Un palo blocca il maxi-elettrodotto tra Sicilia e Calabria: e la bolletta lievita di 600 milioni l’anno

Ilsole24ore.it MESSINA – Un pro­get­to fer­mo al palo. In sen­so let­te­ra­le, non figu­ra­to: il palo è il pilo­ne nume­ro 40 del­la linea di alta ten­sio­ne fra Sici­lia e Cala­bria (l’elettrodotto Sor­gen­te-Riz­zì­co­ni), bloc­ca­to per deci­sio­ne del­la magi­stra­tu­ra di Mes­si­na su denun­cia di un’associazione (sedi­cen­te) eco­lo­gi­sta. Risul­ta­to: l’opera qua­si pron­ta si fer­ma, ai sici­lia­ni toc­ca subi­re deci­ne di tra­lic­ci vec­chi e 87 chi­lo­me­tri di altre linee elet­tri­che che quel­la nuo­va farà smon­ta­re, e fa paga­re a tut­ti noi con­su­ma­to­ri di cor­ren­te 600 milio­ni in più l’anno per l’inefficienza del­la rete. Il costo in più La Sici­lia (asse­ta­ta di ener­gia elet­tri­ca) è mal col­le­ga­ta con il Con­ti­nen­te (dove c’è tal­men­te tan­ta dispo­ni­bi­li­tà di cor­ren­te che gran par­te del­le cen­tra­li stan­no spen­te per mesi). Ciò si riflet­te sui costi dell’elettricità.

Alle cen­tra­li sici­lia­ne la cor­ren­te vie­ne paga­ta uno spro­po­si­to, e il sovrac­co­sto vie­ne sud­di­vi­so su tut­ti i con­su­ma­to­ri attra­ver­so il prez­zo uni­co nazio­na­le del­la Bor­sa elet­tri­ca. Il col­le­ga­men­to farà flui­re in Sici­lia l’abbondante ener­gia più eco­no­mi­ca del Con­ti­nen­te. In media, que­sto scher­zo costa sul­le bol­let­te 600 milio­ni l’anno, e in que­sti anni di con­ti­nui ritar­di e con­ten­zio­si il sovrac­co­sto che abbia­mo paga­to fino­ra si aggi­ra sui 4,5 miliar­di. Altri 700 milio­ni è quan­to ha spe­so fino­ra Ter­na, la Spa dell’alta ten­sio­ne, per rea­liz­za­re qua­si del tut­to la linea rima­sta al palo nume­ro 40. Quin­di, in bol­let­ta fino­ra abbia­mo paga­to cir­ca 5 miliar­di di euro. La nuo­va linea Da una doz­zi­na d’anni Ter­na cer­ca di posa­re, fra oppo­si­zio­ni sedi­zio­se, que­sta nuo­va linea e toglie­re 170 chi­lo­me­tri di vec­chi cavi che, costrui­ti nei decen­ni sen­za rego­la, s’intrecciano in Cala­bria e nel Mes­si­ne­se (87 chi­lo­me­tri sul­la sola spon­da sici­lia­na). Un’ottantina i per­mes­si e le auto­riz­za­zio­ni con­se­gui­ti entro il 2010. 

Dopo ritar­di infi­ni­ti, l’inaugurazione è pre­vi­sta a mesi. La linea col­le­ga Riz­zì­co­ni (Reg­gio Cala­bria) con Sor­gen­te (Mes­si­na) dove c’è la vec­chia gran­de cen­tra­le A2A di San Filip­po del Mela. Non pas­sa nel­lo Stret­to: con cavi sot­to­ma­ri­ni, evi­ta le cor­ren­ti e le asprez­ze dei fon­da­li fra Reg­gio e Mes­si­na e cor­re nel Tir­re­no. Il palo nume­ro 40 Nel trat­to a ter­ra la linea pas­sa vici­no a Sapo­na­ra, già feu­do dei prin­ci­pi di Tre­ca­sta­gni e degli Allia­ta, 4mi­la abi­tan­ti che nel 2011 subi­to­no una colos­sa­le allu­vio­ne che ucci­se tre per­so­ne. Lì, su un fian­co del mon­te Rau­nu­so, c’è il pilo­ne nume­ro 40. Cen­ti­na­ia di denun­ce inu­ti­li e ricor­si stru­men­ta­li sono sva­po­ra­ti nel nul­la, tran­ne uno: una denun­cia dell’associazione Man (Medi­ter­ra­neo natu­ra) di due anni fa ha tro­va­to ter­re­no fer­ti­le nel­la Pro­cu­ra di Mes­si­na, che in feb­bra­io ha aper­to un’inchiesta pena­le e ha seque­stra­to il palo, e nel Tri­bu­na­le di Mes­si­na, che nei gior­ni scor­si ha asse­ve­ra­to la deci­sio­ne dei col­le­ghi.

Il moti­vo? Il pilo­ne non va bene per il Pia­no del pae­sag­gio adot­ta­to dopo (si badi bene: dopo) le auto­riz­za­zio­ni. Così la Pro­cu­ra ha aper­to un’inchiesta con­tro Ter­na e con­tro la dit­ta che sta posan­do i cavi. E con­tro la Sovrin­ten­den­za ai beni cul­tu­ra­li, accu­sa­ta di aver appro­va­to il pilo­ne pri­ma che esi­stes­se il pia­no del pae­sag­gio. Così, fin­ché non si sbloc­che­rà il lavo­ro, i mes­si­ne­si vivran­no a fian­co del­le vec­chie linee elet­tri­che che sfio­ra­no le case, e tut­ti gli ita­lia­ni paghe­ran­no i 600 milio­ni in più l’anno