«Via la cittadinanza a chi offende». Cusumano chiede ai sindaci calabresi l’istituzione di un registro simbolico

Giovanna Cusumano

Fran­ce­sco Sir­gio­van­ni Quo­ti­dia­no del Sud SAN LUCA – Il bacia­ma­no al boss Giu­sep­pe Gior­gi, arre­sta­to qual­che gior­no fa dopo cir­ca 23 anni di lati­tan­za, con­ti­nua a indi­gna­re. L’immagine del vici­no di casa che aspet­ta fuo­ri dal palaz­zo che esca il mam­ma­san­tis­si­ma di San Luca, per dimo­strar­gli la pro­pria vici­nan­za, e che poi, spu­do­ra­ta­men­te, davan­ti ai Cara­bi­nie­ri gli strin­ge la mano, s’inchina e bacia la mano del “Capra”, cau­sa tan­ti cona­ti. Mol­te le rea­zio­ni, qual­che pole­mi­ca pure, men­tre pren­de slan­cio sul web la discus­sio­ne sul­la pos­si­bi­li­tà di “rimuo­ve­re” la cit­ta­di­nan­za a tut­ti i sog­get­ti che adot­ta­no o aval­la­no atteg­gia­men­ti ndran­ghe­ti­sti.

La sin­go­la­re ini­zia­ti­va è di Gio­van­na Cusu­ma­no, un avvo­ca­to di Reg­gio Cala­bria, già pre­si­den­te del­la Com­mis­sio­ne pari oppor­tu­ni­tà del­la Regio­ne. Sul­la sua pagi­na face­book, si mol­ti­pli­ca­no i com­men­ti e i “mi pia­ce” al post del­la Cusu­ma­no che “lan­cia” l’idea di “una peti­zio­ne che pre­ve­da l’espulsione dal­la Cala­bria per colo­ro i qua­li con que­ste ‘pro­dez­ze’ ci fan­no ver­go­gna­re di esse­re cala­bre­si”. E la stes­sa espo­ne la sua idea:”Chiedere ai sin­da­ci dei Comu­ni cala­bre­si l’istituzione di un regi­stro sim­bo­li­co in cui si rimuo­ve la cit­ta­di­nan­za a quei sog­get­ti che adot­ta­no e/o aval­la­no atteg­gia­men­ti ndran­ghe­ti­sti”. Pas­sa qual­che ora e la pagi­na social è un con­ti­nuo dive­ni­re. “Per­ché non si ripe­ta più il più bece­ro dei bacia­ma­no o il più vile degli applau­si che, spes­so alle nostre lati­tu­di­ni, seguo­no all’arresto di pre­sun­ti ndran­ghe­ti­sti e per una Cala­bria libe­ra” – scri­ve l’avvocato – rivol­ge l’invito a fare par­te del costi­tuen­do comi­ta­to ‘No Cit­ta­di­nan­za Cala­bre­se’ per avan­za­re la pro­po­sta dell’iniziativa alle ammi­ni­stra­zio­ni comu­na­li del­la Cala­bria.

Una pro­po­sta sim­bo­li­ca e pro­vo­ca­to­ria non a tor­to. Esse­re cit­ta­di­ni ita­lia­ni signi­fi­ca ave­re dirit­ti e dove­ri costi­tu­zio­na­li: col­la­bo­ra­re al pro­gres­so mate­ria­le e spi­ri­tua­le del­la nazio­ne. Non ci può esse­re posto tra i cit­ta­di­ni per i mafio­si. Sareb­be cosa buo­na e giu­sta non con­ti­nua­re a garan­ti­re la cit­ta­di­nan­za a colo­ro che fan­no del male, ucci­do­no, cor­rom­po­no e gua­da­gna­no sul­la cor­ru­zio­ne, rag­gi­ra­no, inter­ra­no rifiu­ti tos­si­ci, pro­vo­ca­no incen­di dolo­si, ruba­no, minac­cia­no, taglieg­gia­no, imbrut­ti­sco­no una ter­ra che fan­no fin­ta di ama­re. Non sareb­be affat­to male se agli ndran­ghe­ti­sti ecce­te­ra, oltre che toglie­re i beni, i figli, toglies­se­ro tut­to ciò che offre il dirit­to di cit­ta­di­nan­za, a comin­cia­re dal gene­ro­so “wel­fa­re sta­te”, ovve­ro sani­tà, pre­vi­den­za e assi­sten­za socia­le, pen­sio­ni di inva­li­di­tà, case popo­la­ri e tan­to altro anco­ra.

Sicu­ra­men­te l’iniziativa par­ti­ta da Gio­van­na Cusu­ma­no per il momen­to assu­me un valo­re sim­bo­li­co, anche per­ché la deca­den­za dal­la cit­ta­di­nan­za ita­lia­na fino­ra vie­ne limi­ta­ta dal­la legi­sla­zio­ne in vigo­re in due ipo­te­si tas­sa­ti­ve diver­se o per rinun­zia espres­sa dell’interessato. La peti­zio­ne potreb­be ave­re però un effet­to non meno impor­tan­te, quel­lo di risve­glia­re con­cre­ta­men­te le coscien­ze, infon­de­re corag­gio per emar­gi­na­re feno­me­ni come quel­lo del “bacia­mo le mani” al boss di tur­no, com­por­ta­men­ti “bar­ba­ri”, non degni di un vero “cit­ta­di­no”.

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