Xylella, Bruxelles a pm di Lecce: “Dati non sbagliati, avanti con taglio degli ulivi”. Ma i test furono condotti in serre bucate

drit­to sull’emergenza Xylel­la, nono­stan­te l’alt del­la Pro­cu­ra di Lec­ce: la Com­mis­sio­ne euro­pea “non ha al momen­to alcu­na indi­ca­zio­ne del fat­to che l’Italia le avreb­be comu­ni­ca­to dati sba­glia­ti”, ha det­to il por­ta­vo­ce dell’Esecutivo comu­ni­ta­rio per l’Ambiente, la Salu­te e la Sicu­rez­za ali­men­ta­re, Enri­co Bri­vio. Dun­que, avan­ti con le pro­ce­du­re di era­di­ca­zio­ne del bat­te­rio, com­pre­se quel­le di abbat­ti­men­to degli uli­vi. “Se gli albe­ri sono sot­to seque­stro, non si pos­so­no toc­ca­re”, si met­te di tra­ver­so il pre­si­den­te del­la Regio­ne Puglia, Miche­le Emi­lia­no, che ha chie­sto ai pm di esse­re ascol­ta­to come per­so­na offe­sa e di acqui­si­re il decre­to di seque­stro e le con­su­len­ze alle­ga­te per inviar­le a Bru­xel­les. In quel­le car­te, tra le varie pro­ve rac­col­te, c’è qual­co­sa di cla­mo­ro­so: i test di pato­ge­ni­ci­tà, vale a dire la pro­va del nove del rap­por­to di cau­sa-effet­to tra Xylel­la e dis­sec­ca­men­to del­le pian­te, sono sta­ti con­dot­ti in ser­re buca­te, non a nor­ma, e sono sta­ti avvia­ti cin­que mesi pri­ma dell’autorizzazione rila­scia­ta dall’Osservatorio fito­sa­ni­ta­rio nazio­na­le. L’Ue: “Le misu­re van­no attua­te” – Quel­la di Bri­vio è la rispo­sta impli­ci­ta alle paro­le del pro­cu­ra­to­re capo: “Non voglio dire che l’Ue sia sta­ta ingan­na­ta, ma ha rice­vu­to una fal­sa inter­pre­ta­zio­ne dei fat­ti. E’ sta­ta trat­ta in erro­re da quan­to è sta­to rap­pre­sen­ta­to con dati impro­pri e non del tut­to esat­ti”, ave­va det­to Catal­do Mot­ta, nel­la con­fe­ren­za stam­pa di saba­to mat­ti­na.

xylella rami secchi ulivo

“La Com­mis­sio­ne euro­pea non com­men­ta le inchie­ste giu­di­zia­rie in cor­so”, ha repli­ca­to il por­ta­vo­ce dell’Esecutivo comu­ni­ta­rio, ricor­dan­do che due set­ti­ma­ne fa l’Ue ha mes­so in mora l’Italia per non aver pie­na­men­te rea­liz­za­to il pia­no con­tro la Xylel­la. “E’ mol­to impor­tan­te che que­ste misu­re sia­no attua­te“, ha riba­di­to, poi­ché, lad­do­ve si è dif­fu­sa, “la Xylel­la è uno dei pato­ge­ni del­le pian­te più peri­co­lo­si, con un enor­me impat­to eco­no­mi­co sull’agricoltura”. Come ammes­so dal­lo stes­so Bri­vio, “resta da capi­re pie­na­men­te il ruo­lo spe­ci­fi­co svol­to dal­la Xylel­la e le sue impli­ca­zio­ni” nel­la dif­fu­sio­ne del­la sin­dro­me del dis­sec­ca­men­to rapi­do degli uli­vi in Salen­to; tut­ta­via, il bat­te­rio “è sta­to tro­va­to in pian­te gio­va­ni che mostra­va­no i segni del­la sin­dro­me e che non ave­va­no altri pato­ge­ni”. Dun­que, nes­sun pas­so indie­tro su quan­to det­ta­to da Bru­xel­les nel­la deci­sio­ne di ese­cu­zio­ne di mag­gio e rece­pi­to dal Mini­ste­ro del­le Poli­ti­che agri­co­le e dal com­mis­sa­rio straor­di­na­rio Giu­sep­pe Sil­let­ti, anche lui tra i die­ci inda­ga­ti. I prov­ve­di­men­ti pre­ve­do­no la rimo­zio­ne degli albe­ri infet­ti e del­le pian­te poten­zia­li ospi­ti in un rag­gio di cen­to metri, nei foco­lai fuo­ri dal­la pro­vin­cia di Lec­ce, soprat­tut­to nel Brin­di­si­no. Tagli con­ge­la­ti, per il momen­to, pri­ma dal Tar Lazio e ora dal­la Pro­cu­ra.

