Tutti contro tutti a Gioia Tauro. Un 2017 difficile per il porto

Nicola Capuzzo Milanofinanza.it UN 2017 DIFFICILE per il porto di Gioia Tauro. L’anno si è chiuso con volumi di container movimentati in calo, e in più a questo problema si aggiungono contrasti crescenti fra Msc, l’unica compagnia di navigazione oceanica che scala in Calabria, e Contship Italia, il gruppo che controlla il 50% del Medcenter Container Terminal proprio insieme al vettore svizzero. A far scoppiare il caso è stata una lettera di fuoco inviata dalla shipping company fondata da Gianluigi Aponte al quotidiano locale Gazzetta del Sud. «Purtroppo da lungo tempo ci confrontiamo con una situazione di precarietà dovuta al fatto che da anni non vengono effettuati investimenti nelle infrastrutture del terminal», sostiene Msc. Basti pensare che delle 22 gru installate ne funzionano solo 10, oltre al resto dei macchinari che giace nella medesima situazione di scarsa manutenzione ed efficienza».

E non è tutto. «Nell’acquisire il 50% dell’azionariato di Mct intendevamo concentrare maggiormente il traffico su Gioia Tauro», agginge nella missiva, «e investire in modo massiccio per ripristinare il numero di gru e di straddle carrier necessari nonché la pavimentazione del terminal, elemento fondamentale per la buona logistica dello scalo». Tutto ciò a oggi non è avvenuto perché il porto ha visto calare i volumi dei container dai 3 milioni di Teu del 2013 ai 2,5 milioni del 2017. Il gruppo di Aponte attacca Contship Italia, suo socio nel terminal, dicendo che «purtroppo, nonostante i nostri continui suggerimenti e continue pressioni per portare Mct a investire somme importanti per garantire al terminal una capacità annua di 3 milioni di container, fino a oggi non riamo riusciti a convincere i nostri partner a fare quanto necessario». Per questo la compagnia di navigazione ginevrina ha chiesto al commissario straordinario della locale Autorità portuale, Andrea Agostinelli, di intervenire per «accertare la situazione di precarietà del terminal e l’impossibilità dello stesso a operare più di 30 mila movimenti alla settimana (imbarchi e sbarchi di container, ndr), nonché porre in essere quanto necessario per aumentare l’efficienza del terminal».

La risposta del commissario straordinario è arrivata ieri sottoforma di lettera inviata al terminalista nella quale si chiede conto del sottoutilizzo delle banchine che ha in concessione. Agostinelli evidenzia che, «a fronte di un investimento compiutamente realizzato, di oltre 170 milioni di euro, che ha consentito la realizzazione e l’operatività di un porto di transhipment pienamente confacente ai piani aziendali all’epoca depositati dal soggetto concessionario, non si è sin qui né realizzato né ipotizzato un parallelo sinallagmatico investimento (rapporto di interdipendenza tra prestazione e controprestazione in alcuni tipi di contratto, ndr) da parte del terminalista, che potesse consentire la ripresa dei traffici». Tutto questo accade a distanza di 18 mesi dalla sottoscrizione dell’Accordo di Programma Quadro che al termine di sette anni di crisi aziendale, tamponata dall’erogazione di ammortizzatori sociali da parte del Governo, era culminata con la creazione di un’Agenzia pubblica per l’assorbimento di 377 licenziati dal soggetto terminalista.

La nota dell’ente pubblico commissariato si conclude dicendo che «il costante decremento del volume dei traffici, registrato dal 2012 a oggi, ha indotto questa Autorità portuale a chiedere conto al soggetto terminalista, e comunque alla corporate cui fanno riferimento i piazzali di Gioia Tauro, precisi documenti d’impegno, bilanci consolidati e previsionali e il dettagliato stato di manutenzione dell’equipment del terminal, al fine di verificare la volontà del terminalista di rilanciare lo scalo e valorizzare compiutamente il patrimonio infrastrutturale che amministra».
Finora Contship Italia ha scelto di non replicare alle accuse pubbliche del suo socio ma, cercando di interpretare correttamente le accuse di Msc, par di capire si tratti di un gioco delle parti tra la compagnia di navigazione, che è cliente del terminal e vuole un servizio qualitativamente migliore, e il socio terminalista che a Gioia Tauro sta perdendo soldi e che probabilmente non intende investire se non con la garanzia di un ritorno certo da parte del suo cliente nonché partner (la stessa Msc che aveva assicurato di portare volumi maggiori al porto). Oltre a Gioia Tauro, la stessa Contship si trova a dover gestire le difficoltà anche dell’altro porto di trasbordo container che opera, il Cagliari International Container Terminal, che ha chiuso il 2017 con circa 458 mila Teu imbarcati e sbarcati, in calo del 28% rispetto agli oltre 670 mila Teu dell’anno precedente. (riproduzione riservata)

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