Stato-mafia, Lipari: ''Dietro la trattativa entità superiori''

Loren­zo Bal­do Aaron Pet­ti­na­ri Antimafiaduemila.com “NON POTEVA esse­re una ini­zia­ti­va per­so­na­le dei Cara­bi­nie­ri quel­la di intra­pren­de­re una trat­ta­ti­va se non ci fos­se sta­ta die­tro una enti­tà supe­rio­re. Sicu­ra­men­te Mori avreb­be potu­to ave­re un inca­ri­co da per­so­ne sopra di lui, dal mini­stro o dell'interno o da altri… Chi me l’ha det­to que­sto? Pro­ven­za­no”. Nono­stan­te gli 81 anni di età Pino Lipa­ri, coper­to da un para­ven­to per evi­ta­re di esse­re visto in vol­to dagli impu­ta­ti col­le­ga­ti in video­con­fe­ren­za (quin­di i mafio­si), ha rispo­sto con estre­ma luci­di­tà alle doman­de dei pm. Un’udienza fiu­me dove, così come ave­va fat­to nel 2002, tor­na a par­la­re del­le con­fi­den­ze rice­vu­te su quei con­tat­ti tra Vito Cian­ci­mi­no ed i Cara­bi­nie­ri.

A dire il vero l’ex con­si­glio­ri di Rii­na e Pro­ven­za­no, quan­do ven­ne inter­ro­ga­to da Pie­ro Gras­so il 28 novem­bre 2002, in meri­to alla con­fi­den­za di “Bin­nu u trat­tu­ri”, dis­se che per quest’ultimo la trat­ta­ti­va “non pote­va esse­re fat­ta solo da uffi­cia­li ma ci dove­va­no esse­re die­tro per­so­ne del­le isti­tu­zio­ni, lui face­va rife­ri­men­to ai ser­vi­zi segre­ti” e dopo la sol­le­ci­ta­zio­ne del pm ha con­fer­ma­to anche que­sto pas­sag­gio. Suc­ces­si­va­men­te Lipa­ri è tor­na­to nuo­va­men­te sul­la con­se­gna del “papel­lo” fat­ta da Cinà a casa Cian­ci­mi­no, descri­ven­do nei par­ti­co­la­ri le cir­co­stan­ze del­la con­fi­den­za rice­vu­ta nel 2000: “A un cer­to pun­to Pro­ven­za­no mi dice di con­tat­ta­re Cinà per ave­re dei far­ma­ci per la pro­sta­ta e così ci incon­tram­mo. Gli dis­si che Pro­ven­za­no ave­va biso­gno di far­ma­ci e fu in quel­la occa­sio­ne che gli dis­si ‘la sai que­sta sto­ria?’ E lui mi dis­se di esse­re sta­to con­tat­ta­to in ospe­da­le dal figlio di Cian­ci­mi­no il qua­le gli ave­va det­to che il papà gli vole­va par­la­re. Lui, pen­san­do che si trat­tas­se di qual­che malat­tia andò a casa sua. Cinà mi rac­con­tò le paro­le di Cian­ci­mi­no, que­sti ave­va neces­si­tà asso­lu­ta di par­la­re con il ‘pri­ma­rio’ (Rii­na) per una situa­zio­ne che pote­va por­ta­re dei van­tag­gi all'organizzazione. Cinà mi dis­se che appe­na ave­va sen­ti­to quel­la cosa vole­va defi­lar­si e dis­se: ‘don Vito veda di lasciar­mi in pace e siste­mi le sue cose’.

E lui: ‘no, lei deve rife­ri­re a Rii­na assu­men­do­si una gros­sa respon­sa­bi­li­tà, c’è que­sta situa­zio­ne con i Cara­bi­nie­ri che chie­do­no di sape­re cosa desi­de­ra Cosa nostra per far fini­re que­ste stra­gi e lei non si può toglie­re’. E lui dis­se che avreb­be cer­ca­to di far ave­re una rispo­sta. Già quan­do uscì si sen­tì pedi­na­to. Poi por­tò que­sta noti­zia al Rii­na, non mi dis­se per qua­le via. Mi rac­con­ta che que­sti gli ha dato un foglio di car­ta in una busta e che l’ha lascia­ta in por­ti­ne­ria in via Sciu­ti (dove abi­ta­va Cian­ci­mi­no). La sua opi­nio­ne (di Cinà) era che que­sto incon­tro ser­vi­va per far arre­sta­re Rii­na tan­to che lo defi­nì ‘il mare­scial­lo Cian­ci­mi­no”. Con Cinà, Lipa­ri, avreb­be anche par­la­to del con­te­nu­to del papel­lo e, con­fer­man­do quan­to già rife­ri­to in pas­sa­to, ha ricor­da­to che lo stes­so Cinà rac­con­tò che Rii­na, al momen­to del riti­ro del docu­men­to gli dis­se: "'que­sto è sta­to com­pi­la­to un po' da tut­ti’, inte­so dai ver­ti­ci di Cosa nostra”.

