Solo una trentina di persone all’iniziativa in piazza a Reggio Calabria in memoria di Mussolini

REGGIO CALABRIA – Una trentina di persone si sono radunate stamane in Piazza San Giorgio al Corso, a Reggio Calabria, per commemorare i 70 anni dalla morte di Benito Mussolini. La chiesa di San Giorgio, dove doveva svolgersi la messa organizzata dal Movimento politico Alleanza Calabrese e poi sospesa dalla Curia di Reggio Calabria, è rimasta chiusa. Numerose le persone che si sono fermate nella piazza perché incuriosite. Tra le persone presenti anche un ragazzo con una maglietta con stampata la foto di Benito Mussolini. Il presidente di Alleanza Calabrese, Enzo Vacalebre, ha evidenziato che "hanno paura di una trentina di persone che stanno commemorando la morte di un uomo. Per noi quello di Benito Mussolini è stato un omicidio perché fu ucciso senza un processo". I partecipanti all'iniziativa ora si sposteranno sul lungomare, davanti alla stele di Ciccio Franco, il leader dei moti di Reggio Calabria, per un momento di riflessione e di preghiera.

"La sospensione della messa per commemorare Benito Mussolini non ha nulla a che vedere con l'ordine pubblico, d'altra parte non è mai successo nulla, ma verosimilmente la motivazione sta nei 700-800 mila euro che il Sindaco di Reggio Calabria versa ogni anno alla Caritas diocesana. La motivazione per non dire una Messa a Mussolini o a Gramsci non c'è, è stato un accordo stretto a tavolino". Lo ha detto uno degli organizzatori della messa ed ex consigliere provinciale di Reggio Calabria, Franco Perrelli. "E' stato messo in discussione l'elemento della pietas – ha aggiunto – perché la celebrazione di una santa messa ad un defunto è un gesto cristiano. Da sessant'anni la messa in suffragio di Mussolini si è sempre celebrata, non solo a Reggio Calabria. E' un dato incontrovertibile. Mons. Morosini non si doveva permettere di far chiudere la chiesa per la celebrazione di una santa messa in suffragio di un defunto. Tutto questo è aberrante". "

Sono inaccettabili le dichiarazioni di Franco Perrelli, ex consigliere provinciale, riportate diffusamente da molti organi si stampa. La congettura secondo cui la motivazione della sospensione della Messa in suffragio di Benito Mussolini 'sta nei 700-800 mila euro che il Sindaco di Reggio Calabria versa ogni anno alla Caritas diocesana' è di una gravità inaudita. L'Arcidiocesi ha già contattato i legali perché si proceda legalmente nei confronti del Perrelli". E' quanto si legge in una nota dell'Ufficio diocesano di Reggio Calabria all'indomani delle affermazioni di uno degli organizzatori dell'iniziativa. "Quanto poi alla polemica in corso sulla sospensione della Celebrazione eucaristica in suffragio del defunto Benito Mussolini – prosegue la nota – si esprimono due considerazioni: La prima. La Messa prevista per martedì 28 aprile non è stata sospesa perché in suffragio del defunto Benito Mussolini, ma 'per la strumentalizzazione della stessa a fini politici', così come scritto nel comunicato diffuso dalla Curia Arcivescovile. Era ormai impensabile poter celebrare quella Eucaristia nel modo dovuto, visto che l'iniziativa era stata gravata, a differenza degli anni scorsi, di sensi e significati estranei alla religione. La seconda. Nel comunicato la 'strumentalizzazione' non viene attribuita ad una sola parte politica, così come diffusamente fatto credere e interpretato. Tanto la destra quanto la sinistra hanno conferito a quella Celebrazione Eucaristica un significato politico inaccettabile per chi crede". "Dopo aver ignorato il parere del Vescovo e della Chiesa di Reggio su temi di attualità in ordine morale (testamento biologico e unioni civili) – conclude l'Ufficio diocesano – l'Amministrazione Comunale chiama in causa la Curia per la Messa in suffragio di Benito Mussolini. Se questi sono i presupposti della dialettica locale, anche istituzionale, chissà come saranno affrontati, e se saranno mai risolti, i gravi problemi socio-economici che gravano sulla città di Reggio".

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