione del Consiglio comunale. Il Consesso, già dimissionario a seguito dell’operazione giudiziaria “Lex” del 3 novembre dello scorso anno, è stato sciolto definitivamente senza appello giusta decisione del Consiglio dei Ministri. La notizia si è diffusa rapidamente in tutti gli ambienti politici locali, determinando una sensazione di sconcerto e di stupore anche perché ancora non si conoscono le motivazioni dello scioglimento e non si sa chi sono gli ex consiglieri coinvolti in questa brutta vicenda amministrativa. Non si era mai verificata a Laureana di Borrello una vicenda simile. Nel corso dei decenni il Comune è stato commissariato, ma una crisi determinata da fatti giudiziari di rilevanza penale come quelli del 3 novembre 2016 ha portato forte scompiglio nella vita sociale e politica di una comunità che era stata d’esempio nobile per tutto il circondano. Evidentemente i fatti accertati dalla commissione d’accesso inviata dal prefetto sono stati tali da indurre il ministero a prendere i provvedimenti drastici di ieri ed a non consentire ai cittadini di Laureana di Borrello di scegliersi gli amministratori per il prossimo quinquennio.

La presenza dei commissari straordinari, secondo molta parte della pubblica opinione, servirà a far decantare quella cappa nera che ha avvolto, senza fare distinzione alcuna, tutta la laboriosa e onesta popolazione. Intanto, in attesa di conoscere le motivazioni del provvedimento del CdM e mentre già erano in corso i preparativi per comporre almeno due liste di candidati, i protagonisti , diversi giovani uomini e donne, si sono astenuti dal rilasciare dichiarazioni al cronista. L’umore, comunque, in tutti gli ambienti interessati è di grande preoccupazione per l’avvenire di una comunità di cittadini già fortemente falcidiata dall’emigrazione e dalla mancanza di lavoro per i giovani e per la fine di ogni attività artigianale e agricola in cui Laureana primeggiava ed era molto nota in tutta la provincia di Reggio Calabria. L’attesa per le nuove elezioni amministrative sarà lunga e snervante, ma la possibilità di far decantare un periodo ammorbato da una vicenda giudiziaria torbida e in corso di chiarimento consentirà alla popolazione di Laureana di Borrello di riappropriarsi della sua storia limpida e dalla nobile tradizione.

 

Comune “azzerato” per la seconda volta in 5 anni. Bova Marina, prevale lo sconforto E già si pensa a una mobilitazione

Domenico Pangallo Gazzetta del Sud BOVA MARINA — Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Interno, ha deliberato, ai sensi della normativa antimafia, lo scioglimento del consiglio comunale per accertati condizionamenti dell’attività amministrativa da parte della criminalità organizzata. Il dado è tratto. A Bova Marina non si tornerà a votare I’l 1 giugno. Il decreto di scioglimento, infatti, conserva i suoi effetti per un periodo che va da 12 a 18 mesi, prorogabili fmo a un massimo di 24. In questo periodo la gestione dell’ente sarà affidata a una triade commissariale che sarà nominata dal prefetto. Il Comune, da poco più di cinque mesi, era gestito dalla commissaria prefettizia Antonietta D’Aquino, a seguito delle dimissioni irrevocabili presentate dal sindaco Vincenzo Crupi, coinvolto nell’inchiesta “Ecosistema”.

Il primo cittadino era finito agli arresti domialtari in quanto ritenuto responsabile di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e turbativa d’asta. Successivamente, ancora il prefetto aveva disposto l’accesso ispettivo antimafia, nominando il dott. Emilio Saverio Buda, il dott. Enrico Palermo e il rag. Francesco Picone, con il compito di compiere accertamenti ed approfondimenti per verificare la sussistenza di forme di infiltrazione mafiosa. È la seconda volta in cinque anni, che viene disposto un provvedimento di scioglimento per infiltrazioni mafiose nei confronti dell’ente comunale. Il precedente risale al marzo del 2012. Nuovamente dunque la comunità bovese subisce l’onta di uno scioglimento.

E si registrano già i primi commenti. «Appresa la notizia dello scioglimento—ha affermato Giuseppe Autelitano, ex sindaco, ex consigliere di opposizione ed esponente del movimento “Articolo 1 Democratici e Progressisti” — pur con il doveroso rispetto per l’operato delle istituzioni, è innegabile lo sconforto per un provvedimento che, per la seconda volta in cinque anni, colpisce Bova Marina. E evidente che si tratta di una misura grave che mortifica e umilia un cittadinanza che per la stragrande maggioranza nulla ha a che fare con i motivi dello scioglimento». «Ci riserviamo di leggere il contenuto del decreto—ha detto Pierpaolo Zavettieri, consigliere metropolitano dei Socialisti — per sviluppare tute le iniziative utili a ristabilire la verità e per decidere il da farsi nelle sedi opportune, mobilitando la cittadinanza. Pertanto, si coglie l’occasione per annunciare la convocazione di una assemblea da concordare nei prossimi giorni».

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