Tropea, annullato scioglimento per mafia. II Tar del Lazio riporta al Comune l’amministrazione Rodolico

Pino Brosio Gazzetta del Sud TROPEA — Giuseppe Rodolico e i componenti della sua disciolta maggioranza tornano alla guida del Comune. Così ha deciso la prima sezione del Tar Lazio accogliendo in pieno il ricorso presentato, per conto degli stessi amministratori, dagli avvocati Demetrio Verbaro e Alfredo Gualtieri del Foro di Catanzaro contro la Presidenza del consiglio dei ministri, il ministero dell’Interno e la Prefettura di Vibo, tutti difesi dai legali delrAwocatura dello Stato. In sostanza, tutti gli elementi di accusa che il prefetto Giovanni Bruno aveva recuperato dalla relazione stilata dalla commissione d’accesso per sostanziare la richiesta di scioglimento dell’ente comunale tropeano, sono stati confutati e smontati uno per uno. E non c’è aspetto su cui il Tar non dia ragione ai ricorrenti. Per Rodolico ed i componenti della sua squadra una totale «riabilitazione” le cui ricadute positive non possono non trasmettersi all’intera collettività che si libera così di un’onta che, in qualche misura, aveva leso la sua immagine.

La sentenza dei giudici amministrativi non sembra lasciare angoli bui. Ricostruisce, infatti, l’intera vicenda e arriva a sostenere che «il provvedimento, oltre a non indicare in maniera puntuale condizionamenti e collusioni» non terrebbe in alcun conto «l’intensa attività della Giunta per contrastare il fenomeno mafioso». I giudici partono dalla valutazione di un attentato all’autovettura del sindaco Rodolico, avvenuto nella notte tra il 18 ed il 19 gennaio 2015, e in base al quale la commissione d’accesso sarebbe arrivata a sostenere l’esistenza di forti legami tra componenti dell’amministrazione e la criminalità organizzata, nonché accordi preelettorali maturati in presenza di soggetti legati agli ambienti malavitosi. Nell’uno e nell’altro caso per l’organo amministrativo manca «il preteso rilievo probatorio».

Torna in ballo la vicenda del bagno a mare per il capodanno 2015, che era costata la revoca dell’incarico all’assessore Bretti da parte del sindaco Rodolico. Anche in questo caso i rapporti di parentela vengono ritenuti irrilevanti. Non sono significative neppure le vicende relative alle irregolarità gestionali rilevate né la questione delle somme urgenze anche perché le ditte erano state chiamate non dal sindaco, ma dal responsabile dell’area tecnica e, in ogni caso, erano tutte in possesso di certificato antimafia. Il Tar passa al vaglio anche altri elementi (occupazione abusiva di suolo pubblico al porto, sorveglianza di un soggetto ammesso a pena alternativa, rilascio concessioni demaniali, ecc.), ma ascrive tutto a irregolarità amministrative concludendo che i fatti «appaiono privi di specifica concludenza in ordine alla sussistenza di un condizionamento criminale di tipo mafioso».

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