Ucciso e bruciato nella sua auto imprenditore quarantenne di Lamezia Terme

LAMEZIA TERME – Lo han­no atte­so for­se per ore davan­ti al can­cel­lo del­la sua vil­la immer­sa tra­gli uli­vi per ucci­der­lo e poi dare alle fiam­me l'auto con il cada­ve­re all'interno. E' mor­to così, a Lame­zia Ter­me, deva­sta­to e reso irri­co­no­sci­bi­le dal fuo­co, Dome­ni­co Maria Gigliot­ti, di 40 anni, impren­di­to­re edi­le.
Un pia­no di mor­te maca­bro e spie­ta­to, por­ta­to a ter­mi­ne da uno o più sica­ri qua­si all'alba, quan­do Gigliot­ti sta­va rien­tran­do a casa, in una zona poco abi­ta­ta del­la cit­tà nel­le vici­nan­ze del cimi­te­ro di Nica­stro. Gigliot­ti era una per­so­na cono­sciu­ta dal­le for­ze dell'ordine, desti­na­ta­ria di un Daspo e che, negli anni, ave­va subi­to anche del­le per­qui­si­zio­ni in rela­zio­ne ad alcu­ne inda­gi­ni dagli esi­ti del­le qua­li non ave­va, però, subi­to con­se­guen­ze.

Dopo aver­gli spa­ra­to diver­si col­pi, mol­to pro­ba­bil­men­te di pisto­la per l'assenza di bos­so­li, anche se non è sta­to pos­si­bi­le accer­tar­lo per le con­di­zio­ni del cada­ve­re com­ple­ta­men­te car­bo­niz­za­to, gli assas­si­ni han­no poi cospar­so la vet­tu­ra di una con­si­sten­te quan­ti­tà di liqui­do infiam­ma­bi­le pro­vo­can­do un rogo ful­mi­neo. E' sta­ta la moglie di Gigliot­ti, Rosa Cur­cio, che era a casa con le due figlie del­la cop­pia, a dare l'allarme dopo ave­re avver­ti­to gli stra­ni rumo­ri ed esser­si affac­cia­ta sul bal­co­ne. Tut­to inu­ti­le, le fiam­me ave­va­no già com­piu­to la loro ope­ra.

Sul posto sono inter­ve­nu­ti i cara­bi­nie­ri del­la Com­pa­gnia di Lame­zia Ter­me e per­so­na­le del­la Squa­dra mobi­le del­la Que­stu­ra di Catan­za­ro, che han­no avvia­to le inda­gi­ni coor­di­na­te da San­to Meli­do­na, sosti­tu­to pro­cu­ra­to­re del­la Repub­bli­ca di Lame­zia Ter­me. Gli inve­sti­ga­to­ri stan­no ora con­cen­tran­do le atten­zio­ni sul moven­te di un delit­to così fero­ce. Gigliot­ti, oltre ad esse­re tito­la­re del­la Gies­se Costru­zio­ni, con­di­vi­de­va con la moglie la gestio­ne di un'agenzia di viag­gio, la "Easy Flyght", coin­vol­ta nei mesi scor­si in un'indagine del­la Guar­dia di finan­za che ave­va por­ta­to al seque­stro pre­ven­ti­vo del­la socie­tà per una pre­sun­ta vicen­da lega­ta alla ven­di­ta di cro­cie­re e viag­gi defi­ni­ti "fan­ta­sma".

Alcu­ni clien­ti dell'agenzia, lo scor­so ago­sto scor­so, si era­no pre­sen­ta­ti alla Guar­dia di finan­za lamen­tan­do di non esse­re riu­sci­ti a par­ti­re per le vacan­ze poi­ché i bigliet­ti acqui­sta­ti nell'agenzia non risul­ta­va­no vali­di. La don­na suc­ces­si­va­men­te ave­va fat­to sape­re, attra­ver­so il suo lega­le, di "non aver posto in esse­re alcu­na truf­fa, ma di esse­re sta­ta essa stes­sa vit­ti­ma di una con­dot­ta con­trat­tua­le scor­ret­ta posta in esse­re da alcu­ni for­ni­to­ri di ser­vi­zi turi­sti­ci".

Gli inve­sti­ga­to­ri, che non esclu­do­no nes­su­na pista per cer­ca­re di fare luce sull'omicidio, sin dall'immediatezza han­no sen­ti­to paren­ti, ami­ci e cono­scen­ti, alcu­ni dei qua­li sono sta­ti risen­ti­ti in sera­ta. Ulte­rio­ri ele­men­ti sul­la dina­mi­ca dell'omicidio si spe­ra che pos­sa­no esse­re acqui­si­ti con l'esame autop­ti­co sui resti del­la vit­ti­ma, che dovreb­be svol­ger­si nel­le pros­si­me ore. Intan­to a Lame­zia Ter­me pre­va­le lo sgo­men­to.