Voto di scambio con la ndrangheta. In appello dimezzata la pena all’ex assessore lombardo Zambetti

MILANO – Condanne ridimensionate e anche dimezzate al processo in appello a Milano sulle presunte infiltrazioni della ndrangheta in Lombardia nel quale l’ex assessore regionale Domenico Zambetti è accusato di aver comprato, per 50 euro ciascuno, 4000 voti dai clan per le elezioni amministrative del 2010 dove, poi, venne eletto con circa 11 mila preferenze. Così oggi per lui e per Ambrogio Crespi, fratello di Luigi l’ex sondaggista di Silvio Berlusconi al tempo del contratto con gli italiani, grazie alla concessione delle attenuanti generiche, le condanne inflitte nel febbraio 2017 dal Tribunale sono state ridotte alla metà o quasi.

Per il politico si è passati dai 13 anni e mezzo ai 7 anni e mezzo e per Crespi dai 12 anni ai 6 anni di reclusione. Il giudici, presieduti da Oscar Magi, hanno assottigliato la pena inflitta a Ciro Simonte, pure lui ritenuto vicino alle cosche, che da 11 anni è scesa a 8 anni e rideterminato quella per Eugenio Costantino, ritenuto referente della cosca Di Grillo-Mancuso: 4 anni e 4 mesi in continuazione con i circa 11 anni, definitivi, per un un procedimento parallelo per sequestro di persona, hanno portato a 15 anni, 5 mesi e 10 giorni complessivi contro i 16 decisi in primo grado un anno e mezzo fa. La Corte, che depositerà le motivazioni entro 90 giorni, ha però confermato le condanne a risarcire in solido il Comune di Milano per un importo di 650 mila euro, la Regione Lombardia per una cifra di 875 mila euro e 350 mila euro all’Aler.

“Sono una vittima e non il carnefice. Dovevo essere assolto perché non ho fatto nulla. Speravo di chiuderla qui, con il processo in appello”, ha commentato a caldo l’ex assessore accusato di voto di scambio, corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa. Occhi lucidi per la rabbia, ha espresso il suo rammarico per la sentenza che di certo impugnerà. E vista la forte riduzione della condanna ha aggiunto: “abbiamo capito che qualcosa non ha funzionato nel giudizio di primo grado”. Crespi, invece, ha affermato di credere “ancora nella giustizia, sono innocente. Cercherò di riprendermela andando in Cassazione. Se la giustizia ha un suo corso – ha sottolineato – lo rispetto ma non lo condivido”. I suoi difensori, gli avvocati Marcello Elia e Giuseppe Rossodivita, hanno parlato di verdetto “sbagliato. Andremo in Cassazione – sono le loro parole affidate ad un comunicato stampa – e se non bastasse a Strasburgo, e non bastasse ancora chiederemo la revisione del processo. Lo stato italiano avrà a che fare con Ambrogio Crespi fino a che non verrà riconosciuta la sua estraneità dagli infamanti fatti a lui contestati”.

 

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