Segreteria Pd. «Un sindaco delegittimato». La telefonata Renzi-Falcomatà, le chat roventi e il sorriso di Magorno

Angela Marcianò e Nicola Gratteri

Caterina Tripodi Quotidiano del Sud REGGIO CALABRIA – Pd calabrese e reggino azzerato dall’ingresso dell’assessore comunale reggino, l’outsider Angela Marcianò dentro la segreteria nazionale del partito, unica calabrese all’interno dell’agognato organismo che decide le mosse democrat e tra i fedelissimi di Renzi. L’avvocato, già consulente di Gratteri, cui avrebbero fatto sponda i Ministri Marco Minniti e Graziano Delrio, non solo non fa parte del Pd, ma ha avuto posizioni lontane dai democrat ed è stata l’unica antagonista, nel gossip politico cittadino, del sindaco Giuseppe Falcomatà
che anelava al medesimo incarico piovuto invece adesso, addosso al suo assessore.

Nel Pd l’unico che si esprime ufficialmente e twitta soddisfazione è il presidente del Pd regionale Ernesto Magorno dimostrando forse una certa disconnessione dalla realtà dei fatti che ha visto nella Capitale il partito calabrese tagliato totalmente fuori dai vertici decisionali nazionali. Magorna poi punta tutto sull’aspetto della legalità: «Renzi – afferma Magorno – nominando al suo fianco Angela Marcianò testimonia che c’è voglia di valorizzare la Calabria che, quotidianamente, si impegna per affermare la cultura della legalità. Il Pd Calabria è al suo fianco». Una dichiarazione che forse sembra ammettere una pubblica evidenza: dentro il Pd Calabria, evidentemente o almeno per Magorno e Renzi, non c’è nessuno titolato a poter parlare di legalità, tant’è che si devono importare volti rappresentativi dall’esterno del partito.

Una situazione che nel Pd (ovvero partito della discordia e del mors tua vita mea) sta bene un pò a tutti. I consiglieri regionali e non solo non hanno mai dissimulato l’antipatia per l’enfant prodige così caro al leader maximo e la cui crescita politica avrebbe messo in ombra altri competitor per cui si aspettano dal siluro terra-aria che l’ha colpito in pieno un bagno di umiltà del sindaco reggino. Ma Magorno, come detto, è l’unico a parlare, il resto del partito tace. Soprattutto in riva allo Stretto dove probabilmente si lecca le ferite in attesa di capirci di più e di “leggere” meglio il contraccolpo politico o lo smacco ricevuto, proprio il sindaco Giuseppe Falcomatà. Ferito nell’orgoglio per avere ricevuto solo un’ora prima la notizia della mancata nomina, ormai nell’aria vista l’assenza di convocazione di Renzi, ma soprattutto di dover reggere il peso di scoprire che in segreteria nazionale ad avergli fatto le scarpe sia stata proprio Angela Marcianò, l’assessore da lui chiamata a ricoprire il gravoso impegno di gestire i lavori pubblici e riconfermata al ruolo anche al rimpasto dello scorso dicembre. Un assessore con il quale acredini e dissapori erano ormai all’ordine del giorno. Per Falcomatà nel giro di poche ore una situazione surreale è diventata realtà.

Adesso il ruolo decisionale e di vertice nel partito lo avrà proprio Marcianò che oltrechè essere in pole position per una candidatura alla Camera, vaglierà i passi che vorrà fare il partito in Calabria e soprattutto a Reggio. Per il sindaco solo la piccola soddisfazione delle roventi chat di whatsup dei suoi colleghi reggini del Pd sconcertati ed indignati dalle scelte del loro leader nazionale. Nessuno però vuol dichiarare nulla ufficialmente preferendo stare alla finestra per capire, prudentemente, quale sarà il nuovo corso del partito. A dare fiato alle trombe, come c’era da aspettarselo, è ovviamente l’opposizione, in questo caso, extra consiliare. Il Movimento nazionale per la sovranità di Reggio Calabria prende la palla al balzo e carica: «Stavolta la delegittimazione per il sindaco Falcomatà arriva dall’alto e dal suo stesso partito. Dopo i reggini, che incautamente lo hanno votato, anche lo stesso Pd implicitamente delegittima Falcomatà, nominando nella segreteria nazionale della formazione politica l’assessore della sua giunta Angela Marcianò». «Trattasi della ulteriore ennesima conferma alla incapacità amministrativa percepita all’esterno della torre d’avorio di Palazzo San Giorgio, dagli stessi cittadini prima e a livello nazionale adesso – rincara la dose facile il Movimento nazionale per la sovranità – Un sindaco che vede un membro del suo stesso esecutivo andare a ricoprire una posizione di livello apicale e di maggior rilevanza rispetto alla sua, trattandosi dell’organo che detta la linea politica e programmatica in seno al partito medesimo».

«Paradosso da scongiurare per il primo cittadino rappresenta l’ipotesi che il suo delegato al Comune di Reggio possa dissentire formalmente circa una azione amministrativa non in linea con i dettami centrali da lei stessa decisi – è la pungente conclusione – Ma questa circostanza Falcomatà non ha motivo di temerla, visto che il suo allinearsi con i dictat di partito ha già prodotto conseguenze nefaste sulla città e mietuto vittime sacrificali come l’aeroporto e l’Agenzia dei beni confiscati, tra le altre. Se stavolta a venir meno è la sua legittimazione all’interno della formazione politica che lo ha allevato dovrà farsene una ragione… di partito».

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*