silletti xylella ulivi

La Pro­cu­ra: “Pia­no per dra­sti­ca e siste­ma­ti­ca distru­zio­ne del pae­sag­gio” – Eppu­re, per gli inqui­ren­ti a tra­bal­la­re è l’impianto stes­so su cui si fon­da­no i pia­ni di con­te­ni­men­to del bat­te­rio. La con­su­len­za alle­ga­ta al decre­to “ha posto in serio dub­bio – han­no scrit­to i pm – l’attendibilità del­le con­clu­sio­ni scien­ti­fi­che rap­pre­sen­ta­te all’Europa e che han­no costi­tui­to il pre­sup­po­sto del­le deter­mi­na­zio­ni assun­te sia a livel­lo euro­peo che a livel­lo nazio­na­le”. Il rife­ri­men­to è soprat­tut­to alla pre­sen­za di più cep­pi, e non di uno solo, di Xylel­la sul ter­ri­to­rio: alme­no nove, segno di una pre­sen­za del pato­ge­no sul ter­ri­to­rio “da 15–20 anni”, così tan­ti da non poter giu­sti­fi­ca­re, secon­do la Pro­cu­ra, lo sta­to di emer­gen­za. I pro­to­col­li da qua­ran­te­na, a suo avvi­so, sono sta­ti tra­dot­ti in un “pia­no di inter­ven­ti uni­vo­ca­men­te diret­to alla dra­sti­ca e siste­ma­ti­ca distru­zio­ne del pae­sag­gio salen­ti­no, ben­ché costi­tui­sca ormai dato incon­fu­ta­bi­le che l’estirpazione del­le pian­te non è asso­lu­ta­men­te ido­nea né a con­te­ne­re la dif­fu­sio­ne dell’organismo noci­vo né a impe­di­re la dif­fu­sio­ne del dis­sec­ca­men­to degli uli­vi né tan­to­me­no a con­tri­bui­re in alcun modo al poten­zia­men­to del­le dife­se immu­ni­ta­rie del­le pian­te inte­res­sa­te”.

silletti xylella ulivi

I test nel­le ser­re buca­te e sen­za auto­riz­za­zio­ni – Cuo­re del­le inda­gi­ni resta l’assenza di un dimo­stra­to nes­so di cau­sa­li­tà tra Xylel­la e dis­sec­ca­men­to degli uli­vi. Ad appu­rar­lo dovran­no esse­re i test di pato­ge­ni­ci­tà svol­ti dal Cnr di Bari. Ma qua­li? È su que­sto che, dal­le car­te dell’inchiesta, emer­ge uno dei det­ta­gli più pesan­ti: quel­le pro­ve sono sta­te con­dot­te all’interno di ser­re non a nor­ma. Il 5 novem­bre scor­so, infat­ti, la poli­zia giu­di­zia­ria e uno dei con­su­len­ti tec­ni­ci del­la Pro­cu­ra han­no fat­to un sopral­luo­go nel viva­io dell’Arif (Agen­zia regio­na­le per le risor­se irri­gue e fore­sta­li), in con­tra­da Li Fog­gi, a Gal­li­po­li, cul­la dell’infezione. È quel­lo uno dei luo­ghi in cui sono sta­te mes­se a dimo­ra nume­ro­se pian­ti­ne di varie spe­cie, nel­le qua­li Xylel­la è sta­ta vei­co­la­ta median­te infe­zio­ne natu­ra­le da par­te del vet­to­re e ino­cu­lo arti­fi­cia­le del bat­te­rio. I risul­ta­ti sono desti­na­ti, mol­to pro­ba­bil­men­te, ad esse­re inva­li­da­ti: “La rete del­la ser­ra pre­sen­ta­va una gros­sa fes­su­ra che ne per­met­te il con­tat­to diret­to con l’esterno e che per­tan­to non è garan­ti­to l’isolamento tota­le del­le pian­te in essa allo­ca­te per la spe­ri­men­ta­zio­ne”. Non una sot­ti­gliez­za, dun­que. Tra l’altro, quel­le pro­ve sono ini­zia­te a par­ti­re dal 4 luglio 2014, men­tre il Cnr è entra­to in pos­ses­so del­la neces­sa­ria auto­riz­za­zio­ne alla deten­zio­ne e mani­po­la­zio­ne del pato­ge­no da par­te del Ser­vi­zio fito­sa­ni­ta­rio nazio­na­le solo il 16 dicem­bre 2014.