Woodcock “parte lesa” in un processo a Catanzaro

Simone di Meo Ilgiornale.it via Dagospia.com A ROMA, Henry John Woodcock è indagato per rivelazione di segreto e con lui c’è sotto inchiesta anche la compagna Federica Sciarelli, che ne sarebbe stata il tramite. A Catanzaro, invece, Henry John Woodcock è parte lesa in un processo per calunnia e abuso d’ufficio, che ha particolari e sorprendenti punti di contatto con quel che sta accadendo attorno al fascicolo Consip e alla sua gestione. Un processo nato come reazione alle lettere anonime di un «corvo», che aveva ingiustamente accusato Woodcock di aver passato notizie riservate proprio alla conduttrice Rai e a Michele Santoro, all’epoca teletribuno di «Annozero». È l’ inchiesta «Toghe Lucane bis», costola di un precedente omonimo procedimento, istruito, sempre a Catanzaro, dall’ allora pm d’assalto Luigi de Magistris, che si concluse con trenta archiviazioni su trenta indagati. Un «mostro giudiziario» di 200mila pagine, quello dell’ attuale sindaco partenopeo, che ipotizzava l’esistenza di una cupola massonica in grado di ostacolare gli accertamenti dei colleghi di Potenza.

Giggino ci aveva lavorato per qualche tempo, mescolando, come sua abitudine, un po’ di tutto: non solo le presunte manovre di delegittimazione, ma pure un po’ di misteri ad alto contenuto mediatico, come la scomparsa di Elisa Claps, uccisa a sedici anni, e il duplice omicidio dei coniugi Giuseppe Gianfredi e Patrizia Santarsiero, e quello dei fidanzatini di Policoro, Luca Orioli e Mariarosa Andreotta. Una maionese giudiziaria impazzita, che, infatti, morì di morte naturale una volta approdata davanti a un giudice. Nel nuovo filone, che oggi è arrivato alle battute finali con la richiesta di 14 anni di carcere per otto dei dieci imputati, la trama di fondo è quasi la stessa: il capo d’imputazione suppone che a Woodcock e ad altri magistrati inquirenti della procura del capoluogo lucano sarebbero state contestate dai superiori false violazioni procedurali finalizzate a minarne il lavoro investigativo e a favorire un certo establishment fatto di uomini d’affari, politici, imprenditori e faccendieri allarmati dalle continue indagini sul loro conto.

Secondo la ricostruzione dei pubblici ministeri calabresi, competenti a indagare sul distretto giudiziario lucano, Henry John sarebbe finito nel mirino di questa «cricca», di cui farebbero parte tra gli altri il procuratore generale facente funzione di Potenza Modestino Roca, l’ex appartenente ai Servizi segreti Nicola Cervone e l’ex pg aggiunto Gaetano Bonomi, per una serie di scoop pubblicati con tempismo sospetto da organi di stampa locali e nazionali. Nel maggio dello scorso anno, la Sciarelli indicata dagli anonimi come destinataria delle «confidenze» di Woodcock è stata sentita in aula come teste; e ha ribadito di non aver mai ricevuto da lui atti o intercettazioni. Si è anzi lamentata dei modi spicci di un magistrato donna che l’ aveva sentita in redazione come persona informata dei fatti. In uno dei plichi arrivati negli uffici giudiziari lucani, erano allegati anche i tabulati telefonici dei due. Una pista quella dell’ amicizia tra il sostituto procuratore e la conduttrice di Chi l’ha visto? che avrebbe dimostrato, secondo i mittenti, le violazioni di legge commesse da Woodcock.

La prima lettera, risalente al 2009, era stata firmata da un tale «signor Sicofante» e additava il pm con l’Harley Davidson di aver spifferato ai cronisti-amici informazioni top secret e per dimostrarlo allegava dati estrapolati dai contatti telefonici di un collaboratore del pm anglo-napoletano. Questi, peraltro, era finito a sua volta sotto inchiesta per un precedente esposto anonimo, perché sospettato di utilizzare il telefonino di servizio per motivi personali. Una guerra di fango e veleni, combattuta senza esclusione di colpi, che è giunta in tribunale con alcuni reati già prescritti. E con una constatazione di fondo: già nel 2009, qualcuno associava scoop giornalistici alla Sciarelli e a Woodcock.

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