Sciolti i Comuni di Gioia Tauro, Bova Marina e Laureana di Borrello. Salta il voto dell'11 giugno

GIOIA TAURO – Non si vote­rà, l'11 giu­gno pros­si­mo, a Gio­ia Tau­ro e a Lau­rea­na di Bor­rel­lo, i due Comu­ni del­la Pia­na di Gio­ia Tau­ro sciol­ti per mafia sta­mat­ti­na dal Con­si­glio dei Mini­stri insie­me al Comu­ne di Bova Mari­na. Sia Gio­ia Tau­ro che Lau­rea­na era­no sta­ti com­mis­sa­ria­ti in via ordi­na­ria dopo le dimis­sio­ni del­la mag­gio­ran­za dei con­si­glie­ri comu­na­li. A Gio­ia Tau­ro il sin­da­co Giu­sep­pe Pedà era sta­to costret­to a lascia­re il 23 dicem­bre del 2016 a segui­to del­le dimis­sio­ni del­la mag­gio­ran­za dei con­si­glie­ri comu­na­li e il pre­fet­to ave­va nomi­na­to un com­mis­sa­rio pre­fet­ti­zio.

Anche a Lau­rea­na di Bor­rel­lo il pre­fet­to di Reg­gio Cala­bria ave­va invia­to un com­mis­sa­rio dopo le dimis­sio­ni con­te­stua­li del sin­da­co Pao­lo Alva­ro e di tut­ti i con­si­glie­ri comu­na­li dopo un'inchiesta coor­di­na­ta dal­la Dda di Reg­gio Cala­bria che ave­va por­ta­to all'arresto dell'ex asses­so­re comu­na­le Vin­cen­zo Lai­nà, rite­nu­to il rife­ri­men­to poli­ti­co del­la cosca Lama­ri. A Gio­ia Tau­ro inve­ce, dopo l'arrivo del com­mis­sa­rio pre­fet­ti­zio scat­ta­ro­no altre due inchie­ste anti­ma­fia che por­ta­ro­no all'arresto del diri­gen­te dell'ufficio tec­ni­co comu­na­le Ange­la Nico­let­ta e di alcu­ni paren­ti di ex ammi­ni­stra­to­ri loca­li. L'inchiesta "Cum­ber­ta­zio­ne" ave­va visto il coin­vol­gi­men­to di nume­ro­se azien­de ed impre­se accu­sa­te di aver mani­po­la­to alcu­ne impor­tan­ti gare di appal­to che si era­no svol­te nel­la Pia­na e in Cala­bria.

A Gio­ia Tau­ro que­sto è il ter­zo scio­gli­men­to per mafia. Il pri­mo è avve­nu­to nel 1991 ed il secon­do nel 2008. Per Lau­rea­na di Bor­rel­lo inve­ce si trat­ta del pri­mo scio­gli­men­to per infil­tra­zio­ne mafio­sa. A Bova Mari­na, lo scio­gli­men­to di oggi tro­va ori­gi­ne in un'inchiesta giu­di­zia­ria. L'accesso anti­ma­fia, infat­ti, era sta­to dispo­sto nel gen­na­io scor­so dal Pre­fet­to di Reg­gio Cala­bria dopo l'arresto, avve­nu­to il 7 dicem­bre 2016, del sin­da­co Vin­cen­zo Cru­pi, posto ai domi­ci­lia­ri nell'ambito di una inchie­sta del­la Dda reg­gi­na con l'accusa di cor­ru­zio­ne in rela­zio­ne all'appalto per la rac­col­ta dei rifiu­ti nel suo comu­ne, "con­trol­la­to", secon­do l'accusa, dal­la cosca Iamon­te, uno dei grup­pi sto­ri­ci del­la ndran­ghe­ta. Cru­pi si era poi dimes­so il 9 dicem­bre ed il Pre­fet­to ave­va sospe­so il Con­si­glio comu­na­le nomi­nan­do un com­mis­sa­rio