Striscia la notizia al Quotidiano del Sud: «Nessuna strumentalizzazione»

A.a. Quotidiano del Sud L’ARTICOLO “Tentacoli sui canili”, pubblicato oggi (ieri per chi legge, ndr) dal Quotidiano del Sud, contiene una dichiarazione errata e gravemente lesiva nei confronti di Striscia la notizia. Giuseppe rocino, coordinatore regionale dell’Enpa in Calabria, afferma infatti, a proposito di Striscia: «È gravissimo che una trasmissione televisiva seguita da milioni di italiani si faccia strumentalizzare da chi si rivela per quello che è».

All’epoca dei fatti, era il 2014, nessuno sapeva che alcuni attivisti delle associazioni animaliste operassero per conto di altri, in particolare organizzazioni criminali. Da sempre Striscia raccoglie segnalazioni da parte di tutti, perfino dall’Enpa, nonostante le criticità dimostrate dai vertici dell’associazione in numerose occasioni. E che Striscia ha puntualmente mostrato. Poi il tg satirico di Antonio Ricci manda i propri inviati a verificare queste segnalazioni in loco. Infatti anche in quell’occasione Edoardo Stoppa si reca nel canile in questione per accertarsi personalmente delle condizioni degli animali. Viene condotto in una zona del canile dove i box sono privi di giacigli e ciotole per il cibo e i cani, tutti molto magri, si nutrono delle poche crocchette gettate loro per terra all’interno delle gabbie. Alcuni appaiono malati. A questo punto Stoppa ascolta il titolare della struttura: Striscia offre sempre la possibilità di replica agli interessati, in diretta e anche nelle puntate successive al servizio.

Poi l’inviato fa subito chiamare un veterinario, alla vista di un cucciolo morente. Purtroppo è tardi e il cagnolino muore, dopo essere stato sottoposto a una flebo. La stessa sorte tocca a un cucciolo nero e bianco, portato via da Stoppa al termine della visita. Un terzo esemplare, per quanto malconcio, riesce invece a sopravvivere. Questo è quanto si vede nel filmato trasmesso da Striscia il 31 marzo 2014. Qualche tempo dopo la messa in onda del servizio di Stoppa, un sopralluogo dei Nas attesta che nel canile tutto è in regola. Bene: vuol dire che nel frattempo certe criticità erano state risolte. Non tocca a Striscia la notizia svolgere indagini che spettano unicamente alle strutture di polizia: benissimo ha fatto la Direzione distrettuale antimafia a svolgerle, scoprendo quanto è emerso nell’operazione Happy Dog, conclusa con sette arresti e con il sequestro di tre canili. Ancora una volta, le forze dell’ordine hanno svolto bene il loro compito. Il nostro, a Striscia, è un altro.

L’Ufficio stampa di Striscia la notizia

 

Prendiamo atto delle precisazioni di Striscia. Preme comunque sottolineare, che, come già riferito dal Quotidiano in un articolo pubblicato lo scorso venerdì, stando a quanto riferito dal testimone di giustizia Leonzio Tedesco agli inquirenti, in seguito all’ispezione svolta, «due giorni dopo» la messa in onda del servizio, dal Nas dei carabinieri e dal Corpo forestale, l’imprenditore ha «potuto dimostrare che non vi era nessun maltrattamento di cani né violazioni di norme sulla custodia». Fu comunque multato per un canale di scolo non in regola. Sempre secondo quanto riferito da Tedesco, a “imbeccare” Striscia non fu l’animalista arrestata, di Gioia Tauro, ma esponenti di un’altra associazione, di Gioiosa Jonica. Ne parla, in una conversazione intercettata, Maria Antonia Catania, l’animalista arrestata, con una socia, e le due interlocutrici si mostrano consapevoli che quanto denunciato dai giornalisti di Striscia «non corrisponde al vero», osservano gli inquirenti. Agli atti dell’inchiesta c’è anche un interrogatorio del dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di Taurianova, Giuseppe Cardona, che sostiene che il veterinario Antonino Ammendola (arrestato) era stato convocato dal commissario che guidava l’ente, Aldo Lombardo, «pressato dalle associazioni animaliste e dal fatto che l’impresa Dog center era finita oggetto di cronache televisive della trasmissione Striscia la notizia». Alla riunione partecipò il funzionario comunale che agli inquirenti ha riferito che Ammendola era «fermamente » convinto che il canile non fosse in regola ma, a fronte delle richieste di precisazioni, «non forniva specifiche sulla carenza di requisiti». A.a.

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