Nel­la sua depo­si­zio­ne Lipa­ri ha anche par­la­to degli aggan­ci poli­ti­ci di Cosa nostra in par­ti­co­la­re nel momen­ti in cui “si lasciò la Dc per pas­sa­re al Psi”. Addi­rit­tu­ra ha rife­ri­to di aver sapu­to da Rii­na che tra­mi­te Ber­lu­sco­ni c’era un aggan­cio con Cra­xi (“Rii­na mi dis­se che que­sto grup­po impren­di­to­ria­le ave­va la pos­si­bi­li­tà di arri­va­re a Cra­xi, visto che con Mar­tel­li non c'era riu­sci­to. Que­sto me lo dis­se in un col­lo­quio”). Dopo ini­ziò a cir­co­la­re la noti­zia del­la for­ma­zio­ne di una nuo­va for­za poli­ti­ca. Nel 2002 il teste dis­se che ciò “avven­ne nel ’92-’93 e che ad un cer­to pun­to ci fu la disce­sa in cam­po di Ber­lu­sco­ni ma che indub­bia­men­te cova­va sot­to pri­ma un pro­gram­ma e l’ideologo del par­ti­to non è sta­to Ber­lu­sco­ni ma Dell’Utri”. “Que­sto discor­so io lo sep­pi nel ‘91 da Pro­ven­za­no”. Oggi ha con­fer­ma­to: “Era risa­pu­to da tut­ti. Se ne par­la­va nell'ambiente del­la mafia. Si sape­va che la disce­sa in cam­po di Ber­lu­sco­ni era sicu­ra­men­te pre­ce­du­ta da tan­te riu­nio­ni dove l'ideologo era Dell'Utri. Lo dice­va­no tut­ti e lo pen­sa­vo anch'io”.
Tem­po dopo, del­la nasci­ta di For­za Ita­lia, avreb­be par­la­to anche con Ber­nar­do Pro­ven­za­no: “Anco­ra non era costi­tui­ta, ma si pen­sa­va di abban­do­na­re la linea del­la DC e inse­rir­si in que­sta nuo­va real­tà. Io ne par­lo con Pro­ven­za­no, lui ne ha par­la­to a me… Que­sti col­lo­qui sono ante­ce­den­ti all'arresto di Rii­na”. Suc­ces­si­va­men­te con il boss cor­leo­ne­se avreb­be anche par­la­to di una trat­ta­ti­va “che que­sti ha volu­to cer­ca­re ver­so la nuo­va attua­li­tà poli­ti­ca per inter­ven­ti legi­sla­ti­vi”. Ed in aula oggi ha ripe­tu­to: “Una sola vol­ta ho visto Pro­ven­za­no dopo l'arresto di Rii­na, tra gen­na­io e mag­gio '93, lui mi dice­va vedia­mo cosa pos­sia­mo otte­ne­re un van­tag­gio legi­sla­ti­vo… In quel perio­do già si sape­va che c'era que­sto movi­men­to poli­ti­co che cam­mi­na­va…”. Nel ’96 poi sareb­be­ro tor­na­ti sull’argomento accen­nan­do al “decre­to Bion­di”. Il cosid­det­to decre­to “Sal­va­la­dri”, vara­to il 14 luglio ’94 e poi riti­ra­to dal­lo stes­so gover­no per la pro­te­sta dell’allora mini­stro dell’Interno Rober­to Maro­ni, di tut­ta la Lega e di An.

Di fat­to l’art. 2 del decre­to Bion­di pre­ve­de­va che anche per i delit­ti di mafia il giu­di­ce, pri­ma di appli­ca­re la custo­dia in car­ce­re, avreb­be dovu­to cer­ca­re e illu­stra­re le esi­gen­ze cau­te­la­ri, pri­ma date per scon­ta­te. E restrin­ge­va ulte­rior­men­te la pos­si­bi­li­tà di arre­sto pre­ven­ti­vo in caso di peri­co­lo di fuga: non basta­va più il “con­cre­to peri­co­lo che l’imputato si dia alla fuga”, ma occor­re­va pro­va­re che l’indagato “stia per dar­si alla fuga”. Una vera e pro­pria man­na per la Cosa Nostra. Cer­to è che nel 2001 Lipa­ri ha rac­con­ta­to di come si par­la­va negli ambien­ti mafio­si di quel­li che era­no gli auspi­ca­ti inter­ven­ti legi­sla­ti­vi: “Sicu­ra­men­te l’amnistia, qual­che decre­to che potes­se anda­re incon­tro alle neces­si­tà dei car­ce­ra­ti… anche in mate­ria di comu­ni­ca­re subi­to a un inda­ga­to quan­do una pro­cu­ra lo iscri­ve­va nel regi­stro degli inda­ga­ti”. Quin­di ha aggiun­to: “Io stes­so par­lai con il mio avvo­ca­to Nino Mor­mi­no (ex vice-pre­si­den­te del­la com­mis­sio­ne Giu­sti­zia del­la Came­ra in quel perio­do, non­ché ex depu­ta­to di For­za Ita­lia, ndr). Pro­ven­za­no mi dis­se, ‘tu che hai Mor­mi­no come difen­so­re vedi di par­lar­ci, per vede­re di por­ta­re avan­ti un discor­so di amni­stia. Io ne par­lai con il figlio di Mor­mi­no, anch’egli avvo­ca­to, e lui mi dis­se che non era pos­si­bi­le, ci vole­va­no i 2 ter­zi del par­la­men­to per un'amnistia”.

“Lei sa che poi ci fu una pro­po­sta di leg­ge sull'amnistia (poi non appro­va­ta, ndr) a fir­ma Mor­mi­no-Pisa­pia?”, ha chie­sto quin­di Di Mat­teo. “Si ne par­la­va­no tut­ti”, è sta­ta la laco­ni­ca rispo­sta di Lipa­ri. Il pro­ces­so è sta­to dun­que rin­via­to a doma­ni per il con­tro­e­sa­me del­lo stes­so Lipa­ri e di Mas­si­mo Girau­do. La depo­si­zio­ne del teste Maro­ni, infat­ti, è sta­ta posti­ci­pa­ta al 15 dicem­bre per un impe­di­men­to cer­ti­fi­ca­to dal­lo stes­so pre­si­den­te del­la Regio­ne Lom­bar­dia.

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